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10 buoni motivi per amare un'anticiclone anarchico. E delle cocottine alle verdure per colorare un'estate uggiosa.


A leggere i bollettini metereologici, che sempre più spesso assomigliano a dei bollettini di guerra, sembra che l'estate non sia ancora arrivata. 
Sembra, appunto, in quanto si tratta di stabilire quale parte dell'emisfero terrestre stiamo osservando: fossimo dei cittadini scandinavi, infatti, fino alla scorsa settimana saremo stati deliziati da temperature insolitamente miti e ci saremo spaparanzati in riva ai laghi come le marmotte a primavera.

Il guaio è che l'anticiclone delle Azzorre non si è posizionato come dovrebbe e, stando a quanto si legge sui siti meteo-terroristi, difficilmente si posizionerà nelle prossime settimane: la perturbazione numero 12 di luglio e numero 1 di agosto sono già pronte all'orizzonte. Insomma l'estate mal collocata è come una posizione del Kamasutra applicata alla rovescia: si gode solo a metà 

Vi confesso che quest'estate così anarchica non mi dispiace neanche un po' e ve lo illustrerò in 10 punti:

  1. non fa caldo e quindi non serve accendere l'aria condizionata: logico per tutti tranne che per Zara ed H&M;
  2. visto che piove almeno una volta al giorno non servirà accendere l'impianto di irrigazione, soprattutto se l'adorato pastore tedesco l'ha rosicchiato durante l'inverno;
  3. gli acquazzoni improvvisi ci suggeriscono di non indossare sandali dal tacco assassino e, in caso la nostra estetista fosse troppo occupata per prendersi cura dei nostri piedi, affronteremo inviti a cena a sorpesa senza ansia da prestazione;
  4. ci sentiremo tutti più anglofoni: l'imprevedibilità del tempo ci suggerirà di vestirci a cipolla come gli amici londinesi e potremo sfoggiare ombrellini portatili in tinta con l'impermeabile;
  5. scopriamo con orrore che abbiamo ancora 35 kg di farine assortite in dispensa? Niente paura: accendere il forno in pieno agosto, senza l'anticiclone posizionato, non costituirà valido motivo per un trattamento coatto ospedaliero da parte dei nostri familiari;
  6. le redazioni di Italia1, Rete4 e Canale5 saranno in grande difficoltà visto che non potranno mandare in onda gli onnipresenti servizi in cui viene intervistato l'esperto di turno che suggerisce come ci dobbiamo alimentare e vestire (perché è normale anche per voi uscire per la maratona con 39 gradi all'ombra indossando tre strati di pile dopo aver mangiato due terrine di trippe, vero?);
  7. non ci serviranno gli integratori a base di potassio senza i quali sembra impossibile affrontare normalmente l'estate: se proprio ci dovesse servire un surplus di questo importante minerale basterà una banana (un frutto ultimamente molto amato dagli appassionati del calcio);
  8. piove e fa freddo e quindi niente dive e starlette in costume da bagno che, intervistate, alla domanda "come fai a rimanere così in forma?" invece di rispondere "con il photoshop!" ci sfrantumano con le ricette di parmigiana che giurano di mangiare tre volte al giorno;
  9. il brutto tempo porta con sé un po' di depressione e quindi la necessità di confort food: via libera a brasati al barolo e fumanti polente in alternativa alle insalate scondite senza dover fingere gravidanze inaspettate e relative voglie;
  10. avete notato che con l'estate autunnale anche i bollenti spiriti generali sono, come dire, raffreddati? L'anno scorso c'era Mr. Grey che ci aveva attizzate ma quest'anno, almeno fino a quando non usciranno i primi trailer del film tratto dal romanzo, ci potremo deliziare con "50 sfumature di pigiama felpato", che ha comunque un suo fascino.


Ed i vostri dieci buoni motivi quali sono? Nel frattempo vi offro delle cocottine estive, che diamine!

Cocottine di verdure estive con timo limone e ricotta

Ingredienti (per 4-6 cocottine)
300 g di ricotta freschissima (vaccina o di pecora, come preferite), 2 uova bio, 1 peperone rosso, 1 peperone giallo, 1 carota, 1 zucchina, 2 cipollotti, 3 rametti di timo limone, 1/2 bicchiere di vino bianco secco, olio evo, sale in fiocchi, pepe verde macinato al momento.

Procedimento
Mondare e tagliare le verdure in piccola dadolata ed i cipollotti a rondelle.
Rosolare i cipollotti con un filo d'olio in una padella, unire la dadolada di verdure, sfumare con il vino, unire metà delle foglioline di timo limone e cucinare per 10'. Mettere da parte.
In una ciotola sbattere le uova, unire la ricotta e le restanti foglioline di timo, regolare di sale e pepe e mescolare bene.
Accendere il forno statico a 160°.
Dividere i 2/3 delle verdure sulla base delle cocottine, versare il composto di ricotta e cucinare nel forno già caldo per 30'.
Sfornare e servire dividendo il resto delle verdure ed una macinata di pepe verde profumatissimo.

