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Dal 3 al 4 agosto "Orecchiette nelle gnostre", al via la grande kermesse dell’eccellenza pugliese a Noci (Ba)



Percorsi enogastronomici, itinerari turistici, stand con le ricette più svariate del simbolo della Puglia in Italia e nel mondo, le orecchiette, anche quelle Gluten Free,  e poi la possibilità di mettere le mani in pasta e imparare a farle, il Ristorante dell’Eccellenza ideato per i veri gourmet,  appuntamenti musicali e tanto altro. Tutto questo è “Orecchiette nelle gnostre” che si terrà lunedì 3 e martedì 4 agosto a Noci (Bari), città dell’enogastronomia, delizioso comune nel cuore delle Murge.

L’eccellenza pugliese andrà in scena nelle tipiche gnostre cioè i piccoli spazi che si aprono nel centro antico di Noci tra le viuzze che lo caratterizzano. Protagoniste assolute dei vari stand le orecchiette, simbolo della Puglia in Italia e nel mondo, preparate dalle mani di 8 tra i più importanti chef regionali: Francesco Vitale con Orecchiette con pesto di zucchine marinate e pane croccante al limone,  Domenico Schena con Orecchiette con ragù di polpo su vellutata di sedano e patate con pesto di rucola e mandorle tostate, Alessandro Pascali con Orecchiette con sgombro, bufala e fichi, Sebastiano D’Onghia con Orecchiette aglio, olio e peperoncino su crema di broccoli e mollica di pane fritta, Luigi Chirico con Orecchiette con salsiccia tostata, finocchietto, crema di cicoria e lamelle di cacio, Mario Musci con Orecchiette con crema di zucchine al basilico e crudaiola di campo, Giacinto Fanelli con Orecchiette mantecate con ricotta di gioia del colle con datterino al forno salsa di melanzane e mandorle tostate, Salvatore con Orecchiette con crema di pomodori canditi e melanzane fondenti. L’immancabile compagno di questo viaggio sarà il vino, rigorosamente prodotto dalle migliori cantine pugliesi: San Marzano, Cantele, Botromagno, Cannito, Rivera, Leone De Castris, A-Mano e Albea.


Nel Percorso del Gusto saranno presenti gli espositori dei prodotti tipici pugliesi: il Pane Dop di Altamura, il Capocollo di Martina Franca, le carni delle Murge, il panzerotto barese, la pasticceria tipica, le produzioni casearie e tanto altro.

Tra le novità di questa edizione, il Ristorante dell’Eccellenza ideato per i gourmet ed affidato allo chef stella Michelin, Felice Sgarra. Il ristorante, esclusivo e con pochissimi coperti (prenotabile on-line sul sito www.orecchiette.org), proporrà un menù preparato utilizzando solo ingredienti e materie prime selezionate e rappresentative del top delle produzioni gastronomiche pugliesi. Su ogni piatto saranno abbinati dall’Ais Puglia, le “prime linee” delle etichette delle cantine partecipanti, oltre che tutti i vini presenti in manifestazione. Una cena-corso nella splendida cornice della sala degustazione della cantina A-Mano, nel cuore del centro storico di Noci in cui lo chef, accompagnato dai sommelier dell’AIS Puglia, commenterà in sala il menù e l’abbinamento cibo-vino.

Inoltre sarà possibile degustare le orecchiette senza glutine, grazie ad Eccelsa, Istituto di Alta Formazione del Gusto Alimentare, in collaborazione con Matarrese Grandi Impianti e AIC (Associazione Italiana Celiachia), preparate dallo chef Marco Pascazio, in due gustosissime ricette:
- Orecchiette Gluten Free con pomodorino Regina infornato ai profumi di erbe aromatiche;
- Orecchiette Gluten Free con zuppetta di ceci neri e cardoncelli infornati.

E per chi poi non si accontenta solo di mangiare ma vuole mettere le mani in pasta, ci saranno i laboratori per imparare a fare le orecchiette: un’opportunità per scoprire piccoli trucchi e realizzare grandi piatti a cura di Eccelsa l’Istituto di Alta Formazione del Gusto Alimentare.

Intanto, ha già preso il via anche il concorso fotografico “Obiettivo Orecchiette” dedicato alla regina della pasta pugliese. Il concorso è gratuito e aperto a tutti. Per iscriversi è necessario registrarsi sul sito www.orecchiette.org. Tutte le foto pervenute verranno votate da una giura tecnica composta da cinque importanti fotografi pugliesi di fama nazionale (Dino Frittoli, Flavio&Frank, Silvio Bursomanno e Antonio Zanata). Le dieci foto più votate saranno esposte in una mostra nel chiostro delle Clarisse, nel cuore del centro storico di Noci durante la manifestazione. Lunedì 3 agosto tutti i visitatori potranno votare la foto più bella attraverso l’apposita  app di Orecchiette nelle gnostre e insieme ad un ulteriore giudizio della giuria tecnica, decretare il vincitore che si aggiudicherà il primo premio di € 300.

Scaricando l’app ufficiale, inoltre, sarà possibile informarsi su tutte le attività della manifestazione, essere sempre aggiornati e votare la ricetta più gustosa.



Ma non finisce qui, nei due giorni si alterneranno anche talenti musicali che animeranno Noci con ritmi che vanno dalla musica popolare, al blues, alla lirica, allo swing fino al pop.

In più per chi volesse visitare Noci, la Valle d’Itria e la Terra dei Trulli sarà possibile acquistare dei pacchetti turistici con escursioni per conoscere le più belle masserie, ammirare panorami mozzafiato, percorsi rurali di una delle regioni più belle d’Italia. L’iniziativa nasce con la collaborazione delle associazioni Noci My Destination, Terre Delle Noci e l’agenzia viaggi Blanco.

Main partner della manifestazione è il Molino e Pastificio Fratelli Martimucci di Altamura (Ba), fornitore ufficiale delle orecchiette di pasta fresca, presenti in manifestazione con la sublime linea 100% Puglia.

