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CANEDERLI DI SPINACINI, ORTICHE E AGLIO URSINO PER #BUONAPPETITOFIORELLINO

A partire dal Trecento compaiono i primi grandi erbari, incredibili raccolte che testimoniano ll’impegno classificatorio che culminò, con l’invenzione della stampa, in opere come L’Herbario Novo di Castore Durante (1529-1590) e Discorsi di Pier Andrea Mattioli sull'opera di Dioscoride di Pietro Andrea Matteoli (1500-1577).


Ma è la cultura popolare legata alla cucina che offre la possibilità di sbizzarrirsi non solo in decotti o tisane ma in veri e propri piatti gourmet: andar per erbe, complice l’arrivo della Primavera, non è solo un modo dare sfogo al proprio spirito bucolico ma un’attività fondamentale per rendere più ricchi da un punto di vista nutrizionale piatti altrimenti poveri. Pissacan, sciopet, carleti, tagliatelle della madonna, barba di capra ed erba di vento finivano trasformati in profumati pesti, ricche frittate e morbidi dessert che non avevano solo lo scopo di nutrire ma anche di prevenire e guarire. Semplici ed umili precursori della scienza nutraceutica.






“Ogni erba che arda in su la ga na so virtù” e “Par ogni malora, sempre erba dentro e fora” sono antichi proverbi veneti che raccontano come la saggezza popolare sapeva trovare un rimedio per ogni malanno, abbassando il proprio orizzonte a quello dell’altezza del terreno di prati e boschi. Nel personale erbario di ognuno di noi non dovrebbe mancare la ricetta di un decotto di foglie di ortica: è un toccasana per contrastare la caduta dei capelli. L’acqua di bollitura della lattuga sarà invece una lozione indispensabile per calmare la pelle sensibile aggredita dal freddo di questi giorni. E per scaldarsi? Una bella tisana preparata con foglie di eucalipto, di menta e qualche bacca di rosa canina, tenute cinque minuti in infusione.


Fitoterapia e nutraceutica anche nella ricetta di oggi dove i fiori eduli sono raccontati come ingrediente e non solo come decorazione: “Buon appetito … Fiorellino “ contest lanciato in occasione dell’annuale manifestazione “Villa Ormond in Fiore”, coordinata dalla Fondazione Villa Ormond Events, che si tiene nella città di Sanremo, vuole raccontare tutto ciò, ricordando la vita e la passione di Libereso Guglielmi, grande appassionato e ricercatore.
Recenti studi hanno stabilito le qualità antiossidanti e antipercolesterolemiche dell’aglio ursino, senza dimenticare che nel pastoralismo balcanico era spesso utilizzato come starter per la produzione di yogurt o latti fermentati.




R - CANEDERLI DI SPINACINI, ORTICHE E AGLIO URSINO
Portata: primo piatto
Dosi per 2 persone
Difficoltà: media
Preparazione: 40’ più il riposo
Cottura: 20’
Vino consigliato: S.Magdalener Alto Adige Doc

Ingredienti
200 g di spinacini freschi
50 g di foglie di ortica fresca
50 g di aglio ursino
qualche petalo di calendula marittima
150 g di pane raffermo tagliato a cubetti
100 g di Parmigiano Reggiano
50 ml di latte intero
50 g di burro
1 uovo bio
20 g di farina 00, setacciata
Sale all’arancio dell’isola di Mothia
Pepe bianco di Sarawak macinato al momento

brodo vegetale ottenuto con la parte verde del porro

Procedimento
Tagliate il pane a dadini e lasciatelo riposare con metà del latte caldo per circa 30’. 
Sbollentate gli spinacini e l’aglio ursino per 1’ in acqua bollente salata, scolate, strizzate e tritate finemente al coltello.
In una ciotola sbattete l’uovo con il latte rimasto, unite una noce di burro sciolto, 50 g di parmigiano reggiano, profumate con il carvi, regole di sale e pepe e versate il tutto nel pane cubettato unitamente al trito di verdure.
Impastate spolverando con la farina ed amalgamando bene, impastando con energia.
Con le mani inumidite formate dei canederli di 3 cm di diametro e lasciateli riposare in frigo fino al momento della cottura (almeno due ore, meglio tutta una notte). 
Lessate i canederli nel brodo vegetale, scolate e conditeli con burro e fuso e parmigiano raggiano rimasti e profumandoli con il pepe macinato al momento.