Riso aromatico con piselli mangiatutto e zenzero, mantecato all'arancio e pistacchio: per raccontarvi un po' di storia del riso e per togliermi qualche sassolino


"Mangia in pace il tuo riso, al resto ci penserà il cielo".
Non poteva che essere un proverbio cinese a parlare del cereale più consumato al mondo dove viene coltivato da oltre 5000 anni. Il suo valore era ben conosciuto tanto che l'imperatore Chin-noong promulgò una legge che rendeva obbligatoria la presenza della famiglia imperiale alla cerimonia di semina, in quanto riconosciuto come alimento principe del Celeste Impero. Un po' come il cacao per gli imperatori Aztechi.

Si narra che fu Alessandro Magno, mentre allargava i confini del suo impero a scapito di quello Persiano, a scoprire il riso e lo portò in Europa anche se, negli scritti di Teofrasto e Strabone, si può leggere del riso ed addirittura di esperienze piacevoli di degustazione. In realtà i greci ed i romani non erano arrivati ancora al punto di riuscire a godere del riso mediante la preparazione di un buon risotto: di questo cereale si conoscevano le innumerevoli qualità nutritive ed infatti veniva servito come bevanda medicinale. Al contrario, gli Arabi carpirono le tecniche di semina e di coltivazione che trasferirono alle popolazioni ad essi assoggettate, come i Siciliani e gli Spagnoli.
Esiste infatti una nota, redatta da un governatore siciliano, che riporta le quantità esportate ed importate di questo prezioso cereale che seppe nutrire anche le frotte di baldi giovanotti che, durante le Crociate, impararono ad apprezzarlo, unitamente allo zucchero di canna, meglio noto come zucchero di Persia, allora già ampiamente coltivato in quel di Palermo.

Dal turismo religioso scaturito dalle Crociate agli scambi commerciali ad esso legati il passo è breve ed ovviamente Venezia non perse l'occasione di trattare una merce così richiesta, tanto che, già ai tempi della prima Crociata, il riso era presente nella farmacopea della Serenissima e di tutto il nord-est d'Italia.
Nel sud del nostro Paese, invece, furono gli Aragonesi ad introdurre il riso, tra il XIV e il XV secolo e, grazie ai matrimoni combinati giunse in dote nelle cucine dei Granducati di Toscana e Lombardia, regione che consentì al riso di esprimersi in tutta la sua bontà. Già nel 1460 erano state redatte delle mappe che riportavano le ampie zone pianeggianti di Vercelli, Novara e Lomellina dove le risaie si potevano collocare con più facilità. E con i fiorenti commerci ad esso legati iniziò anche la guerra dei dazi, un po' come quella di questi giorni che vede coinvolti i risicoltori italiani vs le importazioni selvagge di riso da Myanmar e dalla Cambogia. Ma mentre l'Europa una decina di anni fa tolse i dazi dal riso proveniente dal resto del mondo il vicerè spagnolo in Lombardia nel 1575, unitamente al principe d'Aragona, proibirono addirittura la creazione di nuove risaie, adducendo motivazioni igienico-sanitarie, in realtà manovrando affinché l'ottimo riso lombardo non nuocesse all'esportazione di quello spagnolo.
Anche i Gonzaga a Mantova, per proteggere le altre coltivazioni, non furono da meno, accusandolo addirittura di essere causa della peste bubbonica; il cereale comunque si diffuse lentamente ma inesorabilmente grazie anche al fatto che divenne una fonte di cibo insostituibile, un po' come accadde alla patata subito dopo la terribile carestia che, nel '600, decimò la popolazione irlandese.


Come potete vedere il riso di strada ne ha fatta davvero molta e speriamo che, quello italiano, possa continuare a percorrerla osteggiato così com'è dalle multinazionali dai semi sterili e dal diserbante facile e dalle importazioni di riso dalla tracciabilità quantomeno nebulosa: nel biennio 2011-2013 infatti le importazioni di riso da Cambogia e Myanmar (quasi ex regimi sanguinari) sono aumentate del 360%. Qui prodest? Per risparmiare 20 cent ad ogni porzione di risotto? Ma dai!

Vi lascio allora con un riso "rock", e quindi duro e di protesta, per sottolineare che i "burocrati" europei, motivati sicuramente da nobili intenzioni, hanno già fatto sparire il Ciauscolo (mentre il Bitto si è salvato per il rotto della cuffia). E con il riso, che ci vede essere i maggiori produttori europei, che vogliamo fare?


"Risi e bisi rock" ovvero Riso aromatico con piselli mangiatutto e zenzero, mantecato all'arancio.

Ingredienti (per 4 persone)
320 g riso aromatico Salera, 1 cipolla, 500 g di piselli mangiatutto, 2 cm di radice di zenzero fresca, 1 arancia bio, brodo vegetale, sale, pepe nero macinato al momento, 1 cucchiaio di pistacchi.