Orecchiette nelle gnostre è patrocinato dal comune di Noci, dall’assessorato alle risorse Agricole della Regione Puglia, da Expo Padiglione Italia, dall’Associazione Italiana Sommelier, dall’Associazione Italiana Celiaci e promossa e organizzata dalla Indde – Industria di idee, che dopo quattro anni di esperienza maturata nella città di Grottaglie, ha colto questa nuova sfida come un’importante occasione di crescita per una futura proiezione oltre i confini nazionali dell’evento.

Per informazioni: www.orecchiette.org; tel. 099/5668560

IL VIVIR BIEN BOLIVIANO PER SALVARE IL PIANETA: le sue tradizioni millenarie e le sue colture tipiche, come le foglie di Coca e la Quinoa per vincere la sfida "Nutrire il Pianeta"



La prima volta della Bolivia ad una Esposizione Universale. Dal 1851, anno della prima Esposizione Universale, la Great Exhibition di Londra, non era mai successo.
Oggi la Bolivia, Paese in crescita economica e ricco di risorse, debutta a Expo 2015.
Grande l’orgoglio del Presidente Evo Morales che nei giorni scorsi è stato a Milano per una visita al padiglione nazionale e una Lectio Magistralis all’Università Bocconi.

Nell’esposizione universale di Milano, dedicata al tema «Nutrire il Pianeta. Energia per la vita» il Padiglione boliviano invita il pubblico a viaggiare fra le tradizioni e i frutti della Madre Terra. La Bolivia, portavoce del Vivir Bienil vivere bene, a contatto con la natura, nel rispetto degli equilibri, senza eccessi o privazioni, ma misurati dal buon senso, offre nel suo spazio espositivo un’esperienza di conoscenza e riflessione sullo sviluppo sostenibile, la biodiversità e l’agricoltura biologica.

All’interno dello spazio, sono presentati alimenti tipici della Bolivia di cui lo Stato intende proteggere le coltivazioni e le varietà.
Fra questi la Papalisa, un tubero tipico dell’America Centrale; Oca, raccolto fra più importanti degli altopiani andini, anch’esso un tubero che può sostituire le patate per la preparazione di minestre, o essere consumato come cibo diretto o insieme ad altri cibi; i semi di Chia (in azteco forza), ricavati dalla Salvia Hispanica, ricchi di proprietà nutritive e apprezzati per il loro contenuto di calcio, vitamine e acidi grassi essenziali omega3 e omega6. 
Ma, tra i più celebrati ed importanti per la tradizione boliviana, ci sono la Quinoa, ricca di vitamine, sali, proteine, considerata un alimento completo per la dieta quotidiana di una persona e le foglie di Coca, un alimento che entra in contrasto con il mondo per il suo più famoso derivato, la Cocaina, ma che viene usato tutt’ora come energizzante naturale.

La Quinoa
La Quinoa, coltura tradizionale boliviana, la madre di tutti i cereali, “chisaya mama” come la chiamavano gli Inca, rappresenta una risorsa per la sfida di nutrire il Pianeta, dovuta alla crescita della popolazione mondiale e agli effetti dei cambiamenti climatici. A Expo Milano 2015 la Bolivia presenta il progetto Quinua Camèlidos nato per supportare la divulgazione di questo prodotto in tutti i suoi processi: produzione, lavorazione, commercializzazione e consumo.
L'iniziativa è coordinata dal Ministerio de Desarrollo Rural y Terras boliviano, realizzata grazie all'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) e finanziata dalla Cooperazione Italiana.
La missione è recuperare le più antiche conoscenze e la cultura di cui il cibo è parte essenziale, icona di saggezza e di armonia con la natura.

La Coca
La foglia sacra, anche chiamata inal mama, è offerta alle divinità andine (Madre Terra, Madre Luna, Padre Sole, Montañas Guardianes) durante riti religiosi e cerimonie ed è parte integrante del dialogo tra le persone nel quotidiano, come bere il caffè in Italia o una tazza di tè nei Paesi arabi. Assunte come infuso o masticate, le foglie di coca hanno effetti terapeutici sulla digestione e sulle disfunzioni dello stomaco. Aiuta l'adattamento delle altezze ed è utilizzata come energizzante dai contadini e dagli Indio per le lunghe camminate sugli altipiani, dove le condizioni climatiche sono dure. È uno stimolante simile a tè, caffè, cioccolato e tabacco da fiuto. Attualmente è anche inserita come ingrediente base in dentifrici, shampoo e  medicinali.

Segui le attività del padiglione Bolivia sulla pagina Face Book: https://www.facebook.com/pages/Expo-Milan-Bolivia/451026571720985?fref=ts

Risotto di fragole mantecato al pecorino contro il logorio della digestione moderna


Se è vero che siamo quello che mangiamo siamo anche quello che digeriamo, non se ne viene fuori.
La nouvelle vague degli ultimi anni è quella di un cibo presentato in modo etereo, quasi sollevato dal piatto, cotto con tecniche e con strumenti estremamente sofisticati, decorato con petali e germogli di ingrediente in divenire.
Un cibo per gli dei, mi vien da pensare, piatti offerti ai media alla stregua dei sacrifici rituali che i pellegrini che salivano a Delfi portavano ai sacerdoti affinchè le interrogazioni poste ad Apollo ricevessero la giusta risposta dall'oracolo medesimo.


Succede invece che le persone, nella loro più laica quotidianità, siano anch'essi degli indomiti gourmand, sono quotidianamente alle prese con tutta una serie di incombenze sicuramente rituali ma meno eleganti, come la spesa, in primis, per il possesso degli ingredienti e, infine, la digestione. momento topico e finale del rapporto quotidiano con il cibo.
Ho scoperto abbastanza recentemente la figura di Martine Fallon, esperta di dietetica naturale, autrice di interessanti manuali purtroppo non ancora tradotti in italiano, che afferma da sempre che "nutrirsi bene è un atto di generosità verso se stessi. Spesso non si tiene conto che la digestione richiede molta più energia di qualsiasi altra nostra attività." Affermazione che ci rimanda alla saggezza materna, quella che ci impediva di tuffarci in mare nel pomeriggio, subito dopo pranzo, e di aspettare, preferibilmente assorti in silenziose letture, che l'orologio scoccasse finalmente le fatidiche "quattro del pomeriggio".