Un grazie di cuore per la realizzazione di questo insolito contest a Raffaella Fenoglio del blog “Tre civette sul comòEdizioni Zem ed AIFB – Associazione Italiana Food Blogger 


Bibliografia:
il quaderno delle Erbe, della Pro Loco Sarmede - Kellermann Editore, 2012
Atlante gastronomico delle erbe di Andrea Pieroni - Slow Food Editore, 2017
Erbe da mangiare di Luigi Ballarini e Ada De Santis - Mondadori Editore, 2008
Erbe aromatiche e fiori commestibili - Corriere della Sera, 2005
La cuoca selvatica di Eleonora Matarrese - Bompiani, 2018
Piante spontanee utilizzate in alimentazione di Silvano Rodato - G.S. STAMPA, 1989

FRITTATA DOLCE DI MELE ALLA LAVANDA, CUMINO E ROSA MAROCCHINA PER #BUONAPPETITOFIORELLINO




Ludwig Feuerbach asseriva: ”Noi siamo quello che mangiamo” ad indicare che il cibo influenza non solo il fisico ma anche la coscienza ed il modo di pensare. E niente come il rapporto dell’uomo con l’universo vegetale trova conferma nell’affermazione del filosofo, che ha trovato nelle “erbe” soluzioni ai propri bisogni alimentari, sanitari e magici.
Le piante sono state infatti le prime medicine comparse sulla terra, le uniche usate dai nostri antenati ed oggi non si può che essere felici del gran ritorno di questa antica sapienza, per millenni tipicamente femminile.

L’uso delle erbe è stata anche una delle caratteristiche della cucina greca antica dove ritroviamo il mirto, caro ad Afrodite, il lauro, il timo, la maggiorana, il carvi o cumino dei prati, il sedano, a cui veniva richiesto di essere d’aiuto nelle faccende amorose e il più pragmatico finocchio. Il prezzemolo ed il basilico, invece, venivano usati per scacciare gli insetti.


Furono i monaci benedettini che si dedicarono al trattamento di malattie ed alla produzione di distillati, bevande e profumi grazie alla cura dell’Orto dei semplici, un’area sempre presente all’interno del monastero, dedicato alla cura e alla coltivazione delle erbe officinali.
Il termine erbe officinali deriva da “officina” che nel medioevo identificava il laboratorio farmaceutico dove  lo speziale di fino si dedicava alle preparazioni di rimedi medicamentosi, unguenti e profumi. Lo speziale di grosso, invece, si dedicava esclusivamente all’utilizzo ed alla trasformazione delle preziosissime spezie.
   

Ecco allora un dessert che diventa una vera e propria medicina grazie alla presenza del cumino dei prati e della lavanda. Del primo, da non confondere con il cumino romano o il cumino propriamente detto, già citato nell'Antico Testamento e caratteristico dei piatti mediorientali, si raccolgono i frutti (erroneamente definiti semi) alla fine dell'estate, soprattutto nell'arco alpino, nei prati e lungo i margini delle strade di montagna e la nutraceutica gli riconosce di avere qualità antiossidanti, antibatteriche e sopprimenti l'appetito. I fiori della lavanda che ho utilizzato vengono da quei luoghi che da sempre Venezia ha considerato come i propri monti, i Colli Euganei. Nel borgo di Arquà Petrarca, che custodisce la casa del  poeta Francesco, Cristina e Roberto hanno ripreso una coltivazione che dal secondo dopoguerra era stata abbandonata. 


