Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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"Foodblogger in Corte da Ballotta" il 28 agosto per cena una "singolar tenzone" a ritmo di jazz

Sarà una gara fra i 10 Soci dell'Associazione Italiana Food Bloggersupportati dalla brigata di cucina dell'Antica Trattoria da Ballottache si sfideranno a colpi di mestolo per una “singolar tenzone” con i prodotti locali del mio territorio: "Foodblogger in corte da Ballotta", infatti, serata pensata tra amici per far conoscere le bellezze dei Colli e delle Terme Euganee, è addirittura stata inserita nel programma di "Feel Good Festival".

Una giocosa, e golosa, sfida ideata per valorizzare il nostro patrimonio gastronomico con le rivisitazioni degli amici foodblogger che saranno giudicati non solo dai palati dei clienti, che vorranno condividere con noi questa serata, ma anche da una prestigiosa giuria composta da Fausto Arrighi (direttore emerito della Guida Michelin), Marco Colognese (Guida de l'Espresso ), Daniele Gaudioso (Accademia Italiana della Cucina e Gambero Rosso), Lamberto Mazzotti (direttore di Gustando).

Il cocktail di benvenuto sarà accompagnato dagli “Spizzichi di Casa Ballotta” e le bollicine Franciacorta “Belòn du Belòn” del padovano Paolo Perin, presentate in esclusiva. A tavola le prelibatezze locali a Km0, che io preferisco definire a kmbuono, con le ricette che i foodblogger coinvolti hanno elaborato in questi giorni. E per concludere in dolce bellezza, “la Carrellata dei Desserts” a buffet, tutto accompagnato dai vini bianchi e rossi Maeli delle Cantine If-Zen di Luvigliano di Torreglia.

Con noi ci saranno gli allievi e insegnanti del conservatorio di Castelfranco Veneto che allieteranno la cena con le note della loro musica nell'ambito degli appuntamenti Jazz&Wine della Confesercenti.

Il prezzo della serata all inclusive, 28 agosto, ore 20.00, è di 40 euro: per info e prenotazioni: info@ballotta.it

Il Carnaroli Salera e la ricetta di Gabriele Nassar: Risotto con piccione, radicchio e vin santo mantecato al pecorino stracchinato

Terza ed ultima ricetta tra quelle vincitrici del Trofeo Salera, nata quasi per caso ed arrivata in modo rocambolesco al compimento, nonostante la sveglia prima dell'alba, a causa degli onnipresenti disguidi del sistema ferroviario.

Gabriele Nassar è infatti il primo classificato: un cuoco in divenire, visto che è ancora uno studente.
Gabriele è nato a Pondedera (PI) il 16 gennaio 1996, abita con i genitori a Peccioli, in provincia di Pisa, in quella terra toscana ricchissima di tradizioni e di ispirazioni.
Frequenta l'IPSSAR “G. Matteotti” di Pisa e ritiene che il lavoro del cuoco sia in realtà “una scelta di vita, un’irresistibile passione che sto cercando di coltivare”.
La ricetta che ha presentato è nata la sera prima nel ristorante dove svolge lo stage, mentre finiva di sistemare la cucina, pensata durante il viaggio per raggiungere l’Azienda Salera e perfezionata in cottura!

L'appuntamento con le eccellenze del gusto, e con tante ricette e novità, è quindi al prossimo anno.


Risotto con piccione, radicchio e vin santo mantecato al pecorino stracchinato

Ingredienti (per 4 persone)
300 g di Riso Carnaroli Salera, 2 piccioni viaggiatori dell’azienda naturistica “La Vallata”, 250 g di radicchio rosso, 1 bicchiere di vin santo, 2 cipollotti, 2 cipolla, 1 costa di sedano, 1 carota, 30 g di burro, 60 g di pecorino stracchinato, olio evo, sale, brodo vegetale.

Procedimento
Cuocere i piccioni in una casseruola con metà degli odori, sfumandoli con ½ bicchiere di vino santo. Regolare di sale e mettere da parte.
A parte cucinare le frattaglie (fegati e i cuori) con i restanti odori. Regolare di sale, frullare, passare la colino e mettere da parte.
Rosolare in una padella il cipollotto tagliato sottilmente, unire il radicchio tagliato a julienne e far appassire per 10’. Regolare di sale e mettere da parte.
In una casseruola tostare il riso con la cipolla tagliata sottilmente, sfumare con il restante vin santo, aggiungere a metà cottura il radicchio e la carne del piccione tritata finemente.
Mantecare con il burro e il pecorino.
Finire il piatto con un po’ di ristretto di frattaglie.