Martine suggerisce una serie di piccoli riti, come il disintossicante e diuretico bicchiere di acqua tiepida con mezzo limone al risveglio, per riattivare le energie del nostro corpo, consiglia attività fisiche che consentano anche un po' di riflessione (leggi meditazione) durante la giornata, di preferire cibi integrali e per niente raffinati, pesce azzurro, frutta e verdure (almeno 800 g al giorno), magari sotto forma di estratti e centrifughe (ecco uno strumento che davvero non dovrebbe mancare nelle nostre più prosaiche cucine) e di ricaricarci durante il giorno con tante tazze di dimagrante tè verde, lasciando alle spezie un posticino di riguardo. Il tutto condito con un filo di olio extravergine d'oliva, spremuto a freddo e conservato in bottiglie di vetro verde. In sintesi, la dieta mediterranea, dove per dieta si intende anche uno stile di vita, rispettoso di quei ritmi, soprattutto estivi, oramai perduti per sempre.

La ricetta di oggi è quindi un riassunto di tutte queste informazioni (della nutrizionista e della tradizione) dove le ultime fragole (ma perché no anche quelle da noi raccolte e surgelate durante il periodo del loro massimo splendore) frutti ricchi di fibre, di vitamine e di antiossidanti naturali vengono insaporite da un pecorino di media stagionatura che, nella fase terminale della preparazione, consente di ottenere una delicata mantecatura senza eccedere in grassi.




RISOTTO ALLE FRAGOLE MATECATO AL PECORINO

Dosi: per 4 persone
Preparazione: 15’
Cottura: 20’
Difficoltà: minima

Vino consigliato: Prosecco Valdobbiadene Docg Val D’Oca 

Ingredienti
500 g di fragole
250 g di riso Arborio Bio
30 g di Grana Padano dop
50 g di pecorino sardo semistagionato
1 bicchiere di vino bianco, quello usato per accompagnare il piatto
2 scalogni
1/3 di baccello di Vaniglia di Bourbon
1 litro di brodo vegetale
olio exravergine d’oliva bio 
sale iodato
pepe nero di Sarawak

Preparazione
Scaldare il brodo vegetale (preparato anche solo con le foglie di scarto di porro o cipollotto).
Lavare, mondare ed asciugare le fragole e lasciarne da parte 4 per la decorazione dei piatti. 
Tagliarne metà in dadolata, l’altra metà a spicchi, tagliare a fettine sottili con una mandolina il pecorino.
Mondare ed affettare finemente gli scalogni, farli appassire in una casseruola con un cucchiaio di olio evo, unire il riso, tostarlo per 2’, sfumare con il vino bianco, unire le fragole tagliate in dadolata, il pezzettino di vaniglia incisa sulla lunghezza e continuare la cottura unendo di volta in volta il brodo vegetale caldo.
Dopo circa 14’ minuti (controllare sempre il tempo di cottura riportato dal produttore), togliere il baccello, unire il formaggio grana grattugiato e parte del pecorino, mescolare, mantecando, con un po’ di energia, unire le fragole tagliate a spicchi e far riposare coperto per 1’.
Servire immediatamente decorando con le fragole messe da parte, le fettine sottili di pecorino rimaste e una macinata di pepe nero.


Altre mie ricette le potete trovare nel sito Le Buone Ricette di Pam Panorama

Il "Panino Social Eating" con Beretta all'Expo





A EXPO 2015 CON BERETTA È PANINO-MANIA
L'AZIENDA FESTEGGIA I SUOI SALUMI IL 9 LUGLIO CON IL PANINO SOCIAL EATING 
IN PIAZZA BERETTA 1812

E -DA META’ LUGLIO A FINE OTTOBRE- CON UN RICCO CALENDARIO DI APPUNTAMENTI

Un panino al salume è una golosità irresistibile ad ogni età: il Salumificio Fratelli BerettaSponsor Ufficiale Salumi di Expo 2015, celebra il prossimo 9 luglio dalle 19.30 alle 21.30 in Piazza Beretta 1812 il gusto dei suoi prodotti con il Panino Social Eating. Una festa per tutti nella piazza più appetitosa di Expo, un evento aperto a tutti coloro che vogliano gustare la semplicità genuina di un panino farcito con i 18 salumi nobili italiani DOP E IGP di Beretta.

La giornata inaugura il ricco calendario di appuntamenti che animeranno Piazza Beretta 1812 fino alla chiusura dell’Expo. Dal 14 luglio al 31 ottobre saranno in scena infatti eventi settimanali dedicati alle 18 eccellenze della“Carta dei Salumi” Beretta:

- ogni martedì la “Giostra dei Sapori”: una Cesarina, un Mastro salumiere ed un Foodblogger renderanno omaggio al salume della settimana con ricette, consigli e curiosità, tra tradizione e innovazione
- ogni giovedì l’appuntamento con gli showcooking di Filippo Novelli, Campione del Mondo di Gelateria, con le sue sorprendenti ricette di gelato gastronomico “salumato”
- ogni venerdì aperitivo in musica dalle 19.30 alle 22.30

Durante la serata del "Panino Social Eating" del 9 luglio verrà reso noto il calendario dettagliato degli eventi che animeranno Piazza Beretta dal 14 luglio al 31 ottobre.