Nel loro splendido lavandeto, che vi consiglio di visitare dalla tarda primavera fino a tutto luglio, questo arbusto spontaneo cresce ed offre i suoi delicatissimi fiori, le cui virtù terapeutiche aiutano a combattere mal di testa, tosse e mal di gola. Infine la mela: “una al giorno”, come recita l’antico adagio, grazie alla sua azione di inibizione dei radicali liberi, gli antiossidanti in essa contenuti contribuiscono a ridurre in modo importante l'invecchiamento cellulare e altri fenomeni degenerativi.


Fiori eduli quindi come ingrediente e non solo come decorazione: “Buon appetito … Fiorellino“ contest lanciato in occasione dell’annuale manifestazione “Villa Ormond in Fiore”, coordinata dalla Fondazione Villa Ormond Events, che si tiene nella città di Sanremo, vuole raccontare tutto ciò, ricordando la vita e la passione di Libereso Guglielmi, grande appassionato e ricercatore.


Un grazie di cuore per la realizzazione di questo insolito contest a Raffaella Fenoglio del blog “Tre civette sul comò, Edizioni Zem ed AIFB – Associazione Italiana Food Blogger 

R - FRITTATA DOLCE DI MELE ALLA LAVANDA, CUMINO E ROSA MAROCCHINA
Portata: dessert
Dosi per 2 persone
Difficoltà: semplice
Preparazione: 45’ più l'infusione
Cottura: 15’-20'

Ingredienti
3 uova bio
3 cucchiai di zucchero integrale di barbabietola
3 cucchiai rasi di farina di riso
1 limone bio
1 mela renetta  
150 ml di latte intero
30 g di burro chiarificato
2 cucchiai di mirtilli freschi
1 cucchiaio di pistacchi tritati
1 cucchiaio di rose marocchine essiccate 
1 cucchiaino di frutti (semi) di cumino dei prati
1 cucchiaino di fiori di lavanda alimentare
un pizzico di sale di Cervia
un sospetto di pepe di Timut

Procedimento
Tostate i semi di cumino e le foglie di rosa per qualche minuto in una padella di ferro, fate raffreddare e pestateli con i fiori di lavanda in un mortaio.
Avvolgeteli in una garza sterile che chiuderete a mo' di sacchetto, inseritelo nel latte, portate ad 80° e lasciate in infusione tutta una notte.
Sbucciate e detorsolate la mela, affettatela finemente. Dividete tuorli ed albumi.
In una ciotola lavorate i tuorli con un cucchiaio di zucchero, un pizzico di sale e di pepe, unite la scorza grattugiata del limone, versate a pioggia la farina setacciata, il latte, le mele ed infine gli album,i montati a neve con un cucchiaio di zucchero, con movimenti delicati, dal basso verso l’alto.
Sciogliete in un padella di 18-20’ cm di diametro metà del burro, versate il composto e lasciate che si rapprenda a fuoco lento, capovolgetelo, unite il burro restante e continuate la cottura per 5’ nel forno statico già caldo a 200°.
Sfornate, spolverate con lo zucchero rimasto e fate raffreddare.
Servite la frittata dolce tagliata a quadrotti spolverata di zucchero a velo, granella di pistacchio e qualche mirtillo fresco spadellato per pochi minuti con un po' di zucchero a velo di canna.


Bibliografia:
il quaderno delle Erbe, della Pro Loco Sarmede - Kellermann Editore, 2012
Atlante gastronomico delle erbe di Andrea Pieroni - Slow Food Editore, 2017
Erbe da mangiare di Luigi Ballarini e Ada De Santis - Mondadori Editore, 2008
Erbe aromatiche e fiori commestibili - Corriere della Sera, 2005
La cuoca selvatica di Eleonora Matarrese - Bompiani, 2018
Piante spontanee utilizzate in alimentazione di Silvano Rodato - G.S. STAMPA, 1989

La rappresentazione del paesaggio nelle mappe e nei testi antichi nella mostra "Disegnare le vigne"


Sabato 17 novembre 2018, alle ore 17.00 presso la Galleria di Tipoteca Museo, sarà inaugurata la mostra Disegnare le vigne. La rappresentazione del paesaggio nelle mappe e nei testi antichi, a cura di Danilo Gasparini e Massimo Rossi e promossa da Tipoteca Italiana Fondazione con la consulenza scientifica di Fondazione Benetton Studi & Ricerche, Treviso.
La mostra – aperta al pubblico fino al 30 marzo 2019 – nel contesto museale di Tipoteca Italiana, ha la finalità di evidenziare il ruolo eminente della tipografia e della stampa nel percorso di diffusione del sapere.

