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I Picai del Recioto, acini dolci come una bella storia d'amore

Una splendida e frizzante domenica di fine gennaio, gli ultimi preziosi grappoli di Garganega messi ad appassire appesi, i "Picai" appunto, le risate e l'energia dei bimbi delle scuola primarie dei paesi di Montorso Vicentino, Gambellara, Montebello Vicentino e Zermeghedo che si sono combattuti senza risparmiarsi in una chiassosa e sorridente gara di spremitura, le salaci battute dell'Anonima Magnagatti, una villa palladiana che un'attenta amministrazione comunale sta risvegliando da un lungo oblio e la rievocazione di antiche tradizioni contadine che scaldano il cuore.

Tutto questo è stato "I Picai del Recioto" un evento organizzato dal Consorzio Tutela Vini Doc Gambellara e dalla Strada del Recioto e dei vini Gambellara doc, supportati dal magico team di Studio Cru che mi hanno coinvolta e avvolta nei saperi e nei sapori che fino a qualche tempo fa rischiavano di scomparire. 
Illuminata è stata a scelta di coinvolgere gli alunni delle scuole elementari che si sono sfidati con la forza dei polpacci e dei sorrisi nel pigiare in grandi catini di plastica le uve di Gambellara, raccolte alla fine della stagione e lasciate appassire appese dai soffitti delle abitazioni, circondati dal tifo di familiari e amici. Per un attimo mi sono sentita sul set del bellissimo e struggente film di Ermanno Olmi, "L'albero degli zoccoli", consapevole della fatica che alla fine dell'ottocento scandiva la vita di donne e uomini. Fatica non molto diversa da quella che, a cento anni di distanza, ha ugualmente segnato alcune delle mani e dei volti delle persone che indossavano pesanti tabarri, dure galosce e vezzosi coprispalle lavorati all'uncinetto.

I Picai sono arrivati a bordo di scoppiettanti trattori Landini e poi in mezzo al pubblico scendendo dalla bianca scalinata della villa palladiana Da Porto Barbaran. Chissà se nel 1524, quanto l'antico proprietario Luigi Da Porto, mentre scriveva la novella intitolata "Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti", piluccava qualche acino appassito, lasciando perdere lo sguardo tra i filari delle viti che l'autunno e il sole al tramonto infiammavano. Io credo di si, altrimenti non sarebbe stato così ben inspirato nello scrivere per primo dell'amore tra Giulietta e Romeo. 
Amore che, come tutti quelli contrastati, è il solo destinato all'eternità.

I grappoli di Gambellara che daranno vita al Recioto, vendemmia 2011

I costumi

i trattori



La mattinata si è conclusa con la premiazione dei viticolori in erba e con la promessa di ritrovarci fra un anno per condividere nuovamente una mattinata ricca di risate e di sorrisi.


La giornata è poi proseguita di bene in meglio nel senso che grazie all'abilità, alla curiosità, all'amore per il territorio e per i suoi frutti di Maurizio Nori, chef del ristorante "Giulietta e Romeo" a Montorso, ho avuto il piacere di assaggiare per la prima volta le "composte" di Montorso.


la breasola con la riduzione di Gambellara e il risotto di Burlino con la gelatina di Clinto 


Il coniglio di  San Biagio con il purè di Monte Fado (una tipologia di tubero dei colli vicentini) e la composta 

La composta è una tecnica di conservazione delle verze, analogo a quello utilizzato per conservare i crauti, con la sola differenza che mentre per i secondi il liquido utilizzato è l'aceto per le prime viene utilizzata la "graspia o "vin piccolo, il prodotto di una terza diluizione del medesimo. Vengono così conservate per 40 giorni  in barile, scolate e poi cotte. La composta è diventato prodotto DE.CO (prodotti a Denominazione Comunale della provincia di Vicenza), le si trova solo a Montorso dove la passione, e anche un po'  la testardaggine di Maurizio, ha convinto i contadini di questo paese di poco più di 3000 abitanti a coltivare le verze nei loro orti e ad esserne adeguatamente retribuiti.
"Pensa che regalo le piantine e poi pago le verze rosse un euro al chilo e quando mi dicono "Vada che go fato a' graspia per le composte" io mi sento ripagato di tutto!"


Il famoso uovo di Colombo! Le nostre campagne vanno seguite e coltivate con amore, tanto entusiasmo e un pizzico di follia e loro restituiranno conoscenza ed emozione. Ma per fare questo bisogna tornare a considerare il lavoro del contadino fondamentale per la salvaguardia non solo di una memoria storica, madre della nostra storia contemporanea, ma soprattutto di quel territorio che una sciagurata incuria, chiamata anche "boom economico" solo 40 anni fa, ha trasformato da madre amorevole a matrigna crudele.


Si è chiuso in bellezza pardon in dolcezza: quattro dolci, tra cui due tipici come il dolce di San Biagio e il Brasadelo (recuperata la ricetta, provata e nei prossimi giorni ne assaggeremo una fetta insieme) abbinati a quattro tipi diversi di Recioto prodotti da quattro aziende agricole locali. In attesa che il Gambellara Vin Santo doc possa presto essere goduto da tutti.

Segnatevi la data e soprattutto cogliete l'occasione di trascorrere una domenica visitando queste terre, le cantine (e di una in particolare ve ne parlerò nei prossimi giorni) e gli operatori enogastronomici che la vivacizzano. 
Perchè ad essere buoni c'è più gusto.

4 ingredienti:

  1. bellissimo racconto!!!
    nella zona in cui abito io c'è un vitigno autoctono, l'erbaluce, ed è meraviglioso visitare le passitaie dove appunto vengono messi ad appassire i grappoli per poi produrne un nettare: il passito!

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    1. Grazie Salamander, mi piacerebbe sapere qualcosa di più di questo vitigno autoctono. Potresti illuminarci in proposito? Grazie di cuore :)

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  2. eccoooooo!!!!!
    questo me lo tengo per stasera!!!

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