Informazioni


Per il pubblico
L'orario di inizio dell'evento consente l'ingresso a Expo con il biglietto serale a 5 euro

Per la stampa
La procedura di accredito "MEDIA" a Expo 2015 è gestita in via esclusiva dall'ufficio stampa di Expo 2015. Gli interessati possono registrarsi on line al link accessibile qui o ricevere informazioni scrivendo all'indirizzo accreditation.media@expo2015.org

Per una migliore accoglienza all'evento
"Panino Social Eating", 9 luglio 2015 h.19.30, Piazza Beretta 1812


Gelato di crema inglese di soia con estratto e polvere di fragoline di bosco e crumble di cioccolato bianco


Nella mitologia le fragole nascono dalle lacrime versate da Venere alla morte di Adone, lacrime che appena toccarono terra si trasformarono in piccoli cuori rossi. Difatti i Romani, che le conoscevano e le apprezzavano tanto da chiamarle fragrans, le consumavano specialmente durante il periodo delle festività in onore di Adone.

Le fragole di grandi dimensioni che oggi troviamo più comunemente sul mercato sono in realtà degli ibridi selezionati a partire dal XVIII secolo: fino ad allora, infatti, venivano coltivate per lo più le specie selvatiche autoctone come la Fragraria vesca, la Fragraria viridis e la Fragraria moschata.

Pare che la prima varietà coltivata sia nata in Francia, nei giardini del Re Sole (grande estimatore di primizie e con 10 dei 100 cuochi della brigata di Versailles dedicati solo a questi delicati prodotti), dove un giardiniere innestò una specie di fragola importata dal Sud America con la fragolina di bosco che veniva coltivata per scopi ornamentali: ne nacque un frutto più grande e meno delicato, la Fragaria x ananassa, da cui derivano tutte le cultivar attualmente diffuse.



Quello che normalmente viene definito il frutto della fragola non è altro che un ricettacolo carnoso che nasce dall'ingrossamento del fiore e che serve a contenere i veri e propri frutti, ossia tutti quei piccoli semini (il cui nome è acheni) di un colore che va dal giallo al bruno e che ricoprono la superficie della fragola.

A differenza della fragola di campo la fragolina di bosco ha un frutto piccolissimo, morbido, dal colore rosso, intenso come il suo profumo e il suo gusto irresistibile ed è infatti considerato un prodotto più pregiato rispetto alla sorella maggiore.
Originaria dell'Europa e della Siberia è l'antenata delle fragole che comunemente consumiamo. Cresce spontanea nel sottobosco nelle radure boschive, nelle scarpate e nei luoghi erbosi. In caso se ne raccogliessero molte e non si avesse la possibilità di consumarle subito una buona soluzione potrebbe essere quella di essiccarle, magari all'ombra calda di queste giornate estive.

La fragola o fragolina, oltre ad essere buona è anche brava: è un frutto leggero e dissetante e 100 g di prodotto contengono il  91% di acqua. E' quindi naturalmente poco calorica, appena 27 calorie, e molto ricca di fibre. Contiene moltissima vitamina C e tanti sali minerali preziosi, come potassio, calcio, fosforo e ferro. Gli antichi Romani la consideravano "beneficio degli dei" in quanto le sue qualità terapeutiche erano ben note: veniva usata infatti per la cura della gotta e per contrastare i calcoli renali, mentre la moderna ricerca la considera un alleato prezioso per la prevenzione dei tumori e delle patologie cardiovascolari. Tutto qui? Certo che no! Con le foglie si preparano infusi depurativi ed impacchi per curare eritemi e scottature, con le radici si rinforzano le gengive e sono un valido aiuto in caso di dissenteria, con il succo si leniscono le scottature solari e la polpa è un ottimo antirughe.

La ricetta di oggi è davvero "buona" a tutto tondo: il delicato gelato è preparato con la soia e l'estratto di fragoline non avrà bisogno di nessuna integrazione nè di zuccheri nè di aromi per arricchire il dessert. E la parte croccante? Perchè non provare un crumble di cioccolato bianco? Detto, fatto!



Gelato di crema inglese di soia con estratto e polvere di fragoline di bosco e crumble di cioccolato bianco 

Ingredienti
500 ml di latte di soia
100 g di zucchero di canna muscovado o grezzo di palma o di cocco
6 tuorli bio
1 bacello di vaniglia bourbon o tahiti, a gusto
20 g di cioccolato bianco
10 g di pistacchi
250 g di fragoline di bosco

Preparazione
In una casseruola portare quasi a bollore il latte con i 2/3 dello zucchero e con il bacello intero e privato dei semini.
Nel frattempo in una boule montare i tuorli con lo zucchero restante, versare il latte caldo, mescolare bene, riportare tutto sul fuoco e continuare la cottura a fuoco dolce mescolando con un cucchiaio di legno per poco meno di 10'.
Passare al colino, abbattere o far raffreddare coprendo la superficie con della pellicola alimentare e, una volta freddo, fra mantecare in una gelatiera per 30'.

Lavare delicatamente ed asciugare le fragoline, passarle all'estrattore ed inserire nel succo il bacello di vaniglia utilizzato per la crema inglese, dopo averlo sciacquato ed asciugato: continuerà a profumare senza perdere energia! Ed essiccare al sole o in forno la parte di fibra che risulterà dall'uso dell'estrattore: è sempre un ingrediente importante da non sprecare.

Nel forno a 160° statico far sciogliere il cioccolato bianco sopra un pezzettino di carta forno: mi raccomando non deve diventare troppo scuro. Dopo pochi minuti sfornare e mescolare con una forchetta:  si otterrà un cioccolato sbriciolato, un crumble, appunto. Far raffreddare.

Servire in ciotole individuali completando con qualche pistacchio fresco tostato e tritato al coltello, il crumble, l'estratto e la polvere di fragoline di bosco.