Il Carnaroli Salera e la ricetta di Morena Maci: Risotto “Mojito” con Carnaroli invecchiato, lime, menta e rum Barcelò

La seconda classificata al trofeo Salera è Morena Maci, associata alla FIC Lombarda.

Nasce a Como il 1^ settembre 1970 e risiede nella sua provincia, a Molteno. E’ sposata ed è autodidatta: da grande appassionata ha affrontato il mondo della gastronomia con molta umiltà e ne sta ottenendo grandi soddisfazioni. Ha iniziato nel 2013, infatti, a partecipare, come associata Fic, ad una serie di concorsi di cucina, riuscendo sempre a salire sul podio: nel Trofeo Baroni, menzione speciale della giuria e Dessert dell’anno ed a Erba, nel concorso “Cuoco dell’anno, ha vinto il bronzo di giornata oltre a raggiungere il più alto scalino del podio con il “”Risotto in Rosa”, organizzato dalla nota chef lombarda Cinzia Fumagalli.
Lavora in una Trattoria a Galbiate, in provincia di Lecco, dove, con una brigata di 3 persone, gestisce 50 coperti al giorno.


Risotto “Mojito”

Ingredienti (per 12 persone)
1 kg di Riso Carnaroli Salera, 250 gr di burro freddo, 300 g di grana padano, 2 lime piccoli, menta fresca a piacere, olio evo biologico di Noto di Angelo Avola, un cipollotto piccolo, Rum Barcelò dorato, brodo vegetale, sale.











Procedimento
Mettere nella pentola una noce di burro, poco olio evo di Noto e soffriggere il cipollotto tritato, aggiungere il riso, tostarlo e sfumarlo con il rum, aggiungere del brodo vegetale poco alla volta, a metà cottura tagliare a vivo 1 lime e poi a dadini e unirlo al risotto in cottura assieme ad un mazzetto di menta e continuare la cottura. 
Mantecare lontano dal fuoco con il burro restante, il grana e l’olio evo. 
Servire decorando il piatto con qualche foglia di menta fresca.

Il Carnaroli Salera e la ricetta di Giada Favaro: Risotto alla rana pescatrice, scorzette di lime candito e sentori di liquirizia



E' passato un mese dalla bellissima giornata trascorsa presso l'Azienda Agricola Salera per la terza edizione dell'omonimo Trofeo dove titolati chef, aderenti alla FIC, si sono combattuti a colpi di mestolo, avendo come ingrediente principe il Carnaroli invecchiato 4/5 anni.

Dopo i numerosi comunicati stampa ed i bellissimi ed esaustivi post pubblicati da un giurato, Juri Badalini, del blog Acqua e menta, a me spetta il compito di pubblicare le ricette vincitrici. Iniziamo dalla base del podio, il terzo posto conquistato da Giada Favaro che, vista la sua giovanissima età, non può che essere prodromico di una crescita importante.


Giada Favaro, terza classificata
Giada Favaro, nasce ad Abano Terme il 18 agosto 1994, dove vive con la famiglia. Ha appena terminato di frequentare con grande soddisfazione l’IPSSAR “Pietro d’Abano” dell’omonima città termale e deve la sua passione per la cucina all’influenza della Mamma, che ha sempre aiutato fin a piccola, preparando sfiziosità per la famiglia. Durante il percorso scolastico ha anche avuto l’occasione di frequentare stage in locali diversi, traendone spunti per migliorarsi sempre, oltre a grandi riscontri.
Alla sua prima partecipazione ad un trofeo porta a casa un bel terzo posto che non è frutto dell’improvvisazione: il suo piatto, infatti, è stato studiato e provato grazie alla guida dello chef Claudio Crivellaro, FIC di Padova e Terme Euganee, infaticabile tutor delle giovani leve locali.

Il Carnaroli “Salera” invecchiato con rana pescatrice, scorzette di lime candito e sentori di liquirizia

Ingredienti (per 4 persone)
Riso Carnaroli “Salera” 280 g, fumetto di pesce q.b., rana pescatrice 200 g, liquirizia fresca 4 g, liquirizia Saila in polvere 1 g, cialda rossa di riso 4 pezzi, lime candito 12 g, vino bianco 50 ml, scalogno 20 g, olio extra vergine d’oliva 40 g, brodo vegetale (sedano, carota, aromi e spezie)