Procedimento
Spremere l'arancia e mettere da parte il succo, scaldare per 30'' due cucchiai di olio evo con le scorze dell'arancia private della parte bianca e lasciar riposare.
Mondate e tagliate a spicchi non troppo sottili la cipolla e private del "filetto" i piselli mangiatutto.
In una pentola portare ad ebollizione abbondante acqua salata e lessare il riso.
In un wok, o in una padella saltapasta, rosolare con un filo d'olio evo la cipolla, unire i piselli interi, la radice di zenzero pelata e il succo d'arancia, far assorbire il succo e continuare la cottura per 10' a fuoco dolce unendo, se necessario, un paio di cucchiai di brodo vegetale. Togliere la radice di zenzero, frullare il tutto con un frullatore ad immersione.
Scolare il riso, unirlo alla purea di piselli, mantecare con l'olio evo privato delle bucce d'arancia, profumare con il pepe nero e servire con i pistacchi tritati a coltello.

E questa è la videoricetta rock :)

INSALATA DA TIFFANY: perchè #questoepiubello


Tremate, tremate, quelle dell'Mtchallenge sono tornate e siccome la prova costume incombe Alessandra Gennaro ha ben pensato di ergere a protagonista assoluta l'Insalata, come solo seppe fare Salvatore Massonio nel 1527, in quel di Venezia, con il suo "Dell'insalata e dell'uso di essa".

Si, avete letto bene, l'insalata. 
Come? Volete ripetere? Cosa volete che ne sappia io di insalata che nella migliore delle ipotesi la metto in gelatina e la servo affumicata? Beh, lasciate perdere le mie sperimentazioni e segnatevi che vivo tra gli orti veneziani, quelli di Lusia e, se proprio vogliamo essere pignoli, sono circondata da tre province dedite alla coltivazione dei radicchi per cui, Signore mie, le insalate sono nel mio Dna.

Ma il logorio della vita moderna, ed una certa pigrizia, lasciatemelo dire, ha permesso che il caleidoscopio che l'orto ci sa offrire sia stato relegato in buste trasparenti dal contenuto incerto, che verrà poi abbinato ad ingredienti i quali, sempre gli stessi e senza amore, vi restituiranno catini di foglie che non hanno nulla da raccontare.

Lasciatevi sedurre dalla Bella Epoque, dall'eleganza delle donne ritratte da Baldini, dai sorrisi maliziosi di Josephine Baker e delle perle della Bella Otero. Andate a piedi nudi nell'orto e farvi accogliere dalla fresca rugiada mattutina che veste di bruma le tenere foglie e, una volta portate in cucina, fate uscire dalla naftalina i vostri cristalli e le vostre porcellane più belle così, finalmente, da vestire a festa le vostre insalate.

E' esattamente questo che troverete sfogliando le pagine di "Insalata da Tiffany", libro nato dalla sfida della Caesar dell'Mthallenge: non solo moltissime ricette di insalate "vere e proprie" che sono in grado di sostituire un pranzo ma anche ricette più veloci, una sezione dedicata ai condimenti, alle emulsioni, agli olii-sali aromatici fatti in casa e tutt'intorno le interessantissime rubriche, dalla storia alla tecnica.
Come per "L'ora del PaTè" anche il secondo libro della collana ha una sua charity ben definita ed infatti, acquistando una copia di Insalata da Tiffany, si contribuirà alla creazione di borse di studio per i ragazzi di Piazza dei Mestieri (link: http://www.piazzadeimestieri.it/), un progetto rivolto ai giovani oggetto della dispersione scolastica e che si propone di insegnare loro gli antichi mestieri di un tempo, in uno spazio che ricrea l'atmosfera di una vecchia piazza, con le botteghe di una volta- dal ciabattino, al sarto, al mastro birraio e, ovviamente, anche al cuoco. La Piazza dei Mestieri si ispira dichiaratamente a ricreare il clima delle piazze di una volta, dove persone, arti e mestieri si incontravano e, con un processo di osmosi culturale, si trasferivano vicendevolmente conoscenze e abilità: la centralità del progetto è ovviamente rivolta ai ragazzi che trovano in questa Piazza un punto di aggregazione che fonde i contenuti educativi con uno sguardo positivo e fiducioso nei confronti della  realtà, derivato proprio dall’apprendimento al lavoro, dal modo di usare il proprio tempo libero alla valorizzazione dei propri talenti anche attraverso l’introduzione all’arte, alla musica e al gusto.

Le ultime informazioni prima che corriate in libreria o apriate il computer per ordinarlo on line (Qui il link Ibs per ordinarlo on line):

il libro è edito da Sagep Editori
le fotografie sono di Paolo Picciotto
le illustrazioni di Mai Esteve
l'impaginazione è di Barbara Ottonello di Sagep Editori
la direzione editoriale è di Fabrizio Fazzari 
il prezzo è di 18,00 euro.

 BUONA LETTURA E BUONA INSALATA A TUTTI!