Expo, Padiglione Eataly, Spazio Bollicine FERRARI: dalle 12 alle 16 del 25 giugno il Master del Fresco sulle IGP, IGT, DOC E DOCG Italiane


Il 25 giugno presso lo spazio Ferrari all’interno del Padiglione Eataly, si terrà il Master sui CALICI DiVINI e le Eccellenze Italiane, l’appuntamento ideato da Pam Panorama per approfondire la conoscenza dell’esclusiva linea di etichette vinicole dalla qualità altamente selezionata in abbinamento alle eccellenze italiane nei salumi e nei formaggi.
Giovedì 25 giugno dalle ore 12.00 alle 16.00 presso lo spazio Ferrari all’interno del Padiglione Expo di Eataly, si terrà il Master sui CALICI DiVINI e le Eccellenze Italiane, l’appuntamento ideato da Pam Panorama dedicato a chi vuole approfondire la conoscenza della selezione di vini studiata in collaborazione con il CRA - Centro di Ricerca per la Viticoltura di Conegliano -, e degli abbinamenti con le eccellenze alimentari del nostro territorio.
Il Master è un‘iniziativa esclusiva di Pam Panorama che si colloca all’interno di un progetto più ampio dedicato a fornire ai Clienti le informazioni necessarie per scegliere al meglio e con più consapevolezza i vini e prodotti freschi come salumi e formaggi, che rappresentano settori di eccellenza per le due insegne.
Durante l’appuntamento Anna Maria Pellegrino (ovvero io :) curatrice del blog www.lacucinadiqb.com ed esperta del mondo food, condurrà i presenti in un viaggio multisensoriale nel mondo enogastronomico: verranno pertanto esplorate ed approfondite le caratteristiche dei Calici DiVini, l’esclusiva selezione di etichette vinicole IGP IGT, DOC e DOCG di Pam Panorama; saranno offerti numerosi consigli ed utili suggerimenti per abbinare le etichette con le più caratteristiche eccellenze italiane nei formaggi e nei salumi, e verrà fatta una degustazione guidata per assaporare e mettere in pratica quanto appreso.
Durante l’appuntamento presso il padiglione Ferrari si potranno apprezzare ad esempio produzioni trentine come GewürztraminerS. Magdalener e Lagrein in abbinamento a speck, salami speziati oppure del Valpolicella accostato alla soppressa veronese e ad alcune tipologie di bresaola, e molti altri ancora!
Con questa iniziativa vogliamo presentare ad Expo alcune delle eccellenze della nostra offerta per poterle condividere con i visitatori dell’Esposizione Universale, all’interno di un format che da alcuni anni stiamo portando avanti nei nostri negozi con un grande successo in termini di apprezzamento da parte dei nostri Clienti – afferma Michela Airoldi, Direttore Marketing di Pam Panorama – Siamo da sempre attenti al tema della cultura e della educazione alimentare e ci auguriamo che anche il pubblico di Expo possa apprezzare questa iniziativa alla quale teniamo in modo particolare”.
La linea I Nostri CALICI DiVINI è una selezione dedicata a tutti coloro che vogliono gustare i sapori della tradizione vinicola italiana con una qualità garantita e altamente selezionata. È composta da referenze provenienti da produttori selezionati che si caratterizzano per una elevato rapporto qualità prezzo, capaci di soddisfare le esigenze di consumatori esperti in materia ma anche di chi semplicemente non vuole farsi mancare in tavola una buona bottiglia di qualità garantita per accompagnare i pasti.
Per partecipare al Master basterà semplicemente recarsi direttamente presso lo spazio Ferrari all’interno del Padiglione di Eataly il 25 giugno dalle ore 12.00 alle 16.00. L’appuntamento è gratuito e aperto al pubblico.

"Dottoressa, ma la fellatio è vegana?" e il Burger integrale con fieno greco blu e semi Omega3, polpetta di lenticchie alla polvere di foglie di pepe di Tasmania, tofu marinato e datterini confit. Per #Mtchallenge 49



Il polso di Arianna vibrò e sul display retroillumato lesse “Corso di cucina archeologica confermato. Codice teletrasporto #terzocerchiosestocanto.”
Alzò lo sguardo e si lasciò distrarre dall’ologramma che, scelto da Zeta al mattino, la mente cibernetica che supervisionava la sua nuova smart vita, le aveva scandito la giornata con una serie di immagini che mimavano lo scorrere delle ore e la stava coccolando con un bel tramonto in via dei Serpenti, l’elegante quartiere di Roma al quale era particolarmente legata. In realtà non si era ancora del tutto abituata alla discreta ed ingombrante presenza di Zeta. Che lo capì, analizzando i suoi livelli di cortisolo.
“Io sono programmata per farti star bene” disse una voce femminile suadente, vellutata ma non troppo ammiccante.
“Allora mettiti in modalità Saparunda!” rispose Arianna, seccata dall’ennesima invasione di campo da parte di Zeta.
Sull’enorme e sottilissimo schermo che occupava una parete del living apparve un nero assoluto appena illuminato da una sequenza cromatica di led.
“Non mi risultano item. Ho trovato solo un blog datato inizio del terzo millennio.”
Arianna adorava mettere in difficoltà Zeta. Rivolse un sorriso appena beffardo allo schermo e rispose “Non è un item. Sono io. O meglio, ero io. Prima di questo casino megagalattico”.
Si lasciò cadere sul divano in morbida similpelle nera. Aveva tempo prima dell’inizio del teletrasporto. E pensò a quel dannato pomeriggio, in quella sala da tè, dove sua madre le aveva dato appuntamento.


“Figlia mia, ma proprio la nutrizionista dovevi fare? Oramai non serve più mangiare! Il Ministero del Benessere e della Verità ha definito standard eno-gastronomici per tutti, dal neonato al centenario, e gli algoritmi elaborati dalle Unità Centrali sono molto più attendibili delle prescrizioni umane. Tu continui a parlare di Dieta Mediterranea! E chi se lo ricorda più il pesce, la verdura e il caciocavallo podolico….”
Arianna rigirava il cucchiaino nella tazza come se le foglioline di tè verde danzanti sul fondo potessero anticiparle il futuro.
“Ma secondo te chi è che fornisce alle Unità Centrali i dati per elaborare gli algoritmi?! Senza gli anni di studio, la ricerca, le sperimentazioni e soprattutto l’enorme passione ci si ritroverà con compresse, capsule, gocce e dispositivi sublinguali! Ma vuoi mettere la bellezza di una pesca matura? O il latte appena munto con il quale produrre formaggi affinati nella paglia o nelle vinacce? E i legumi? E le radici? E i tuberi?” rispose alla madre, che la guardava con l’infinita tenerezza che solo una genitrice, e non un’incubatrice, poteva provare.
“Lo so Tesoro mio, ma oramai è così. Sulla Terra siamo malpresi e quindi non c’è spazio per la nostalgia. Il Ministero del Benessere e della Verità ha decretato per noi il meglio: tutti vegani sintetici! Vedrai, è solo una questione di abitudine. Siamo in 12 miliardi e non ci possiamo certamente permettere la biodiversità! E visto che le generazioni precedenti hanno esagerato con l’assunzione di antibiotici e antivirali pochi scambi e niente abbracci. Toccare la carne umana è peggio che mangiare l’abbacchio.” concluse la Mamma.