Procedimento
Tagliare a julienne le scorze di lime, farle bollire in acqua e zucchero per 3 volte in 3 pentole diverse, con un rapporto di acqua e zucchero 1 : 1 e poi abbatterle. Ottenute le scorzette di lime candito, tritare nel cutter la liquirizia Saila fino ad ottenere una polvere. 
Tagliuzzare con una forbice la liquirizia fresca. 
Tagliare a cubetti la rana pescatrice e usare la lisca per il fumetto di pesce. 
Far bollire acqua, lisca di rana pescatrice, sedano, carota, spezie e aromi per creare un buon fumetto. 
Preparati tutti gli ingredienti, in una casseruola far tostare il riso per alcuni minuti, sfumarlo con del vino bianco e aggiungere un cucchiaio di scalogno brasato già tritato. 
Aggiungere il fumetto di pesce gradualmente e far cuocere per 15 minuti circa. Negli ultimi 2 minuti di cottura, inserire la liquirizia fresca tagliuzzata e i cubetti di rana pescatrice. 
Alla fine mantecare con olio extra vergine d’oliva e un po’ di scorzette di lime candite. Servire ben caldo con la polvere di liquirizia Saila, scorzette di lime candito sopra e cialda di riso per decorazione.


"Caro Non-Turista ti scrivo, così ti racconto un po'". Ed un gazpacho al lemongrass con tofu al lime per Ferragosto



Caro Non-Turista ti scrivo, così ti racconto un po’
e siccome sei molto vicino più forte ti racconterò.
Da quando sei arrivato c’è una grossa novità
anche se ho la carta Venezia, con il cavolo che riesco
ad utilizzare i trasporti di questa città.

Arrivato a Santa Lucia, anche quando non è festa,
mi tocca fare lo slalom tra i sacchi a pelo e la ressa.
E mi vien da madarte a ramengo per intere settimane!
Ma visto che a nessuno veramente interessa quello che ho dire
sai che armaron de scaramenti che mi rimane?

Ma l’Istituzione ha detto che dal nuovo anno
anche la tua presenza subirà una trasformazione
e figurite se non stiamo dietro aspettando!
Ci sarà il numero chiuso a Natale e a Capodanno
e ogni Non-Turista che scenderà dalla nave
dovrà studiare e un piccolo esame dovrà dare.

Non potrai mangiare davanti alla Chiese schifezze petaisse
e sarebbe bello che smettessi di girare in mutande:
è vero, c’è la laguna, ma non siamo al mare.
E non si può neppure girare in bici con affanno
sai, i Veneziani da sempre già lo fanno.

E se vorrai fare l’amore non è detto che si possa sempre fare come ti va
magari evita il Ponte degli Scalzi a mezzogiorno o giù di là.
Perché se è vero che lo fai in silenzio e non disturbi
non credo che tu sia tra i furbi 
ma sicuramente tra gli immensamente cretini, a prescindere dall’età.

Vedi caro Non-Turista cosa ti scrivo e ti dico
sai, non sono affatto contento
che tratti questa città come un cesso in ogni momento.
Vedi caro Non-Turista cosa bisogna inventare
per confessarti quanto sono mona
a continuare a sperare.

Questa città con amore la puoi godere in ogni istante
vedi Non-Turista mio
che il rispetto diventa importante (anche dalle Istituzioni)
perché in questa città ci vivo anch’io.


Post ferragostano dettato dal nervoso e reso leggero proprio dall'aria di festa (dal vento di festa, direi, visto la brezza mattutina che mi sta gelando piedi e naso). 
Ciò non toglie che Venezia, come si sta dicendo da 25 anni, ovvero da quanto il concerto dei Pink Floid trasformò la città in una pattumiera, sta morendo di troppo turismo ignorante ed invicile, di incuria, di indifferenza, di gola ed accidia istituzionale ed abbandonata silenziosamente dai legittimi abitanti.

Ora si stanno tutti affannando a rovesciare sull'argomento fiumi di parole, visto che in questi giorni di pausa con qualcosa bisogna pur riempire le pagine dei giornali, ma credo che la soluzione sia una sola ovvero che per visitare un luogo, qualunque esso sia, bisogna meritarselo: dimostri di essere un ignorante (nel senso che ignori semplicemente dove sei)? Bene: stai a casa che fai un piacere anche a te. 

Del resto lo dicevano i Pitura Freska oltre vent'anni fa, nella celebre canzone "Pin Floi":
Vien vanti do tissie che gridano
"Io Venezia la odio!"
Domanda: "Perche' odi Venessia?"
"Perche' fa schifo!"
Domanda:
"Perche' non te ne sei stata a casa tua?" 

Buon ferragosto (e buon pranzo :)


Estratto di gazpacho al lemongrass con tofu al lime e cialde di pane al mais

Ingredienti (per 4 persone)
4 pomodori San Marzano, 1 cetriolo piccolo, 1 peperone giallo, 1/2 cipolla di Tropea, 1 lemongrass, 125 g di tofu, 1 lime, qualche fetta di pane al mais, sale in fiocchi, pepe verde, olio evo, foglie di basilico per il piatto.

