Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

Petra, la farina che uso

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"Tutto nella vita è altrove, e ci si arriva in auto." Elwyn Brooks White


La Bepa non c'è più.
E' salita sopra una bisarca in compagnia di uno squadrato Mercedes nero, di quelli tanto in voga negli anni 90', stessa età della mia Bepa, appunto. Quasi un appuntamento al buio, nel freddo pungente di queste giorni che trasforma la bruma in ghiaccio.
E' salita con la stessa eleganza di sempre, con il motore che ruggiva miagolando quasi a voler mitigare la sua potenza.


Eravamo insieme da quattro anni anche se effettivamente era entrata nella mia vita nel marzo del 1999. Negli anni in famiglia si era passati dalla Fiat 600 all'850, dalla Ford Escort alla Taunus e quindi il passaggio ad un marchio tedesco fu quasi d'obbligo: Bmw 520I serie Eletta, grigio chiara, interni in pelle nera e calda radica. Credo che papà salutasse prima lei al mattino che il resto della famiglia  e, del resto, ci sono momenti nella vita delle persone in cui è dagli oggetti e dalla loro inossidabile funzionalità che si ricevono maggiori soddisfazioni. Bella, indubbiamente.

Era la macchina del nonno Ciro, quella in cui il sederino di Edoardo si sentiva particolarmente a proprio agio. Sempre pulita, sempre ordinata, con il bagagliaio così ampio che ci si poteva nascondere dentro e con le porte anche per accedere ai sedili posteriori, sopra i quali si poteva schiacciare un pisolino durante il tragitto asilo-casa oppure scuola-casa, quando appunto le visite dei nonni diventavano una sorpresa pomeridiana.


Cinque anni fa Enrica è diventata maggiorenne e con la patente il suo incontenibile desiderio di mobilità si scontrò con il fatto che a disposizione c'era solo la mia Punto dal bagagliaio che sembrava una perenne fiera del baratto. Di acquistare auto nuove non se ne parlava e siccome mia madre aveva deciso che mio padre stava invecchiando mi propose l'acquisto della Bepa: "Noi ci prendiamo un'auto più piccola e più alta così tuo papà sarà più sicuro alla guida". Il quale provò a resistere un po': passare da una berlina tedesca ad un mezzo giapponese era una resa alla globalizzazione ma mamma aveva deciso e così Bepa entrò a far parte della mia vita.

Nel frattempo il sederino di Edoardo era diventato un po' più sostanzioso eliminando così la necessità del seggiolino: era passato di categoria e quindi aveva acquisito il diritto di sedere davanti, a fianco a me. E si vedeva che questa cosa gli piaceva tantissimo: sono poche le mamme che girano con l'auto da vecchio commendatore e che riescono a trasformare il bagagliaio di una prestigiosa berlina nell'edizione allargata della fiera del baratto.
E così sono trascorsi quattro anni, macinando chilometri ed orgasmi, quelli del benzinaio ogni volta che andavo a fare il pieno. Eh si, perchè la Bepa era una signora abituata a lussi che in piena crisi finanziaria sono sostenibili da pochi come consumare benzina in modo smodato, neanche fosse Marilyn con lo Chanel N°5.


"Guidare senza l'aria condizionata consuma il 20% in meno di carburante". Perfetto, del resto si era rotto anche il compressore e potevo tranquillamente guidare con i finestrini abbassati ma i sedili in pelle nera al 31 di luglio non invitavano di certo all'uso della gonna! E nonostante il suo valore fosse negli anni venuto meno, secondo la Regione Veneto no: il bollo si calcola sui cavalli fiscali anche se nel frattempo sono diventati dei ronzini. La stessa cosa valeva per la manutenzione che nell'ultimo anno da ordinaria era diventata quotidianamente straordinaria: i pezzi di ricambio sono nuovi e costano come tali anche per le auto agè ed anche il mio vecchio meccanico, indubbiamente meno elegante di quelli "ufficiali" che ti spiegavano il motivo di tutti quei zeri nei preventivi con le mani e le t-shirt linde, aveva gettato la spugna: "Sto toco no xe trova gnanca dal ferovecio: te toca ordinarlo novo e costa 1.700 euri". Ai quali si dovevano aggiungere gli 800 dell'assicurazione, i 400 del bollo, i 250 per il compressore dell'aria condizionata, i non so quanti per il galleggiante del serbatoio, quelli dell'impianto a gas....troppi. Troppo.