“Che mondo di merda! Ma il cibo non è solo aminoacidi essenziali, proteine e carboidrati, cavolo! E’ annusare, toccare, scegliere, assaggiare, gustare, rifiutare, memorizzare, condividere. E anche peccare. Altrimenti, il gusto del proibito che gusto avrebbe?” pensò rassegnata, mentre raggiungeva la fermata della metro che l’avrebbe portata a casa.
Un ragazzo dalla bellezza androgina, stranamente poco tamarro, le mise in mano, senza parlare, un flyer dalla consistenza ruvida e lucida nello stesso tempo. Era una pubblicità.
“On The Rocks: il tuo viaggio, il nostro freddo.” Scansionò il qr-code e un video le rappresentò un futuro prossimo possibile: l’ibernazione, in attesa di tempi migliori.
“Ed eccomi qui….” pensò, ricordando che dalla visione di quel video all’acquisto della capsula che l’avrebbe conservata per trecento anni passarono poche ore, appena il tempo di mandare qualche mail il cui invio, programmato alle ventiquattro ore successive, le avrebbe risparmiato l’obbligo di replicare a tutti i consigli degli esperti della vita altrui.



Gli organi vitali ripresero a funzionare in maniera egregia nelle ore successive al suo “risveglio”, neppure fosse passato il Principe Azzurro con il bacio d’amore vero, e prese possesso dell’appartamento, e della vita, che il contratto sottoscritto con “On the rocks” contemplava. Poi sarebbe arrivato anche il lavoro. Che avrebbe dovuto comunque essere rivoluzionato.
Quanto anticipato dalla Mamma, purtroppo, si avverrò e anche se non c’era più il Ministero del Benessere e della Verità, sostituito da una più pragmatica Unità Stiamo Lavorando Per Voi, il panorama non era certamente dei più rosei.
Nel 2315 erano stati risolti con successo tutti i problemi che angustiavano l’Umanità: l’utilizzo esclusivo di carbon fossile per le necessità energetiche, lo sfruttamento irresponsabile della terra e il relativo disboscamento delle foreste pluviali, i test nucleari nelle barriere coralline, gli allevamenti intensivi e crudeli. La società era diventata vegana: i mari, curati con plancton ogm, ripopolati, disintossicati ed ossigenati e negli allevamenti gli animali, massaggiati quotidianamente e alimentati con mais iperproteico dal dna modificato, producevano latte che classi di scolaresche osservavano dalle vetrate delle teche di musei del cibo archeologico.
Tre secoli di allarmismo avevano fatto bene al pianeta ma le persone, senza ricordi e senza più voglie, continuavano a sopravvivere con compresse, capsule e gocce sublinguali. E senza toccarsi, anche se i batteri ed i virus erano diventati dei preziosi alleati. Infatti, erano tutti senza ombelico. 

“Proprio un mondo a misura di nutrizionista…” si disse Arianna, alzandosi dal divano e passando a rassegna gli outfit che Zeta le stava proponendo per la serata. “Abbigliamento comodo, Zeta, in fin dei conti si dovrà cucinare, no?”.


Il teletrasporto la portò in una casa del centro, una meravigliosa costruzione liberty, con dei graziosi bassorilievi bianchi che risaltavano sull’elegante facciata color caramello.
Entrò, salutò e un’amica di Zeta, evidentemente, le fornì le istruzioni necessarie per poter “godere appieno della serata”.
Si ritrovò assieme ad altri umani, dall’età e dalla razza indefinita, piacevolmente magri e desiderosi di interagire psichicamente, in una grande stanza-laboratorio che ricordava quelli linguistici che aveva frequentato al liceo, la cui unica nota piacevole erano le fughe in bagno per scambiarsi baci furtivi e panini con la marmellata. Sul fondo uno schermo, grande come la parete. Tra postazione e postazione pareti di vetro sottile. All’interno un touchscreen a mo’ di piano di lavoro e sui lati delle membrane sottili, come delle casse, dalle quali uscivano i suoni e gli aromi degli ingredienti che dal piano di lavoro e dallo schermo centrale si susseguivano.
“Una video ricetta profumata?! Ma questi sono fuori di testa! E lo chiamano corso di cucina archeologica?!”. 
Arianna era furiosa e non si era accorta che i suoi pensieri erano stati amplificati dal computer che sovraintendeva tutto e che, come un impassibile maggiordomo di scuola inglese, chiese “Non è soddisfatta Dottoressa? E’ la prima volta che ci accade, ma siamo pronti ad aggiornare le nostre informazioni.”
Gli altri partecipanti la guardavano con curiosità mista a timore ma non erano spaventati: 300 anni di vita ovattata, senza problemi o dolori, avevano creato una popolazione con reazioni pacate ma senza più desideri né voglie.