Disegnare i territori, disegnare i campi, le campagne per le più diverse ragioni – fiscali, militari, patrimoniali, amministrative… – è stata pratica diffusa soprattutto a partire dall’età moderna. Pratica e necessità che ha creato professioni e professionisti – perticatori, agrimensori, geometri – e patrimoni documentari complessi e diffusi.

Partendo da questo ricco patrimonio, il progetto della mostra prevede di esporre e raccontare attraverso la cartografia prodotta parte del territorio trevigiano, ma non solo, dedicato alla coltura della vite, sia di pianura che di collina con mappe e carte in cui la vite, i vigneti, le piantate, in tutte i loro possibili sesti d’impianto, siano rappresentati in mappe censuarie, mappe catastali, in catastici e cabrei privati di famiglie patrizie e non, di monasteri e abbazie. Per arrivare fino ai moderni sistemi di rilevamento, aerei e satellitari. L’idea è anche quella di raccontare attraverso oggetti – originari e moderni – e testi antichi di agrimensura, come questa pratica, questa professione si è via via trasformata, trasmessa, consolidata.

In esposizione ci sono materiali e documenti provenienti da Archivio di Stato di Treviso, Biblioteca internazionale La Vigna di Vicenza, Museo di Storia Naturale e Archeologia, Montebelluna e Archivi contemporanei di Cassamarca, Ca’ Tron.

Accompagna la mostra anche un racconto fotografico – di cui si offre un’anteprima al pubblico in visita alla mostra  – di Arcangelo Piai e Corrado Piccoli: un percorso per immagini, condotto “sul campo” con poetica sensibilità che ritrae paesaggi, strumenti, volti e mani di chi si prende cura dei vigneti e della terra.

ASIAGO IN PANATURA SPEZIATA DI PANETTONE CON CHUTNEY DI PERA PER IL #panettonestory


Non è possile. Non è possiible…NON E’ POSSIBILE!!

Lo sguardo attonito di Rosa, reso ancora più ceruleo dall’azzurrino dello schermo dello smartphone, si paralizzò sul testo del massaggio appena ricevuto.
“Confermato sopralluogo produzione. Il soggetto da monitorare è situato in una stanza dedicata. Renderlo inoffensivo”.
Come si fa a rendere inoffensivo un lievito madre?! Cosa gli faccio? Lo minaccio con una farina taroccata? Lo metto nel forno a microonde?! 
Rosa non riusciva a capacitarsi della portata dell’idiozia nella quale si era cacciata, mentre nervosamente legava i capelli con un elastico rosso, come a voler intrappolare i pensieri.

Eppure non le erano sembrati così destabilizzati i "pensieri" dei compagni delle riunioni serali, forse carbonare, che le avevano impegnato gran parte delle serate invernali. 
Si discuteva di come salvare il mondo, è vero, ed ognuno aveva la propria formula a prova di errore. Si era arrivati a fantasticare espropri proletari dell’Amazzonia o dell’Artide, auspicando la creazione di un nuovo Paradiso Terreste anche se, come sosteneva Lupo, l’allampanato amico d’infanzia, se le scritture l’avevano collocato tra il Tigri e l’Eufrate, forse sarebbe stato più saggio ricolonizzare l’area.
“Ricolonizzare l’area”, come se bastasse un arbre magic ed un paio di tinteggiature per aggiustare i guasti di migliaia d’anni di brutta storia e di cattive azioni.

