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Le Castagnole al forno e qualche ricordo dei travestimenti del Carnevale



"Quando la Mamma vuole farmi un regalo mi porta a Venezia e mi racconta una storia. 
A me piacciono quelle della sua infanzia nella città dove non ci sono le automobili quando, con la Nonna Maria, andavano a zonzo a contare i calzini appesi sulle corde della biancheria, come delle buffe vele che si facevano accarezzare dal vento….e dai coriandoli! Si, perché a Venezia di coriandoli se ne trovano sempre tanti, anche quando il Carnevale è finito da un pezzo, incastrati nelle fessure dei vecchi ponti, quasi giocassero a nascondino tra loro.

La Mamma ha sempre amato molto il carnevale e si è sempre travestita in mille modi, anche perché la Nonna apriva i bauli dove erano conservati gli abiti con i quali da giovane andava a teatro o a ballare. E poi era davvero molto brava con l’ago e con il filo e quindi l’aiutava sempre a confezionare i capi di abbigliamento che disegnavano durante i lunghi pomeriggi che trascorrevano insieme, mentre il sole tramontava sui canali. Così era diventata una specie di regista del  gruppo di amici che lavorava da un anno all’altro per individuare il “tema” e poi costruire costumi e scenografie.

Pensate che un anno si sono vestiti da "Artù e i Cavalieri della Tavola rotonda" e la Mamma, che faceva Lancillotto, si fece l’armatura con le conchiglie che aveva cercato, e fatto cercare a chiunque andasse al mare! 

Un anno decisero di vestirsi da “Vecchia Fattoria” e ognuno scelse un animale della celebre filastrocca: la mamma fece invece la mela! Si, aveva costruito una mela in cartapesta grande come tutto il corpo e le braccia mimavano il vermetto sorridente che entrava ed usciva dalla golosa mela rossa. 

L’anno in cui fu più affascinante fu quando decisero di vestirsi da “Chicago anni ‘20” con tanto di Al Capone, la Pupa del Capo i Gangster cattivi e i Poliziotti buoni Il suo vestito era bellissimo: da Charleston, pieno di frange, si era tagliata i capelli tagliati a caschetto addirittura con la frangia ed era avvolta da una pelliccia finta che sembrava quella di un giaguaro.

Poi un anno di vestirono da “Pantera rosa”: il più alto del gruppo portava un mangiacassette dove a tutto volume veniva riprodotta la celebre sinfonia di Henry Mancini e tutti gli altri dietro che camminavano con il celebre saltello della pantera più simpatica dei cartoni.


Ma l’anno che si ricorda più di tutti fu il 1985: quell’anno decisero di organizzare un immaginario gemellaggio con Rio de Janeiro, altra città dove si festeggia il Carnevale alla grande con una piccola differenza ovvero la latitudine, che consente di godere di temperature miti. Decisero di sfidare la sorte ed il gelo di febbraio e confezionarono costumi molto leggeri, arricchiti con rouches, strascichi, brillantini e coloratissimi turbanti pieni di frutta….e il più alto del gruppo era sempre destinato a portare il registratore per consentire a tutto il gruppo di ballare al ritmo della samba! Peccato che quell’inverno fu il più freddo che si ricordasse a memoria d’uomo e venne giù tanta di quella neve che sembrava non finisse mai. Beh, la Mamma ed i suoi amici andarono lo stesso a festeggiare in Piazza San Marco il giovedì grasso e anche il sabato, la domenica e naturalmente il martedì. E dopo due giorni erano tutti a letto con le febbre e la bronchite. Ma da come le brillano gli occhi quando me lo racconta credo proprio si siano divertiti tantissimo!"

Semel in anno licet insanire” predicava anche Sant’Agostino per giustificare che una volta all’anno all’uomo è consentito impazzire, uscire di senno. In realtà per impazzire s’intendeva trasformarsi, indossare una maschera per partecipare, senza essere riconosciuti, a quei riti collettivi che dal Medioevo in poi vennero tutti uniti nel Carnevale. Un periodo anch’esso dedicato ad auspicare fertili raccolti futuri e per questo motivo ricco di cibo goloso e gustoso, tanto poi ci sarebbe stata la lunga Quaresima a sedare gli animi. Ecco allora che i dolci che si gustano e si scambiano in questo breve periodo sono soprattutto fritti, come le frittelle ed i galani. In questa ricetta invece le Castagnole, non troppo dolci, vengono addirittura cotte al forno così da consentire una preparazione più leggera ed abbinamento goloso, magari con composte di frutta o intinte nel cioccolato.

Difficoltà: facile · Cottura: 15 minuti · Preparazione: 10+60 minuti ·

CASTAGNOLE AL FORNO

Ingredienti
260 g di farina 00
50 g di burro
50 g di zucchero
2 uova bio
1 cucchiaio di grappa (per una ottenere una certa croccantezza)
2 cucchiaini di lievito in polvere per dolci
1 pizzico di sale
1 limone bio
q.b. zucchero a velo per guarnire

Preparazione
In una ciotola mescolare la farina setacciata con il lievito, un pizzico di sale, lo zucchero. Unire le uova, il burro morbido, la scorza del limone e il liquore ed impastare fino ad ottenere una pasta liscia e morbida.
Formare un panetto rettangolare, avvolgerlo con della pellicola e lasciarlo riposare in frigo per un’ora. 
Accendere il forno a 200° statico e coprire la teglia con della carta forno. 
Sagomare l’impasto in tanti salsicciotti, dividerlo in pezzi grandi quanto una castagna, dare una forma di pallina ed adagiarle sopra la teglia. Infornare portando il forno a 190° e cucinare per 15’. 
Sfornare, lasciar raffreddare e cospargere di zucchero a velo prima di servirle o intingerle nel cioccolato fuso per renderle ancora più golose.

3 ingredienti:

  1. Grazie tantissimo Anna per avermi riportato indietro di mille mille anni - ai tempi in cui noi andavamo in maschera e Venezia e si festeggiava nell'asilo parrocchiale (ricordi?) - bellissimi tempi! Noi si che sapevamo divertirci!

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  2. Queste castagnole sono semplicemente fantastiche, Bravissima!!!
    Splendido post, le foto poi...sono bellissime!
    Complimenti sai regalare emozioni... non è da tutti!
    Un caro abbraccio e felice domenica!
    Laura<3<3<3

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  3. Perfette al forno, più leggere e tanto golose!!!!

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