SAVE THE DATE! Degusta Catajo, Euganei e Berici in calice: vini, formaggi e miele

Ritornano gli eventi aperitivi estivi con degustazioni enogastronomiche sulle terrazze panoramiche del castello, per godere il tramonto sui Colli Euganei, brindando e assaggiando prodotti di qualità
La serata evento di apertura, venerdì 18 luglio dalle 19.00 alle 23.00, darà l'inizio al calendario estivo degli appuntamenti "in terrazza" con le eccellenze enogastronomiche del territorio: in degustazione i vini dei Colli Berici della prestigiosa Piovene Porto Godi e quelli euganei di La Roccola. Accompagneranno i vini i formaggi dello storico Caseificio Bettiol di Roncade abbinati al prelibato miele biologico della Fattoria Altaura e Monte Ceva Agriturismo Il Filo d’Erba di Battaglia Terme. Cose Belle Maistrello proporrà un primo piatto e un dessert di frutta fresca. 
E se lo desiderate, prenotando in anticipo, ci sarà la possibilità di visitare le splendide sale del castello.
Qui tutte le informazioni e le date del calendario estivo al sito del Castello del Catajo.


La melanzana: un ortaggio guardato con sospetto e cucinato in mille ricette. Come la Concia alla Giudia

La diffidenza che molti di noi prova nei confronti di un determinato cibo, per esempio gli insetti o le alghe anche se, Noma docet con il suo patè di grilli all'acetosella, saranno il cibo del futuro, era un sentimento ampiamente provato e testimoniato anche nel passato.

La melanzana, oltre alla scontata diffidenza provata dagli autoctoni ogniqualvolta un ortaggio nuovo arrivava da qualche mondo appena scoperto, dovette sopportare anche l'onta di essere un cibo "da ebrei" e quindi vilipeso per appartenere alla cultura gastronomica di una determinata comunità religiosa.


La melanzana è una Solanacea che sembra giungere dalla Cina o dall'India e che fu portata in Spagna, e quindi poi in tutti gli orti europei, dagli Arabi.
Bartolomeo Scappi la chiamava "Mela Insana" o "Pomo Sdegnoso" e il naturalista Pietro Andrea Mattioli, a metà del '500, la definiti "Pianta Volgare" visto che il volgo, meno schifiltoso, aveva imparato ad apprezzarne le sue qualità "mangiandola volgarmente fritta nell'olio con sale e pepe come i fonghi". E da qui alle melanzane al funghetto il passo dev'essere stato brevissimo. 
Nella prima metà del '600, infatti, in un trattato-raccolta di ricette, Antonio Frugoli descrive ancora con disprezzo questo ortaggio associando al popolino, e quindi alle sue ridotte disponibilità economiche, gli ebrei in quanto le melanzane "non devono essere mangiate se non da gente bassa o da ebrei".
Lo stesso Pellegrino Artusi, quasi duecento anni dopo, lamenta la difficoltà nel trovare il vituperato ortaggio sui mercati locali ma sottolinea una cosa importante ovvero che si tratta è vero di un "cibo da ebrei ma che loro, per questo cibo, come in altre cose di maggior rilievo (pensiamo all'oca), hanno sempre avuto buon naso più de' cristiani".



Ed è proprio nell'interessante libro di Ariel Toaff, "Mangiare alla giudia" (Ed. Il Mulino, Biblioteca Storica) che si tratta di questo e di altri cibi in modo discorsivo e con innumerevoli fonti per approfondire successivamente.

E' vero che la melanzana era un cibo da ebrei ma da ebrei poveri in quanto sia nel ghetto di Venezia che nelle tavole patrizie della Serenissima "la tavola del banchiere e del medico si allontanava da quella del ciabattino o del rigattiere non solo per questioni di galateo o di etichetta o per la preziosità dei servizi e del vasellame da tavola, ma anche per la scelta e la presentazione delle vivande, e per la rarità degli ingredienti e delle spezie usate nella confezione dei piatti."

E fu proprio il popolino veneziano, impegnato a mettere insieme il pranzo con la cena, che ereditò dagli ebrei sefarditi la "berenjena", introdotta nel ghetto romano, che imparò ben presto a togliere l'amaro da questo ortaggio così duttile in cucina tanto da divenire popolarissimo, come accadde per la patata qualche secolo dopo.
Tra le innumerevoli ricette in cui è possibile declinare la melanzana volevo proporvi "la concia", famoso piatto romano che ben presto riscontrò analogo successo in laguna, dove la tecnica si adatta anche alle zucchine. Viene preparata per il Sukkot, nota anche come "Festa della Capanne o dei Tabernacoli" che inizia il 15 del mese di Tishri (settembre-ottobre) e che dura 7 giorni, a commemorare i quarant'anni che il popolo d'Israele trascorse peregrinando nel deserto e dimorando in fragili e precarie abitazioni. E' anche una festa di fine raccolto, quindi di origine contadina e pagana, ed è una festa allegra, che in laguna veniva serenamente condivisa anche con i non-ebrei preparando, per l'appunto, e condividendo street food ante litteram ovvero panini confezionati con la golosa concia di melanzane e con affettato vario, come il salame di manzo o d'oca e il pastrami di tacchino.