Tra le uggiosità di quell’inverno, decisamente troppo caldo per essere definito tale, si fece spazio una strana idea. 
Serpeggiò, sinuosa ed avvolgente, fino a stritolare i suoi timidi tentennamenti. Si decise che bisognava tornare agli albori della civiltà! Depurare la quotidianità di tutti gli inquinanti economici che avevano portato l’umanità ad essere schiava dei propri bisogni. Il neolitico quando iniziò ad addomesticare i cereali aveva forse pensato di impastare dei dolci? Certo che no! 

“E’ vero, cercò di replicare un giorno Rosa, “ma è bastato lasciare che la fantasia prendesse il sopravvento per consentire agli arabi di trasformare i contadini siciliani in portatori sani di raffinate dolcezze e golose virtù.”
“Storture della storia”, è il termine con cui furono archiviate l’uvetta di zibibbo, i fichi d’India e la canna di Palermo. “Tutti insieme, senza mollezze! Si vivrà negli stessi spazi, condividendo i risultati del duro lavoro collettivo ed i frutti della terra nella loro assoluta semplicità, senza le manipolazioni dell’uomo!”. Una sorta di pauperismo del gusto.

Rosa sorrise sarcastica al pensiero. “Si, un bel kibbutz di pirla, altro che. Voglio proprio vedere come faranno a vivere senza le chat personali di whatsup, mangiando patate crude, magari con la buccia.”
Scosse la testa sconsolata ma oramai c’era dentro fino al collo. Doveva neutralizzare il lievito naturale, quasi fosse la madre di tutte le amarezze del mondo. Il sopralluogo sarebbe partito dallo store di Borsari, quella mattina insolitamente affollato.

Si guardò in giro, dandosi un contegno, cercando di capire il motivo della presenza di tante persone, armate di reflex e di app per prendere appunti e condividere foto. L’entusiasmo e la curiosità erano palpabili fino a quando, dopo una serie di assaggi, una ragazza minuta e sorridente le rivolse la parola.
 “In quale turno sei per la visita agli impianti produttivi? Dovrebbe essere scritto nella tua cartella stampa.” 
Rosa balbettò qualcosa circa il fatto che l’aveva lasciata in giro e non la trovava più e la sconosciuta sorridente si offrì di condividere la sua. “Vedrai che la troveremo! Intanto prepariamo per la visita. Hai già preso l caffè?”
"Si, grazie" replicò Rosa. "Anche con una pallina di gelato." confessò a bassa voce. “Per non dare nell’occhio,” continuò a pensare in silenzio, come ad anticipare le eventuali giustificazioni.

il gruppo si avviò all’interno della produzione e fu subito avvolta da un profumo destabilizzante. Stava respirando un’aria che sapeva di burro! Chiuse gli occhi e prese forma nella sua mente il volto di una bruna alpina che, serafica, stava masticando una primula tirolese. Il latte avrebbe avuto quel profumo e il burro pure, ancor più concentrato. Che pace, che serenità.

La sconosciuta le sfiorò la spalla, distogliendola dai suoi pensieri, per condividere l’entusiasmo scatenato dai processi produttivi e dall’armadio degli aromi.
Gli abiti di Rosa, come delle spugne, assorbivano odori e sorrisi. Si domandò se le emozioni che stava provando sarebbero state condivise dal Gruppo e si rispose che non era il caso di porsi simili domande.
Almeno ora, quando il Lievito Madre si palesò, improvvisamente, in tutta la sua prorompente bellezza.
Attorno a lei, un concerto di click e di wow, mentre Sara, la ragazza che se ne prendeva cura, cercava di rimboccare quelle parti dell’impasto che, incuranti delle leggi della fisica sui corpi, ambivano a nuovi spazi all’estero del cesto che lo conteneva. Lo guardò benevola, come una mamma davanti all’esuberanza di un figlio tanto vivace quanto sensibile. 

“Ed io dovrei “terminare” questo inno alla vita?” si domandò spiazzata Rosa. Si sentì come il lievito che aveva dinanzi: costretta in un contesto troppo stretto, miope, come se la decrescita felice fosse un valore e non ossimoro.