“Computer, voglio che mi mostri in sequenza tutto quello che dirò e non voglio essere interrotta. 
Ad ogni oggetto deve corrispondere l’ologramma adeguato così che tutti ne prendano coscienza e subito dopo la replica più fedele che sei in grado di produrre, in tante copie quanti sono i presenti. 
Poi voglio che trasmetti immagini di mani che impastano pani, che ripuliscono la terrina di un budino al cioccolato, che raccolgono fichi maturi da un albero e primi piani di bocche e lingue che gustano miele e addentano frutta. 
Voglio vedere braccia che si sfiorano, gambe che si accavallano ed infine labbra che si baciano. E manda random il video di un gruppo inglese del ventesimo secolo, i Garbage, “Androgyny, che magari ci ispira un po’. 
Direi che per questa sera può bastare. E, concluse rivolgendosi ai presenti, se avete domande io o i vostri smartphone sapremo rispondere.”


Gli oggetti iniziarono a prendere forma e sostanza, i partecipanti al corso uscirono dalle postazioni ed incuriositi ed eccitati cominciarono a toccare il cibo ed assaggiarlo, a condividerlo e scambiarlo. Si alzarono i livelli di serotonina ed anche quelli di altri ormoni assortiti ma nessuno diede retta al computer che diligentemente sottolineava le anomalie dei parametri vitali che erano diventati finalmente molto più che vitali. Erano vivi.


Imitando i gesti, riprodotti dal video, che per la prima volta venivano visti le mani iniziarono a sporcarsi di farina e di acqua, vennero succhiate dita sporche di cioccolato e miele, vennero baciate bocche rosse di ciliegie e fragole.
Arianna si guardava attorno soddisfatta e finalmente appagata, novella Eva e Serpente di un Paradiso Terrestre terribilmente noioso.

Mentre sentiva che le braccia riprendevano vigore impastando un panetto dolce e profumato una ragazza spettinata, con gli angoli della bocca che tradivano l'assaggio del cioccolato e con gli occhi che brillavano più della Via Lattea le si avvicinò e le chiese: “Scusi Dottoressa Arianna, ma la fellatio è vegana?”.




L’ispirazione di questo piatto è nata da una domanda che mi fu fatta durante un corso di cucina vegetariana, dove si erano erano affrontati anche i temi etici che fanno abbracciare a sempre più persone la scelta più severa della cucina vegana, sempre più popolare. E quindi se è vero che siamo quello che mangiamo è vero che siamo anche quello che condividiamo. Il cibo, infatti, è soprattutto convivialità sia nella preparazione che nella degustazione, il giusto condimento che non dovrebbe mancare mai. Ingredienti mediterranei quindi e tanta sapienza gastronomica italiana per questo “American Burger “che diventa vegetariano, anche se con piccole concessioni aka peccati di gola: i sentori del pane sono quelli di un prato in fiore che discretamente sanno accompagnare la neutralità severa delle lenticchie di Castelluccio, con cui è preparata la polpetta, e del tofu marinato con sapori sapidi, come le falde di pomodoro, le olive taggiasche e l’acciughina. La lattuga è fresca e croccante, appena colta dall’orto e si mescola con le due salse, preparate in pochi minuti con l’elegante senape e il più concreto pomodoro. Il contorno è anch’esso profumato e colorato: le patate a spicchio al rosmarino ed i datterini confit, entrambi cotti in forno, per trasformare lentamente il gusto e per abbattere grassi e condimenti. Ed infine poco sale e tante spezie, tesori sui quali la Serenissima è diventata grande.


Burger integrale con fieno greco blu e semi Omega3 con polpetta di lenticchie alla polvere di foglie di pepe di Tasmania, tofu marinato e datterini confit 

Ingredienti e procedimento per il buns 
125 g di Petra 5 
125 g di Petra 9 
130 g di latte intero 
10 g di fieno greco blu 
20 g di burro salato 
5 g di zucchero di palma integrale 
5 g di strutto 
4 g di lievito di birra fresco 
1 cucchiaino di miele di Sulla 

Intiepidire il latte, scioglierci il lievito con il miele e lasciar riposare per una decina di minuti. In una boule divetro mescolare le farine, versare il latte a filo mescolando con un cucchiaio di legno. Aggiungere lo strutto, il burro a temperatura ambiente, lo zucchero ed il sale. Impastare fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Coprire con pellicola e un panno e lasciar lievitare fino al raddoppio (1-2 ore).
Riprendere l'impasto,sgonfiarlo leggermente e formare un rettangolo, piegarlo in tre, girarlo di 90° e ripetere le pieghe. Far riposare così l'impasto, con la chiave (la parte della piega) rivolta verso il basso e coperto da un panno per circa mezz'ora. 
Dividere l’impasto in 4/5 pezzi da 80/90 g all’uno, pirlare i buns dando forma tondeggiante. Appoggiarli sopra una leccarda coperta da carta forno e schiacciarli leggermente con il palmo della mano. Far riposare ancora mezz’ora. In una ciotola sbattere un uovo a temperatura ambiente con un cucchiaino di latte o acqua, spennellare la superficie dei buns e cospargerli di semi di sesamo (o lino, zucca, girasole, amaranto, papavero, canapa sativa, ecc) o di un mix di tutti questi. Cuocerli nel forno statico già caldo a 180° fino alla doratura, circa 20’-25’. 
Sfornare, far raffreddare sopra una gratella e mettere da parte. 

Ingredienti e preparazione per la farcitura: formaggio 
1/2 panetto di tofu 
1 cucchiaio di olive taggiasche denocciolate 
3 falde di pomodori secchi 
1 acciuga sotto’olio origano fresco o secco olio evo da olive taggiasche 

Tritare grossolanamente le falde di pomodoro, le olive e acciuga e trasferire il tutto in una ciotola con l’origano ed un filo di olio evo, mescolare e cospargere il tofu tagliato sottilmente (quasi un carpaccio), coprire con pellicola e far marinare in frigo, meglio se tutta la notte. 