Concia di melanzane (ricetta del Ghetto veneziano)
Ingredienti
5 melanzane lunghe, 1 testa di aglio fresco, 200 g di aceto di vino bianco o rosso (anche di mele), abbondanti foglie fresche di menta, sale grosso, olio evo per friggere.

Procedimento
Lavare le melanzane e tagliarle a fette spesse 5 mm. Sovrapporle in un colapasta a strati distribuendo un po' di sale grosso, coprire con un piatto, porre un peso e lasciar spurgare l'amaro per un paio d'ore.
Sciacquare, strizzare e mettere da parte.
In una padella di ferro scaldare dell'abbondandante olio evo e friggere di volta in volta piccole quantità di melanzane fino a farle dorare, quasi scurire, far assorbire l'olio in eccesso utilizzando della carta cucina e mettere da parte. Filtrare l'olio dalle impurità.
In un pentolino scaldare 1 cucchiaio d'acqua e 1 cucchiaio di zucchero ottenendo un caramello dorato, unire l'aceto, portare a bollore, unire l'olio pulito e far raffreddare.



Disporre le melanzane a strati alternando gli spicchi di aglio fresco e le foto di menta e ricoprire poi il tutto con la marinata di aceto, coprire e lasciar riposare una giornata o fino all'assorbimento di tutto il liquido.
Servire a temperatura ambiente.

Un itinerario sulle orme dello Stoccafisso: nasce la Via Querinissima


La rotta del 1431 di Pietro Querini verso il riconoscimento come “Itinerario Culturale”. Da Venezia alle Isole Lofoten (Norvegia) e ritorno. 
Il 7 ottobre la firma del protocollo di intesa tra Regione Veneto e Regione del Nordland

Il viaggio compiuto da Pietro Querini nel 1431 diventa un itinerario attraverso 14 paesi europei. Il percorso segue la rotta che portò il navigatore veneziano a naufragare sulle isole Lofoten, al largo della Norvegia, dopo aver toccato l'isola di Creta, Spagna, Portogallo e aver circumnavigato la Gran Bretagna. Quindi il ritorno, l'anno seguente, via terra attraversando Scandinavia, Germania, Fiandre, Francia e Svizzera. Querini tornò in patria con quelli che gli parvero strani pesci bastone, gli stoccafissi, dando così avvio alla fortunata tradizione del Baccalà in terra veneta, in particolare a Vicenza.


L'idea de La Via Querinissima ha iniziato a prendere forma nel 2007, quando il cuoco Antonio Chemello ha ripercorso la rotta di andata di Querini. Quindi il progetto è stato abbracciato dalla Venerabile Confraternita del Bacalà alla Vicentina che nel 2012 ha ricostruito e sperimentato il percorso di ritorno da Røst (in Norvegia) a Sandrigo (Vicenza).
Nei giorni scorsi il progetto è stato presentato nella sede italiana del Consiglio d'Europa a Venezia e quindi è stato l'oggetto di un incontro bilaterale a Bruxelles tra i rappresentanti della Regione Veneto e della regione norvegese del Nordland. Ora manca solo la firma di un protocollo di intesa che sarà siglato il 7 ottobre a Bruxelles.


Il nostro intento – spiega Massimo Andreoli, Presidente del Consorzio Europeo Rievocazioni Storiche e Project Manager della Via Querinissima – è creare un network europeo che metta insieme i paesi del nord e del sud per promuovere un patrimonio culturale fatto di storia, cultura e arte che ruota attorno alle capacità manuali di trasformazione del merluzzo in stoccafisso e quindi in baccalà”.

Se lo stoccafisso si è diffuso nei secoli in tutta Europa con decine di varianti, ricette e tradizioni, la Via Querinissima si candida a diventare un percorso che attraversa questa variegata geografia culinaria e culturale, tenendone ben saldi i punti di partenza e arrivo. Le Isole Lofoten, luogo di pesca ed essicazione del pesce, e il Veneto, terra di elezione del piatto che se ne ricava.

Nei prossimi mesi il comitato promotore inviterà i diversi partner nazionali a partecipare all’elaborazione di un progetto per aderire al programma comunitario “Europa Creativa”. Lo scopo è quello di intercettare le risorse necessarie ad avviare il lungo percorso volto al riconoscimento dello status di “Itinerario Culturale” da parte del Consiglio d'Europa.
La Via Querinissima sarà il tema dell'annuale Festa del Bacalà che si terrà a Sandrigo dal 16 al 29 settembre.

Save the date: 11 luglio 2014. Colli Berici: feel, taste...enjoy!



Venerdì 11 luglio a Nanto la Strada dei Vini dei Colli Berici propone una sfida tra quattro giovani ristoratori. Assaggi di piatti abbinati ai vini del territorio.

Quattro giovani ristoratori del territorio berico si sfidano a suon di forchette per diffondere la cultura del buon cibo tra i giovani. Accade a Nanto (Vicenza) in località Monte, venerdì 11 luglio a partire dalle 19.45, su iniziativa della Strada dei Vini dei Colli Berici in collaborazione con la Pro Loco di Nanto e il circuito Ristoranti Che Passione. L'evento rientra nell'ambito del tour Colli Berici: feel, taste… enjoy!