Prima di andarsene tornò allo store dove era rimasta affascinata da un pensile che raccoglieva tanti libri, con un cartello che recitava “Book Crossing, se ami il tuo libro lascialo andare”. 
Abbracciato al corpo, come fosse uno scudo protettivo, aveva tenuto stretto durate tutta la visita un libro che aveva catturato la sua curiosità, che raccontava delle Dolomiti e dei personaggi fiabeschi che lo popolano, i Giauli. La leggenda che li avvolge parla di folletti nani che millenni fa, mentre la Terra si stava formando, arrivarono al monte Pelmo, allora lambito dal mare. Si nutrivano di alghe e quando il mare lentamente si ritirò, scoprendo la magnificenza delle rocce di dolomia, rimasero a proteggere i boschi, nutrendosi di funghi e di mirtilli.
“Devi spingerti oltre l’immaginazione per proteggere la Terra”, era la frase che le era rimasta dentro, inserita dall’autore nella sinossi.

Rimise il libro al suo posto, augurandogli di trovare altre braccia ed altri cuori da contaminare e mentre si allontanava, con il cuore in subbuglio, scrisse un messaggio “Effettuato sopralluogo. Il soggetto è troppo protetto. Impossibile qualsiasi operazione. Consiglio di tornare al progetto iniziale: istituzionalizzare caffè con la cicoria. Senza zucchero”.


Dopo tanto tempo torna uno dei miei personaggi (Pina la Gallina, questa volta, si è limitata a darmi una mano in cucina), "incontrato" durante una visita all’industria dolciaria Borsari, a Badia Polesine. 
L’open day vissuto da IDB Group, assieme a giornalisti e blogger, mi ha consentito di approfondire il processo di lavorazione dei prodotti da forno prodotti nello stabilimento e di perdermi nello Store, l’Emporio Borsari, un’accogliente pasticceria che ha visto la luce nel 2014.

Alla fine della giornata, magistralmente organizzata da Serena Comunicazione Srl per conto dell’IDB Group, ci è stato donato un lievitato, il Panettone dell’antica Pasticceria Muzzi con il quale realizzare delle preparazioni e partecipare al contest #panettonestory #opendayIDBGroupcontest, come hanno fatto le colleghe presenti (e chiedo perdono se ho dimenticato qualcuna!):
Pina Colada panettone di Laura

Il racconto è stato ispirato da una linea specifica, che debutterà quest’anno, i “Con” ed i “Senza”, lievitati prodotti con ingredienti che parlano una lingua diversa e che includono, invece di allontanare, come alla fine ha scelto di fare Rosa, una giovane rivoluzionaria del gusto.

Inclusione che vede il panettone uscire dalle sale da pranzo eleganti e borghesi di fine secolo ed andare in montagna, ad abbracciare prodotti del latte diversi dal burro e contaminarsi con profumi che vengono da lontano. Come in un menù futurista, che iniziava dal dessert per concludere con l’antipasto, il panettone dell’antica Pasticceria Muzzi diventa ingrediente per un antipasto croccante, da accompagnare, come insegna un vecchio adagio, ad un chutney di pera.


R - ASIAGO IN PANATURA SPEZIATA DI PANETTONE CON CHUTNEY DI PERA

Portata, antipasto
Dosi per 4-6 persone
Difficoltà, semplice
Preparazione, 20’
Cottura, 10’ 

Ingredienti per il curry
coriandolo
curcuma
cumino
kummel
senape in polvere
pere nero di Timut
fieno greco
zenzero in polvere
scalogno in polvere
alba kombu essiccata
fiori eduli, petali
melissa in foglie

Procedimento
Pestate nel mortaio i semi di coriandolo, cumino, kummel, pepe nero fino ad ottenere una polvere sottile. Mescolatela con il resto delle spezie e degli aromi e conservatela in un barattolo di vetro piccolo.