Procedimento
Tagliare a tocchetti il lime e farlo marinare in una citronette preparata con il succo del lime, olio evo, sale in fiocchi e pepe verde macinato al momento.
Tagliare sottilmente delle fette di pane al mais e tostarle in una padella antiaderente.
Lavare, mondare e tagliare a tocchi regolari la verdura e passarla all'estrattore (o frullatore a basso regime di giri): regolare di sale e pepe ed emusionarla appena con un paio di cucchiai di olio evo.
Distribuire il gazpacho in quattro ciotoline, continuare con il tofu tritato grossolanamente e terminare con una foglia di basilico ed una fetta di pane.

Legenda:
Carta Venezia: abbonamento scontato per i trasporti dedicato ai residenti
Santa Lucia: stazione FS di Venezia
Mandarte a ramengo: mandarti a quel paese
Armaron: armadio
Sacramenti: improperi
Petaisse: appiccicose
Mona: sciocco

p.s.: a Venezia non possono girare in bici neppure in bambini. In altre isole (Pellestrina, Sant'Erasmo) si può. 

22 agosto: svettano i sapori sulla Strada del vino Soave al Rifugio Primaneve

Prendete i migliori prodotti enogastronomici dell'Est veronese, uniteli alla calda atmosfera di un rifugio di montagna, mescolate tutto con la magia di una notte estiva e avrete la speciale cena organizzata da Strada del vino Soave venerdì 22 agosto 2014 (ore 20) al Rifugio Primaneve (1766 mt) in Lessinia, la montagna dei veronesi. 

Una Soave serata in Lessinia. Protagonisti della cena sul monte Tomba, che deve il nome al conte omonimo, antico proprietario, saranno i prodotti e i produttori della Strada del vino Soave. Questo il menù previsto: antipasto di prosciutto e melone, culatello, speck e lardo; risotto di pesce; tris di formaggio Monte Veronese Dop; torta Reciotina, caffè e grappa. In abbinamento alle diverse portate, saranno serviti i vini Soave e Recioto di Soave, insieme allo spumante Durello e al Valpolicella, visto che diversi soci della Strada del vino Soave hanno vigneti confinanti con altri importanti territori di vino, il Lessini Durello a est e la Valpolicella a nord. A guidare la degustazione dei vini sarà in via eccezionale il presidente della Strada del vino Soave, l'enologo Paolo Menapace. Costo di partecipazione 20 euro a persona, prenotazioni entro il 20 agosto tel. 327.1799535.  

Prodotti e produttori della Strada del vino Soave/1. Alla serata parteciperanno anche diversi produttori soci per far conoscere meglio al pubblico le specialità in degustazione. Il tagliere di salumi è proposto dal Prosciuttificio di Soave, azienda visitabile su prenotazione (tel. 045-045 7681559) che dal 1930 produce salumi di qualità. "Oggi arriviamo a stagionare anche 30 mila prosciutti l'anno prodotti da cosce di maiali nazionali", racconta il titolare Marco Masconale. Che svela alcune particolarità dei salumi in assaggio: "Il nostro lardo è salato e aromatizzato a secco secondo l'originale ricetta di nonno Pietro mentre lo speck viene affumicato con legno di faggio e aromatizzato con erbe di montagna". Il risotto di pesce, preparato con il riso Vialone Nano veronese Igp, è invece proposto dall'azienda Damoli prodotti gastronomici di San Bonifacio (045 6103607), anch'essa fondata a Verona nel 1930 ed oggi gestita dalla famiglia Alberti. Che, grazie agli appezzamenti di terreno di proprietà, gestisce l'intera filiera di produzione di gran parte delle materie prime impiegate nei piatti proposti dalla gastronomia. 