Nel corso della serata gli chef dei quattro locali si esibiranno in uno show cooking di circa 20 minuti prima di servire ai presenti un assaggio del piatto preparato. I vignaioli aderenti alla Strada dei Colli Berici presenteranno un vino in abbinamento per ciascuna portata.
I ristoranti coinvolti sono Aqua Crua di Barbarano (per l'antipasto: Spaghetto creativo al pomodoro ed extravergine e Polpetta di verze fermentate);  3 Quarti di Grancona (primo piatto: Tortello con quaglia e lamponi, su frico di parmigiano e tartufo nero); Le Vescovane di Longare (secondo piatto: Acquacotta di prosciutto crudo, baccalà dissalato e tartufo nero disidratato, con frittella alla birra) e Villa Michelangelo di Arcugnano (dessert: Cannolo al pan brioche con ganasce al cioccolato all’extravergine e tartufo nero, su spuma di grappa Brunello).
Dopo la degustazione il pubblico potrà votare la ricetta migliore mettendo in un box del ristorante la forchetta usata: più forchette, più voti. I vini abbinati ai piatti, e che si potranno degustare anche al banco d'assaggio, sono delle aziende agricole La Pria, Vini Cris, Pretto, Ca' Rovere, Piovene Porto Godi, a cui si aggiungono le grappe della Distilleria Brunello.



L'intenzione degli organizzatori è quella di avvicinare il pubblico più giovane, proponendo cucina di alta qualità realizzata con i prodotti del territorio come Tartufo dei Colli Berici, il Prosciutto Crudo Berico-Euganeo Dop, l'Olio Extravergine Veneto Dop. Prenotazioni al numero 348 5252866 oppure a giovanidelgusto@chepassione.eu. Posti limitati.



L'evento è finanziato dal Fondo di Sviluppo Rurale della Regione Veneto 2007/2013, Misura 313 azione 4 Asse 4 Leader Gal Terra Berica.


Tornano i Master del Fresco Panorama: sabato 5 luglio vi racconteremo la carne come non l'avete mai assaggiata


“Le verdure sono interessanti ma mancano di senso se non accompagnate da un buon pezzo di carne." 

Con la bella stagione si spolverano i bbq e quale occasione migliore per abbinare ad un buon piatto di carne alla griglia un buon bicchiere di vino?

I Master del Fresco di Panorama ritornano e con essi la gioia di condividere antiche tradizioni e nuove conoscenze grazie agli esperti che durante il mese di luglio vi intratterranno nel punto vendita di Marghera (Via Sartoio Orsato 8), nell’entroterra veneziano.

Sabato 5 luglio, alle 10.30, alle 12.00 ed alle 17.00 l'esperto formatore Nereo Manazzone e Paola Sucato vi racconteranno la carne come non l'avete mai assaggiato. A me il compito di abbinare ed illustrare cinque etichette di altrettanti interessanti cantine.


Vi aspettiamo!

La sostenibilità come approccio globale alla vita è al centro della V edizione di Vacanze dell’Anima


Torna il Festival della cultura e del territorio dell’Alta Marca Trevigiana. 


La V edizione è dedicata al tema “S.O.S.TENIBILE” per marcare la volontà 
di preservare il giusto tempo delle cose, dell’agricoltura e delle stagioni,
dell’impresa, dell’educazione delle giovani generazioni, 
con l’attenzione ad una salute stimolata attraverso la consapevolezza individuale.

 Dal 12 al 2o luglio, 9 giorni per discuterne attraverso l’incontro con personalità note di svariate discipline, 
concerti, spettacoli teatrali, escursioni guidate, visite d’azienda, 
mostre d’artigianato artistico, degustazioni e cene. 
Un Festival del territorio per il territorio per saperlo gustare in tutte le sue prospettive.

L'apertura del festival è affidata al fondatore di Slow Food Carlo Petrini, che da avvio ad un fitto programma di incontri, spettacoli di teatro e musica, degustazioni enogastronomiche, esposizioni e tour guidati nella Marca Trevigiana, tra Pedemontana del Grappa, Colli Asolani e Montello.

Frutto della collaborazione tra un'ampia rete di soggetti territoriali pubblici e privati, il progetto è occasione per stimolare lo sviluppo locale partendo da cultura e turismo come chiavi di valorizzazione trasversale e internazionalizzazione del territorio.


Per info: http://www.vacanzedellanima.it/programma-2014/

Alfio e Fanny per una finger-piadina con farina di riso venere, aspic di orecchie di maiale e pistacchi, gelatina di mandarino senapata. per l'Mtchallenge di Giugno


“I ga’ cava’ anca la Fanny…..”
Nonno Alfio scosse la testa, come a voler allontanare brutti pensieri, mentre raccoglieva da terra la prima pagina de La Tribuna di Treviso, che raccontava come i tecnici del comune, il giorno prima, avevano tolto dalla città l’ultima panchina rimasta.