Ingredienti e preparazione per la farcitura: polpetta di lenticchie 
300 g di lenticchie di Castelluccio 
1 uovo bio 
1 cucchiaio di parmigiano reggiano o pecorino grattugiati 
1 panino piccolo tagliato a tocchetti e lasciato ammorbidire con 2 cucchiai di latte 
1 carota 
1 scalogno 
un paio di rametti di timo fresco sale iodato 
½ cucchiaino di foglie macinate di pepe Tasmania (in alternativa un pepe nero aromatico) 
olio evo da olive taggiasche 

Tritare finemente la carota e lo scalogno e farle appassire con un filo di olio evo in una casseruola, unire le lenticchie, mescolare bene, coprire con brodo vegetale e cuocere a fuoco dolce per circa 20’-25’, aggiungendo brodo, se necessario, durante la cottura. 
Frullare le lenticchie con il pane, il formaggio e l’uovo, trasferire il composto in una ciotola, regolare di sale, profumare con la spezia ed unire le foglioline di timo. 
Formare delle polpettine di diametro dei buns (5-6 cm) e altre 2-3 cm e cuocerle nella padella antiaderente (sono delicate e si potrebbero spezzare) per qualche minuto per lato. 
Mettere da parte. 

Ingredienti e preparazione per le salse (perché ogni hamburger che si rispetti deve essere preparato con 2 salse) 

Salsa 1
2 cipolloti 
2 cucchiai di coulis ottenuto frullando e passando al colino i datterini confit 
1 mini bouquet garnì 
olio evo da olive taggiasche 

Tagliare i cipollotti in piccola dadolata e farli appassire con un filo d’olio in una casseruola, unire il coulis di datterini e il bouquet garnì e cuocere per pochi minuti a fuoco dolcissimo. 

Salsa 2
2 scalogni 
8 cetriolini in agrodolce piccoli 
40 g di senape di Digione 
1 cucchiaio di miele di Sulla 

Tagliare in piccola dadolata i cetriolini e gli scalogni e mescolare la senape con il miele. Unire il tutto, mescolare accuratamente e conservare in frigo fino all’utilizzo. 

Ingredienti e preparazione dei contorni: i datterini confit 
500 gr di pomdorini datterini 
pepe nero di Tasmania 
sale iodato 
un bouquet garnì composto come si desidera (basilico, salvia, rosmarino, maggiorana, santoreggia, finocchietto, ecc) 
zucchero di palma integrale o zucchero di canna integrale 
olio evo da olive taggiasche 

In una leccarda protetta da carta forno disporre i pomodorini unendo sale, pepe, zucchero ed un po’ di olio evo. Cucinare nel forno statico a 150° per circa 2 ore. 

Ingredienti e preparazione dei contorni: patate al rosmarino 
2/3 patate medie novelle 
2 rametti di rosmarino 
2 spicchi d’aglio rosa in camicia 
olio evo da olive taggiasche 
sale di Maldon 
pepe nero di Tasmania 

Sbucciare e lavare le patate. Tagliarle a spicchi regolari. Lasciarle in ammollo in acqua fredda per almeno 30’. 
Portare a bollore dell’acqua salata in una casseruola, sbollentare le patate fino alla ripresa del bollore, scolare, raffreddare sotto acqua fredda o in abbattitore e trasferire in una casseruola con 3 cucchiai di olio evo, gli aghi tritati e gli spicchi d’aglio in camicia. 
Cuocere fino a doratura nel forno in cui stanno cucinando i datterini. Regolare di sale e profumare con una macinata di pepe nero di Tasmania. 

Comporre il panino 
Tagliare a metà i panini e passarli per due minuti sotto il grill o in una padella antiaderente, tagliare a juienne qualche foglia di lattuga, spalmare le metà dei panini con la salsa alla senape e partendo dalla base, continuare con la polpetta, la lattuga, la salsa di pomodoro, il tofu con un po’ della marinata e chiudere con la parte superiore del panino spalmata di salsa alla senape. Servire con i contorni.


P di Pepe, Polenta, Patata, Pomodoro.


Si chiude oggi, con il quinto appuntamento, il ciclo di incontri "Alfabeto della terra e della tavola", curati da Danilo Gasparini e organizzati da Tipoteca ristorante “le Corderie” – in collaborazione con Slow Food Colline Trevigiane, Biblioteca Internazionale La Vigna e Ca’ Foscari Challenge School.

Questa volta la protagonista è la lettera “P" di Pepe, Polenta, Patata e Pomodoro”, iniziale di molti prodotti – pepe, polenta, patata, pomodoro – anche molto diversi tra loro, con un unico comun denominatore ovvero “l’esoticità”. Quattro prodotti che sono giunti fino a noi da continenti lontani e in tempi lontani, divenuti elementi cardine della nostra dieta e dei nostri gusti alimentari. 

Nel corso della serata, Danilo Gasparini illustrerà provenienza, caratteristiche e curiosità di questi prodotti. Partendo dai loro “viaggi” attraverso oceani e terre lontane, saranno tratteggiate storia, diffusione, fortuna e curiosità di questi prodotti agricoli. Dal connubio tristemente noto poenta e peagra, al più insolito matrimonio tra la patatina in sacchetto e il noto chef Carlo Cracco: solo alcuni spunti di questo ricco appuntamento che concluderà il primo ciclo di queste cene lezione.
Io mi occuperò di raccontare il pepe, facendone assaggiare tipologie diverse e raccontando la storia delle qualità più preziose e come, ancor oggi, si definisce il loro prezzo alla borsa di New York.

I produttori d’eccellenza che racconteranno al pubblico la propria storia e il proprio prodotto saranno l’azienda Master di Vedelago (leader nella produzione di gnocchi di patate), l’Azienda Agricola Solco Dritto di Loreggiola e il Consorzio Patata del Montello.

La lezione si concluderà con una cena a tema presso il ristorante “le Corderie”, con piatti studiati e preparati dalla chef Cristina Colle. Sarà dato in omaggio un elegante taccuino, che riassume i contenuti dell’argomento trattato. Il taccuino sarà stampato in tiratura limitata da Tipoteca.  
La prenotazione è obbligatoria: l'appuntamento è il prossimo 17 giugno, dalle ore 19.45
Per informazioni: eventi@tipoteca.it, tel. 0423/86338