Prodotti e produttori della Strada del vino Soave/2. Il formaggio Monte Veronese Dop in degustazione è prodotto dal Caseificio Dalla Valentina di Velo Veronese (tel. 045-7835549) dei fratelli Franco ed Ezio, che lavorano 73 mila q di latte l'anno, producendo con solo latte dei monti Lessini oltre 30 mila forme tra Grana Padano Dop e Monte Veronese Dop. Quest'ultimo è un formaggio a pasta semicotta, prodotto con latte di vacca in diverse stagionature nelle tipologie latte intero  e d’allevo. "Il segreto della bontà dei nostri formaggi? Il latte che raccogliamo una volta al giorno in stalle selezionate, sale, caglio e tanta passione! A fare il resto, sono gli alpeggi della Lessinia, ricchi di erbe aromatiche e fiori, i cui profumi si ritrovano sia nel colore giallo intenso dei formaggi che nell'aroma", racconta Ezio. La Reciotina, torta al vino Recioto di Soave, mandorle e uva passa è prodotta dal Panificio Tessari di Brognoligo (tel. 045-6175001). Nella frazione di Monteforte d'Alpone, la famiglia di Marco Tessari impasta e sforna pane artigianale e torte stagionali legate alla tradizione da ben tre generazioni. Se la Reciotina è perfetta intinta nel Recioto di Soave, dopo il caffè in Veneto è abitudine consumare un grappino. Ad allietare il palato dei partecipanti alla cena "Soave in Lessinia", ci saranno quindi le grappe monovitigno della Distilleria Maschio Pietro (045 7610101). Presente in provincia di Verona, a Monteforte d'Alpone, da oltre cinquant'anni, l'azienda ha iniziato da alcuni anni a distillare vinacce di soli vitigni selezionati, quali l’Amarone, il Valpolicella, il Soave, il Recioto di Soave, lo Chardonnay, ottenendo distillati di qualità superiore.

Il 20 AGOSTO da EATALY NY alla scoperta della pasta GAROFALO


CON FRANCINE SEGAN UN INCONTRO DEDICATO ALLA STORIA E AI SEGRETI DELLA PASTA IN CUCINA: TRA I PIATTI IN DEGUSTAZIONE PASTA CON LE SARDE E FRITTATINE DI MACCHERONIIl 20 agosto si terrà a Eataly New York una lezione di cucina dedicata alla Pasta Garofalo, storico pastificio di Gragnano (Na).

L'incontro ha lo scopo di svelare agli americani i segreti di questo prodotto Made in Italy, dando qualche consiglio per districarsi tra le varietà di pasta presenti a Eataly e fornendo qualche suggerimento su quale salsa sia più indicata per ogni formato. A tenere l'incontro sarà 
Francine Segan, storica del cibo e autrice, tra gli altri, del volume di successo Pasta Modern. In questo incontro,Francine Segan racconterà la storia della pasta e spiegherà al pubblico presente perché la pasta è uno dei piatti italiani più amati al mondo.

Il menù, che prevede anche una degustazione di vino, proporrà: Frittatine di Maccheroni, Pasta con le Sarde, Spaghetti Affumicati con Vongole & Pomodori alla Griglia.

"
Ho conosciuto il Pastificio Garofalo - spiega Francine Segan - durante uno dei miei viaggi in Italia, mentre cercavo spunti e idee per il mio libro sulla pasta. Mi ha colpito immediatamente l'attenzione di questa azienda per la storia di questo prodotto e dei legami che esso ha con la tradizione e la cultura napoletana. Basti pensare a piatti come la Cupola di bucatini o alla Pasta al risparmio che a Napoli era preparata con gli avanzi per la vigilia di Natale".Francine Segan è tra i maggiori esperti in America di cucina italiana. Oratore, autore, personaggio pubblico e televisivo coinvolgente è una conosciuta storica alimentare. Ha scritto sei volumi, molti dei quali sono stati nominati per prestigiosi premi; gli ultimi lavori, usciti nel 2011 e 2013 sono Dolci e Pasta Moderna. Conduttrice nella popolare serie televisiva i-Italia di NYC, cura la rubrica "A casa di Francine" in cui settimanalmente intervista personaggi famosi del mondo americano indagando sul perché del loro amore per l'Italia. Ospite regolare di canali come PBS, il Food Network e the History, Sundance and Discovery channels, collabora e ha collaborato con diverse riviste, tra cui Epicurious, Food Arts, La cucina Italiana e Gastronomica. La sua passione per il cibo italiano la porta spesso in Italia alla scoperta delle eccellenze e delle tradizioni che la cultura alimentare di questo Paese possiede.

L'appuntamento del 20 agosto avrà inizio alle ore 18.30 presso La Scuola Grande a Eataly - 200 Fifth Avenue, New York.

"Mangia le more che diventi come Zeus!" ed un'insalata speziata con il melone, la feta e lo zenzero

Secondo la mitologia greca i frutti di bosco sono originari di Creta, l'isola che diede i natali a Zeus. Che evidentemente devono avergli fatto un gran bene, visto le sue gesta passate alla cronaca.

Piccole bacche di arbusti dotati di personalità, si tratta di frutti spontanei che l'uomo, nel corso dei millenni, ha saputo selezionare ed incrociare, così da rendere più semplice sia la coltivazione che la successiva raccolta, ottenendo così una variegata offerta di frutti che maturano lungo un periodo di tempo più lungo e che provengono da arbusti senza spine.