Ingredienti per il piatto
400 g di Asiago pressato Dop, “prodotto della montagna“ da Malga Verde
100 g di farina antigrumi, 00
2 cucchiai di curry preparato con gli ingredienti indicati
2 uova a temperatura ambiente
Burro di cacao per la frittura

Procedimento
Sbriciolate il panettone, essiccate nel forno statico a 80° per circa 15’-20’, fate raffreddare, frullate finemente e profumate con la miscela speziata.

Tagliate il l'asiago a cubetti 2x2, passateli nella farina, nell’uovo ed infine nella panatura di panettore. Ripetete le ultime due azioni.
Impanateli nel burro di cacao in polvere, cuoceteli per pochi minuti nel forno statico già caldo a 200° oppure in una padella antiaderente già calda. Mettete da parte al caldo.

Ingredienti e procedimento per il servizio

Chutney di pera, senape e bacche rosse (ho la ricetta da qualche parte, tra il blog e gli appunti ;).


Torna Mogliano Veneto la seconde edizione di “Leguminosa”!

Sabato 10 novembre dalle 10.30 alle 19.30 e domenica 11 novembre dalle 9.00 alle 19.30, presso la Piazza dei Caduti, si avrà la possibilità di conoscere i legumi italiani con particolare riferimento a quelli riconosciuti come Presidi Slow Food, grazie ai produttori coinvolti nella mostra mercato.

Si potranno i piatti preparati da Chef in viaggio, Brambù e la Proloco di Mogliano e partecipare ai laboratori didattici, dedicati ai più piccoli, proposti da Slow Food Educa e Mulino Terrevive.

Per tutti gli aggiornamenti cliccate "parteciperò" all'evento Facebook o accedete al portale Metoo.

IL RISTORANTE DEGLI CHEF, IL NUOVO TALENT SHOW CULINARIO DI RAI2 CHE VEDE IN GIURIA ANDREA BERTON, PHILIPPE LÉVEILLÉ E ISABELLA POTÌ


Appuntamento al 20 novembre 2018 per il nuovo nuovo talent show culinario targato Rai2, che vedrà impegnati per sei settimane i magnifici dieci che avranno accesso al programma e alla tanto ambita cucina del “ristorante”.

Sono iniziate infatti in questi giorni le selezioni che hanno visto provenire da tutta Italia ben ottanta aspiranti chef che dovranno battersi, superando una serie di prove davanti al giudizio insindacabile di tre chef di fama internazionale: Andrea Berton, Philippe Léveillé e la giovane e talentuosa Isabella Potì.

Il ristorante sarà il campo di battaglia in cui i dieci concorrenti selezionati dovranno dimostrare non solo di essere dei perfetti chef ma anche abili gestori di un locale: duelleranno realizzando ricercati menù per soddisfare il palato di esigenti avventori, vip e non, cercando di convincere gli Chef che li guideranno in questo percorso di crescita.

Ma chi sono i componenti della severissima giuria? Eccoli:

Andrea Berton, 48 anni, si è formato nella brigata di Gualtiero Marchesi, Attraverso la collaborazione con la Taverna di Colloredo di Monte Albano, lo Chef Berton conquista la prima stella Michelin. La collaborazione con il Ristorante Trussardi alla Scala permette allo Chef Berton di guadagnare la seconda stella Michelin nel 2009, le tre Forchette dal Gambero Rosso nel 2010 e tre Cappelli nella guida dell’Espresso nel 2011.

Philippe Léveillé, chef di fama internazionale (due stelle Michelin, Cappello d’oro sulla Guida Espresso, tre Forchette sulla guida Gambero Rosso 2019) e già conosciuto dal grande pubblico. Nato nel 1963 in Francia ma italiano di adozione, con la sua cucina eclettica ha girato il mondo.

Isabella Potì, 22 anni ma già considerata uno dei grandi talenti della cucina, nel 2017 è stata inserita nella lista “Forbes 30 Under 30 Europe” nella categoria “The Arts”.

Save the date: 20 novembre 2018, alle ore 21.20.