“Fritelle piene di vento: fritelle che pareranno piene e saranno vode”: romanticissima definizione dei crostoli o galani che è apparsa per la prima volta nell’ Opera Nova chiamata Epulario (Venezia, 1518), scritta da Giovàne de Rosselli. E siccome siamo in pieno Carnevale non potevo non prepararne qualcuno, giusto per illuminare l’ennesima giornata uggiosa. In realtà i galani sono delle losanghe mentre i crostoli sono dei nastri larghi 4 cm annodati tra loro.
Galani o crostoli
Ingredienti
300 gr di farina 00, 60 gr. di zucchero semolato aromatizzato alla vaniglia, 2 uova, 60 gr di burro chiarificato, un bicchierino di Torcolato di Breganze, 1/2 bicchiere di latte crudo, un pizzico di sale, olio di semi di soia per friggere (anticamente si usava lo strutto) e dello zucchero a velo o semolato per la decorazione. Si può anche aromatizzare con lo scorza grattugiata di un limone non trattato.
Procedimento
Nella planetaria, con la frusta a gancio, mettere tutti gli ingredienti e lavorarli a lungo fino ad ottenere una palla compatta.
Lasciarla riposare mezz’ora avvolta nella pellicola e poi tirarla con il matarello o con la sfogliatrice, cercando di ottenere delle sfoglie sottili sottili. Tagliare delle losanghe con una rotella dentellata, incidendo 2 volte anche i rettangoli così ottenuti al centro, in modo da evitare l’avvitamento durante la cottura, e friggerli nell’olio bollente fino alla doratura. Lasciar assorbire l’olio in eccesso con della carta da cucina e decorarli, freddi, con lo zucchero a velo o semolato.
E’ un impasto semplice con una regola base ben definita: burro e zucchero nella medesima quantità, ciascuna della metà del peso delle uova e la farina và dosata secondo la consistenza
dell’impasto.
Ma come vi travestirete quest’anno? Dovete sapere che grazie all’infinita bontà ed estrema qualità della gastronomia nazionale ho ricevuto un dono davvero prezioso: 6 metri di seta rosa (anche se è un colore che le donne sposate non dovrebbero indossare) da drappeggiare (e qui sta il bello!) in un sari davvero elegante. Un regalo inatteso per essere riuscita a far pervenire a Mombay, ad un party di nozze di una conoscente che ha sposato il figlio di un Marajà, una forma di parmigiano
reggiano, senza allertare i servizi di sicurezza dell’ex colonia di Sua Maestà Britannica!
Ora dovrei solo riuscire a trovare una t-shirt rosa (che dovrebbe sostituire il corpetto detto anche Choli) , una sottogonna (per riuscire a drappeggiare e fissare con le spille da balia il sari) ed un po’ di hennè rosso (o matita per le labbra) per evidenziare il Sesto Chackra, o Ajna, il “Terzo Occhio”, centro del Comando, della Conoscenza e della Saggezza Interiore e poi sarò una vera signora indiana….se solo non fosse il freddo gennaio dell’Europa continentale….;-)
13 ingredienti:
Grazie per essere passati a trovarmi e benvenuti nella mia cucina!