Il frutto della mora matura invece in un periodo più limitato, da agosto a settembre (meteo permettendo): è molto succoso, ha un sapore acidulo ed un buon profumo. Va raccolto con cura ed attenzione, anche perché il succo macchia mani ed abiti (viene usato infatti sia nell'industria conserviera sia in quella tessile "equa" per colorare e per tingere), conservato per non più di tre giorni nella parte bassa del frigo e magari cosparso di zucchero semolato prima di abbatterlo in negativo o congelarlo per poterne poi godere in inverno.

La mora è uno scrigno di bontà: ipocalorica, molto digeribile e dall'alto potere saziante, contiene solo 21 calorie per 100 grammi, il suo peso è composto da oltre l'80% da acqua e naturalmente le fibre la fanno da padrone. Come tutti i frutti di bosco la mora è ricchissima di potassio, unitamente al calcio, fosforo, magnesio e naturalmente il ferro. Contiene quasi 20 mg di vitamine per 100 g: la più presente è la vitamina C ed a seguire la vitamina A, la Riboflavina o vitamina B2, la Niacina o vitamina PP e la Tiamina o vitamina B1. Senza contare che tutti i frutti che manifestano un bel colore scuro, come il mirtillo, la prugna e vai con la macedonia della salute, sono ricchissimi di Antociani, flavonoidi dall'incredibile potere antiossidante.


In questi giorni, pochi purtroppo, dedicati al relax mi ritrovo circondata da graziosi cespugli di more e quindi dopo averle mangiare nature, in frullati e in estratti ho iniziato a sperimentare preparazioni un po' più complesse: cominciamo con un'insalata, che diventa in realtà un pranzo completo, e sto già prendendo appunti per i prossimi giorni, come un grazioso orzotto di more mantecato all'Asiago, un filetto di maiale, un dolcino con il pan brioche... stay tuned ;)

Insalata un po' speziata e al basilico con feta, melone bianco e more

Ingredienti (per due persone)
100 g di feta, 1/8 di melone bianco, 1 tazza di more, 10 foglie di basilico, 1 lime, la punta di un mix tra pimento, cannella e noce moscata, 1 pezzettino di radice di zenzero fresca, sale di maldon, olio evo.

Procedimento
Preparare una citronette con il succo del lime, un cucchiaio di olio evo, le spezie e la radice di zenzero grattugiata con il microplane.
Tagliare in dadolata regolare il melone e la feta.
Spezzettare grossolanamente le foglie di basilico e lasciarne un paio intere per il piatto.
In una ciotola unire la feta, il melone, il basilico e la citronette: mescolare delicatamente e trasferire in un  piatto, disporre le more e terminare con qualche fiocco di sale e le foglie di basilico intere.

10 buoni motivi per amare un'anticiclone anarchico. E delle cocottine alle verdure per colorare un'estate uggiosa.


A leggere i bollettini metereologici, che sempre più spesso assomigliano a dei bollettini di guerra, sembra che l'estate non sia ancora arrivata. 
Sembra, appunto, in quanto si tratta di stabilire quale parte dell'emisfero terrestre stiamo osservando: fossimo dei cittadini scandinavi, infatti, fino alla scorsa settimana saremo stati deliziati da temperature insolitamente miti e ci saremo spaparanzati in riva ai laghi come le marmotte a primavera.

Il guaio è che l'anticiclone delle Azzorre non si è posizionato come dovrebbe e, stando a quanto si legge sui siti meteo-terroristi, difficilmente si posizionerà nelle prossime settimane: la perturbazione numero 12 di luglio e numero 1 di agosto sono già pronte all'orizzonte. Insomma l'estate mal collocata è come una posizione del Kamasutra applicata alla rovescia: si gode solo a metà 

Vi confesso che quest'estate così anarchica non mi dispiace neanche un po' e ve lo illustrerò in 10 punti:

  1. non fa caldo e quindi non serve accendere l'aria condizionata: logico per tutti tranne che per Zara ed H&M;
  2. visto che piove almeno una volta al giorno non servirà accendere l'impianto di irrigazione, soprattutto se l'adorato pastore tedesco l'ha rosicchiato durante l'inverno;
  3. gli acquazzoni improvvisi ci suggeriscono di non indossare sandali dal tacco assassino e, in caso la nostra estetista fosse troppo occupata per prendersi cura dei nostri piedi, affronteremo inviti a cena a sorpesa senza ansia da prestazione;
  4. ci sentiremo tutti più anglofoni: l'imprevedibilità del tempo ci suggerirà di vestirci a cipolla come gli amici londinesi e potremo sfoggiare ombrellini portatili in tinta con l'impermeabile;
  5. scopriamo con orrore che abbiamo ancora 35 kg di farine assortite in dispensa? Niente paura: accendere il forno in pieno agosto, senza l'anticiclone posizionato, non costituirà valido motivo per un trattamento coatto ospedaliero da parte dei nostri familiari;
  6. le redazioni di Italia1, Rete4 e Canale5 saranno in grande difficoltà visto che non potranno mandare in onda gli onnipresenti servizi in cui viene intervistato l'esperto di turno che suggerisce come ci dobbiamo alimentare e vestire (perché è normale anche per voi uscire per la maratona con 39 gradi all'ombra indossando tre strati di pile dopo aver mangiato due terrine di trippe, vero?);
  7. non ci serviranno gli integratori a base di potassio senza i quali sembra impossibile affrontare normalmente l'estate: se proprio ci dovesse servire un surplus di questo importante minerale basterà una banana (un frutto ultimamente molto amato dagli appassionati del calcio);
  8. piove e fa freddo e quindi niente dive e starlette in costume da bagno che, intervistate, alla domanda "come fai a rimanere così in forma?" invece di rispondere "con il photoshop!" ci sfrantumano con le ricette di parmigiana che giurano di mangiare tre volte al giorno;
  9. il brutto tempo porta con sé un po' di depressione e quindi la necessità di confort food: via libera a brasati al barolo e fumanti polente in alternativa alle insalate scondite senza dover fingere gravidanze inaspettate e relative voglie;
  10. avete notato che con l'estate autunnale anche i bollenti spiriti generali sono, come dire, raffreddati? L'anno scorso c'era Mr. Grey che ci aveva attizzate ma quest'anno, almeno fino a quando non usciranno i primi trailer del film tratto dal romanzo, ci potremo deliziare con "50 sfumature di pigiama felpato", che ha comunque un suo fascino.


Ed i vostri dieci buoni motivi quali sono? Nel frattempo vi offro delle cocottine estive, che diamine!

Cocottine di verdure estive con timo limone e ricotta

Ingredienti (per 4-6 cocottine)
300 g di ricotta freschissima (vaccina o di pecora, come preferite), 2 uova bio, 1 peperone rosso, 1 peperone giallo, 1 carota, 1 zucchina, 2 cipollotti, 3 rametti di timo limone, 1/2 bicchiere di vino bianco secco, olio evo, sale in fiocchi, pepe verde macinato al momento.

Procedimento
Mondare e tagliare le verdure in piccola dadolata ed i cipollotti a rondelle.
Rosolare i cipollotti con un filo d'olio in una padella, unire la dadolada di verdure, sfumare con il vino, unire metà delle foglioline di timo limone e cucinare per 10'. Mettere da parte.
In una ciotola sbattere le uova, unire la ricotta e le restanti foglioline di timo, regolare di sale e pepe e mescolare bene.
Accendere il forno statico a 160°.
Dividere i 2/3 delle verdure sulla base delle cocottine, versare il composto di ricotta e cucinare nel forno già caldo per 30'.
Sfornare e servire dividendo il resto delle verdure ed una macinata di pepe verde profumatissimo.

Riso aromatico con piselli mangiatutto e zenzero, mantecato all'arancio e pistacchio: per raccontarvi un po' di storia del riso e per togliermi qualche sassolino


"Mangia in pace il tuo riso, al resto ci penserà il cielo".
Non poteva che essere un proverbio cinese a parlare del cereale più consumato al mondo dove viene coltivato da oltre 5000 anni. Il suo valore era ben conosciuto tanto che l'imperatore Chin-noong promulgò una legge che rendeva obbligatoria la presenza della famiglia imperiale alla cerimonia di semina, in quanto riconosciuto come alimento principe del Celeste Impero. Un po' come il cacao per gli imperatori Aztechi.

Si narra che fu Alessandro Magno, mentre allargava i confini del suo impero a scapito di quello Persiano, a scoprire il riso e lo portò in Europa anche se, negli scritti di Teofrasto e Strabone, si può leggere del riso ed addirittura di esperienze piacevoli di degustazione. In realtà i greci ed i romani non erano arrivati ancora al punto di riuscire a godere del riso mediante la preparazione di un buon risotto: di questo cereale si conoscevano le innumerevoli qualità nutritive ed infatti veniva servito come bevanda medicinale. Al contrario, gli Arabi carpirono le tecniche di semina e di coltivazione che trasferirono alle popolazioni ad essi assoggettate, come i Siciliani e gli Spagnoli.
Esiste infatti una nota, redatta da un governatore siciliano, che riporta le quantità esportate ed importate di questo prezioso cereale che seppe nutrire anche le frotte di baldi giovanotti che, durante le Crociate, impararono ad apprezzarlo, unitamente allo zucchero di canna, meglio noto come zucchero di Persia, allora già ampiamente coltivato in quel di Palermo.