E così messo l'annuncio su Subito.it e vederla salire sulla bisarca con targa straniera è stato un attimo...chissà dove andrà e quale sederino scalderà con i suoi sedili in pelle. 
Ho nascosto un pacchettino di questi biscotti speziati e profumati come lei nel bagagliaio, ritornato ampio, come fosse un pensiero gentile, un buonaugurio, un ringraziamento.

Buona fortuna Bepa.


Biscotti allo zenzero ed al pepe nero lungo

Ingredienti
350 gr di farina Petra5 (o 00 se non riuscite a trovarla), 150 gr di miele, 150 gr di burro chiarificato, 160 gr di zucchero, 1 cucchiaino raso di bicarbonato, 1 pizzico di sale 1 uovo, 2 cucchiaini di zenzero fresco grattugiato, 1 cucchiaino di pepe nero lungo macinato.

Procedimento
Nella planetaria, o in una ciotola, setacciare la farina con il bicarbonato e il sale, aggiungere lo zucchero e lo zenzero e mescolare con la frusta a foglia unendo anche il burro a tocchetti, il miele con il pepe e per ultimo anche l'uovo. Si otterrà una palla che verrà fatta riposare in frigo per un'ora avvolta nella pellicola.

Stendere l'impasto ed ottenere una sfoglia di 4 mm e con uno stampino non più grande di 3-4 cm di diametro ottenere dei biscotti da disporre sopra una leccarda coperta da carta forno distanziati 5 cm l'uno dall'altro e dai bordi.
Cucinarli nel forno già caldo a 180°per 10'-12'. Lasciarli raffreddare sopra una gratella e conservarli in una scatola di latta.

11 ingredienti:

  1. Perché riesco ad essere sentimentale pur leggendo un post come il tuo? Forse perché mi ritornano in mente ricordi lontani, legati al mio papà?
    Un bacio

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  2. Sei sentimentale perche'il sentimento e' quella linfa che nutre tutte le emozioni che rendono vivo il nostro cuore. Come le vecchie auto dei nostri amati papa'. Un abbraccio.

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  3. Beh, allora io e Stefania qui sopra, possiamo fondare un club, perché il tuo racconto ha scatenato una tale sequela di ricordi che ho una palpebra che mi balla. Come sempre le tue storie sono capaci di scaldarci dentro. Grazie AnnaMaria.
    Pat

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    1. Allora nel club ci entro anch'io! Fin da piccola ho sempre pensato che gli oggetti abbiano un'anima e che se provi a metterti un po' lungo la loro lunghezza d'onda ti raccontare davvero mille e piu' storie. Un abbraccio Patty.

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  4. Bellissimo questo post..grazie per avermi fatto pensare a tanti bei ricordi...
    Mi prendo un biscottino, posso?
    Ciao! Roberta

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    1. Certo Roberta! E sono davvero profumatissimi!

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  5. Ti confesso una cosa. Ho sempre avuto molte difficoltà a lasciar uscire le macchine dalla mia vita, da piccola le vivevo in pieno trasformandole in una seconda casa e poi le chiamavo per nome come tu la Bepa... Che ricordi e che stretta al cuore pensando alla uno verde metallizzato. Un bacio

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    1. Verde metalizzato e' anche I'll colore di un'altra Punto, prima serie, che alla fine della sua storia aveva ben tre chiavi ovvero una diversa per ogni porta :) Un bacio anche a te!

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  6. leggere il tuo post il giorno di San Nicolò fa bene alla vista, al cuore e al palato. Non tutti riescono ad esprimere certi sentimenti nella maniera giusta, un buon biscotto forse addolcisce anche gli orsi, ma sempre orsi rimangono, miele, tanto miele. Tipico dell'orso bruno è il falso attacco: questo atteggiamento consiste nel soffiare e grugnire, dirigendosi minaccioso e con buona andatura dritto verso il nemico. Spesso, però, giunto a pochi metri dall'intruso l'orso bruno si ferma e si siede, per poi girarsi e avviarsi nella direzione da dove è venuto. Sono più pericolosi i gatti.
    Eolo, un orso di mare...

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    1. Quindi dici che questi biscotti piacerebbero anche ad un orso? Magari glieli lascio in un angolino :)

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  7. VOLEVO DIRE..... LEGGERE QUESTO POST IL GIORNO DI SAN NICOLO'. :)

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