“Nessun extracomunitario bighellonerà sulle panchine finchè sarò sindaco io!” aveva tuonato il bravo Maleduchini, mentre correggeva il primo caffè della giornata. Era il 1997 e Nonno Alfio se lo ricordava ancora.
“Sono un ritrovo di gente equivoca, piene di negri e di sacchetti dei negri e non tollero che Treviso diventi una terra di occupazione!”
Nonno Alfio guardò prima la sua immagine riflessa sulla vetrina della pasticceria “Languidi Macarons e Morbide Mousse” e poi il terreno sdrucito dove una volta faceva mostra di sé una gran bella panchina.
Era verde, un verde smeraldo scuro, severo, che faceva a pugni con i ghirigori vezzosi con cui terminavano i ferri che univano le assi della seduta. Era entrato subito in sintonia con tutta lei e l’aveva battezzata con il nome di Fanny.


Alfio e Fanny. O Fanny e Alfio.
Proprio una bella coppia di svitati: lui per la sua scelta di vita così estrema e lei per quei bulloni che aveva smarrito fin dall’inizio, pochi giorni dopo il suo collocamento nel giardino delle nuove case di ringhiera.
Fanny e le altre, ovviamente, ma solo Fanny resisteva agli assalti del tempo, mantenendo una sua altera eleganza, come le nonne che fanno fare alle collane di perle tanti giri attorno al collo, nella malcelata speranza che le rughe così invadenti sulla pelle sottile non raccontino più di tanto.
E Alfio aveva capito che Fanny era una panchina tutta speciale: non solo legno, vernice e ferro ma molto di più. Il legno gli ricordava il pavimento della grande cucina dove la cuoca Magda, dal grembiule sempre inspiegabilmente candido, gli pelava le mele e le pere sperando che potessero essere gradite per merenda, cantando nenie in dialetto. Il ferro poi, ferro battuto forte e gentile, gli ricordava la catena che sorreggeva l’enorme paiolo in rame dove l’anziana Rebecca mescolava, con lo sguardo liquido perso nel vuoto, le fumanti polente che troneggiavano sul camino di marmo bianco. E il verde era il colore della speranza che mai, mai, lo aveva abbandonato, anche quando la vita gli aveva mostrato tutta la sua ferocia.



Ma ora, guardando il terreno sdrucito e reso di pietra dal freddo intenso dell’inverno che stava avanzando, si sentì per  la prima volta veramente solo. Terribilmente solo e tanto, tanto stanco.

Nonno Alfio si distese per terra, sullo spazio una volta occupato dalla Fanny, sperando che i ricordi, assieme alla carta del quotidiano indossata a strati sotto il paltò, gli scaldassero un po’ le ossa.
Ma quella sera, dopo tanti anni, il freddo si fece prepotente e spense anche l’ultima bronsa dell’enorme camino bianco.

Il mattino dopo, improvvisamente, il sorriso del pasticcere, che ogni mattina lo svegliava con una fetta di torta appena sfornata, si spense. Fanny non c’era più e non c’era più neppure Nonno Alfio.
Il cuore gli batteva forte mentre con le dita tremanti componeva il numero della Questura e si rese conto che in un colpo solo aveva perso due amici.
Dalla vetrina vestita a festa uscì silenziosa la giovane commessa, troppo magra per essere golosa. Lo guardò e attese.
“Sono andati via” disse il pasticcere con la voce rotta che gli spense in gola ogni altra parola.
“Non credo.” gli rispose la giovane commessa “Per me si sono semplicemente trasferiti in un paese dove i negri ed i loro sacchetti si scambiano speranze sopra panchine di legno scolorito.”


Questa racconto è una libera interpretazione della vita di Nonno Astorre, un clochard trevigiano morto a 98 anni la notte del 12 dicembre del 2011. La sua salma è stata dimenticata, letteralmente, e non richiesta neppure da quel figlio 60enne per il quale nonno Astorre raccontava di aver venduto tutte le proprietà per salvarlo da un dissesto economico nel quale era scivolato dopo investimenti sbagliati.
Dopo alcuni mesi, qualcuno si accorse che Nonno Astorre, e la sua barba bianca, giacevano in una gelida cella mortuaria dell’obitorio cittadino. E il Comune si prese carico del funerale e della sepoltura.

Per l'Mtchallenge del mese di giugno, proposto da Tiziana, ho pensato al cibo di strada, l’infinita tavola alla quale si siedono ignari compagni di viaggio. Ho pensato a quanto del cibo si butta via, perché di lui non si ascoltano le storie che vorrebbe raccontare ed ho pensato a quanto delle persone rifiutiamo, perché ci ricordano senza filtri la caducità della condizione umana.


Finger-piadina con farina di riso venere, aspic di orecchie di maiale e pistacchi, gelatina di mandarino senapata

Ingredienti e procedimento per la piadina
300 g farina w170, 200 g di farina di riso venere Az. Agricola Salera, 100 g di strutto, 125 g di kefir, 125 g di acqua, 15 g di lievito chimico, un pizzico di sale, un pizzico di bicarbonato di sodio.
Impastare tutti gli ingredienti in planetaria con la frusta a gancio, ottenere una palla morbida, metterla in una ciotola, coprirla con una pellicola e farla riposare a temperatura ambiente per circa 48 ore. 
Riprendere l'impasto, dividerlo in 8 piadine, cuocerle in una pentola di ferro e metterle da parte coperte da un panno.