Dal turismo religioso scaturito dalle Crociate agli scambi commerciali ad esso legati il passo è breve ed ovviamente Venezia non perse l'occasione di trattare una merce così richiesta, tanto che, già ai tempi della prima Crociata, il riso era presente nella farmacopea della Serenissima e di tutto il nord-est d'Italia.
Nel sud del nostro Paese, invece, furono gli Aragonesi ad introdurre il riso, tra il XIV e il XV secolo e, grazie ai matrimoni combinati giunse in dote nelle cucine dei Granducati di Toscana e Lombardia, regione che consentì al riso di esprimersi in tutta la sua bontà. Già nel 1460 erano state redatte delle mappe che riportavano le ampie zone pianeggianti di Vercelli, Novara e Lomellina dove le risaie si potevano collocare con più facilità. E con i fiorenti commerci ad esso legati iniziò anche la guerra dei dazi, un po' come quella di questi giorni che vede coinvolti i risicoltori italiani vs le importazioni selvagge di riso da Myanmar e dalla Cambogia. Ma mentre l'Europa una decina di anni fa tolse i dazi dal riso proveniente dal resto del mondo il vicerè spagnolo in Lombardia nel 1575, unitamente al principe d'Aragona, proibirono addirittura la creazione di nuove risaie, adducendo motivazioni igienico-sanitarie, in realtà manovrando affinché l'ottimo riso lombardo non nuocesse all'esportazione di quello spagnolo.
Anche i Gonzaga a Mantova, per proteggere le altre coltivazioni, non furono da meno, accusandolo addirittura di essere causa della peste bubbonica; il cereale comunque si diffuse lentamente ma inesorabilmente grazie anche al fatto che divenne una fonte di cibo insostituibile, un po' come accadde alla patata subito dopo la terribile carestia che, nel '600, decimò la popolazione irlandese.


Come potete vedere il riso di strada ne ha fatta davvero molta e speriamo che, quello italiano, possa continuare a percorrerla osteggiato così com'è dalle multinazionali dai semi sterili e dal diserbante facile e dalle importazioni di riso dalla tracciabilità quantomeno nebulosa: nel biennio 2011-2013 infatti le importazioni di riso da Cambogia e Myanmar (quasi ex regimi sanguinari) sono aumentate del 360%. Qui prodest? Per risparmiare 20 cent ad ogni porzione di risotto? Ma dai!

Vi lascio allora con un riso "rock", e quindi duro e di protesta, per sottolineare che i "burocrati" europei, motivati sicuramente da nobili intenzioni, hanno già fatto sparire il Ciauscolo (mentre il Bitto si è salvato per il rotto della cuffia). E con il riso, che ci vede essere i maggiori produttori europei, che vogliamo fare?


"Risi e bisi rock" ovvero Riso aromatico con piselli mangiatutto e zenzero, mantecato all'arancio.

Ingredienti (per 4 persone)
320 g riso aromatico Salera, 1 cipolla, 500 g di piselli mangiatutto, 2 cm di radice di zenzero fresca, 1 arancia bio, brodo vegetale, sale, pepe nero macinato al momento, 1 cucchiaio di pistacchi.

Procedimento
Spremere l'arancia e mettere da parte il succo, scaldare per 30'' due cucchiai di olio evo con le scorze dell'arancia private della parte bianca e lasciar riposare.
Mondate e tagliate a spicchi non troppo sottili la cipolla e private del "filetto" i piselli mangiatutto.
In una pentola portare ad ebollizione abbondante acqua salata e lessare il riso.
In un wok, o in una padella saltapasta, rosolare con un filo d'olio evo la cipolla, unire i piselli interi, la radice di zenzero pelata e il succo d'arancia, far assorbire il succo e continuare la cottura per 10' a fuoco dolce unendo, se necessario, un paio di cucchiai di brodo vegetale. Togliere la radice di zenzero, frullare il tutto con un frullatore ad immersione.
Scolare il riso, unirlo alla purea di piselli, mantecare con l'olio evo privato delle bucce d'arancia, profumare con il pepe nero e servire con i pistacchi tritati a coltello.

E questa è la videoricetta rock :)