Ingredienti e procedimento per l'aspic
2 orecchie di maiale, 1 foglia di alloro, 3 bacche di ginepro, 3 grani di pepe nero, una presa di sale di maldon, una presa di zucchero di canna.
Mettere tutti gli ingredienti in un sacchetto da sottovuoto, sigillare e cucinare a 65° per 12 ore. Togliere dal sacchetto, eliminare le spezie e ricavare la carne eliminando i tessutti connettivi e cartilaginei.

2 piedini di maiale, una cipolla steccata con 3 chiodi di garofano, 1 carota, 1 gamba di sedano e un po' di foglie.
Mettere tutti gli ingredienti in una pentola capace, coprire di acqua fredda e al bollore abbassare il fuoco, facendo continuare la cottura per circa 2 ore. Togliere tutti gli ingredienti e far ridurre fino ad ottenere una gelatina trasparente.

3 cucchiai di pistacchi interi non salati, 1 cucchiaio di semi di coriandolo pestati con il mortaio.
In una ciotola unire la carne di maiale, i pistacchi interi e la polvere di coriandolo, regolare di sale e dividere l'impasto in due parti: 2/3 e 1/3.

Foderare uno stampo da terrina triangolare con pellicola e carta fata, versare i 2/3 del composto, unire la gelatina, coprire con dell'altra pellicola ed abbattere o trasferire in frigo.
La parte restante del composto, mescolata con la gelatina rimasta, distribuirla sopra un foglio di carta fata formando un salsicciotto del diametro di 2,5, 3 cm e lungo 20 cm, sigillare a caramella, abbattere o trasferire in frigo.

Ingredienti e procedimento per la gelatina di mandarino
1 litro di succo di mandarino, 200 g di zucchero, 4 fogli di colla di pesce.
Ammollare la colla di pesce in acqua fredda e trasferire il succo di mandarino e lo zucchero in una pentola in ghisa, portare a bollore, unire la colla di pesce ammollata, passare al colino, rimettere sul fuoco dolcissimo e continuare la cottura per circa 20' schiumando spesso. Trasferire in vasetti sterilizzati, capovolgere, far raffreddare e conservare al buio per circa 1 mese prima di utilizzare la gelatina.

Per il piatto
Con un coppapasta ottenere dalle piadine tanti cerchi del diametro di circa 3 cm, in una ciotola unire 2 cucchiai di gelatina di mandarini ed uno di senape con i semi e mescolare bene, tagliare l'aspic tondo in fettine di circa 2 cm.
Spalmare un po' di salsa sulla base della piadina, adagiare la fetta di aspic, spalmare un'altra po' di crema, coprire con una seconda piadina e servire con una goccia di salsa.
Se invece desiderate utilizzare la terrina triangolare procedente allo stesso modo ma aumentando il diametro della piadina, per ottenere un effetto più geometrico.

Tornano i Master del Fresco di Panorama: sabato 28 giugno si imparerà a fare il pane

“I due odori più buoni e più santi son quelli del pane caldo e della terra bagnata dalla pioggia.”

Cosa c’è di più sapiente e di più buono del pane? Qual è il profumo che più di ogni altro sa trasformare una giornata uggiosa?

I Master del Fresco di Panorama ritornano e con essi la gioia di condividere antiche tradizioni e nuove conoscenze grazie agli esperti che durante il mese di luglio vi intratterranno nel punto vendita di Marghera (Via Sartoio Orsato 8), nell’entroterra veneziano.


Alle 10.30, alle 12.00, alle 16.00 ed alle 17,30 l'esperto panificatore Vito Carchidi vi racconterà il pane come non l'avete mai assaggiato.

Vi aspettiamo!

Ultimi giorni per vincere la giftcard Eataly del give-away di CupoNation!



CupoNation Italia (www.cuponation.it) è una società che offre ai propri Clienti la possibilità di risparmiare sul budget familiare usufruendo di sconti che molte aziende mettono a disposizione.

Da quasi due settimane è stato lanciato sulla sua pagina Facebook (https://www.facebook.com/CupoNationItalia)  un contest "give-away" per Eataly (nuovo partner di CupoNation) che metterà in palio una giftcard Eataly dal valore di 100 euro.

Partecipare è semplicissimo: basta mettere "Mi Piace" pagina dedicata e lasciare la propria mail nell’apposito form online. Non solo, ma linkando la pagina dedicata a Eataly sarà possibile prelevare un buono sconto di 5 euro: http://www.cuponation.it/codice-sconto-eataly

Questo concorso è autorizzato dal Ministero delle Sviluppo Economico, ed è conforme legalmente ad ogni direttiva e norma vigente in materia di concorsi a premio.

In bocca al lupo!