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Bio Experience firmata Pam Panorama a #Sana: vi aspettiamo con 9 Bio Workshop e 4 special events



Dall’8 all’11 settembre, Pam Panorama sarà presente al Salone Internazionale del Biologico e del Naturale (Sana) di Bologna, dove presenterà la sua filosofia biologica attraverso i suoi prodotti a marchio Pam Panorama.
L’assortimento biologico disponibile presso tutti i punti vendita dell’azienda è composto sia da prodotti alimentari che da prodotti dedicati alla cura del corpo, con la nuova linea Arkalia Bio e Arkalia Bio Baby.

I prodotti alimentari della linea Bio Pam Panorama provengono da agricoltura biologica e sono simbolo di un’alimentazione genuina, sicura e ricca dei sapori più autentici della terra. Dalla colazione al dopocena, Pam Panorama garantisce prodotti biologici di altissima qualità. L’ampio assortimento soddisfa le esigenze di tutti: prodotti ideali per preparare i pasti tutti i giorni, prodotti pensati per chi adotta una dieta vegetariana e vegana, prodotti in linea con i trend più attuali come la pasta al kamut e le bevande vegetali.
Anche all’interno della linea Semplici & Buoni, dedicata a chi vuole stare attento alla linea senza rinunciare al gusto e anche a chi soffre di intolleranze alimentari, è disponibile una selezione di prodotti biologici, come plumcake integrali, gnocchi e pasta di lenticchie, di piselli e di farro.

Per quattro giorni, presso il Padiglione 26, Stand A83 – B82 saranno organizzati 9 Bio Workshop e 4 special events con ospiti d’eccezione ed i visitatori potranno prendere parte alla Bio Experience firmata Pam Panorama, dove qualità della vita e della spesa vanno di pari passo: il biologico è infatti uno stile di vita, caratterizzato da gesti consapevoli e scelte quotidiane orientate al benessere. Lo stand della fiera sarà animato quindi da un esclusivo palinsesto di eventi: io ed un'altra food blogger condurremo 9 Bio Workshop, durante i quali saranno serviti degli assaggi di prodotti biologici Pam Panorama e si potrà conoscere meglio la linea Arkalia Bio, e 4 special events, che avranno come protagonisti degli ospiti d’eccezione.
Ecco il programma dei Bio Workshop:
  • Bio Workshop Colazione: tutti i giorni dalle 10.00 alle 11.00
  • Bio Workshop Pranzo: venerdì e lunedì dalle 13.00 alle 14.00
  • Bio Workshop Merenda: venerdì, sabato e domenica dalle 16.00 alle 17.00
E infine il programma degli special events:
  • Sabato 9 settembre dalle 12.00 alle 13.00: “Oggi lunch-box: come affrontare il pranzo in ufficio”
  • Sabato 9 settembre dalle 15.00 alle 16.00: “Il rituale della buonanotte”
  • Domenica 10 settembre dalle 12.00 alle 13.00 “1.000 modi di dire veg burger: ricette e consigli”
  • Domenica 10 settembre dalle 15.00 alle 16.00: “I segreti per una pelle luminosa tutto l’anno”

Vi aspettiamo!

Dalla zuppa inglese alla querelle: la vera storia del Tiramisù raccontata da Giampiero Rorato


L’estate porta con sé una serie di classici: i consigli per affrontare il caldo agostano (tra i quali evitare di indossare capi pesanti ed eliminare dai propri menù goulash di montone), i tormentoni musicali (che hanno un’emivita così breve da costringerci a rispolverare per Ferragosto Watussi e Gioca Jouer) e naturalmente le vacanze intelligenti, quasi a voler diluire undici mesi di pirlaggine.

Ma l’estate del 2017 sarà ricordata anche per una singolar tenzone ovvero la paternità del “Tiramisù”, contesa tra due regioni limitrofe, Veneto e Friuli Venezia Giulia, conclusasi con l’attribuzione del PAT (Prodotti agroalimentari tradizionali) del dessert a quest’ultima, proprio pochi giorni fa.

Il caldo si può affrontare serenamente anche grazie al silenzio e al fresco offerti da biblioteche e librerie e, desiderosa di saperne un po’ di più, con lo zaino stracolmo di libri, sono andata a trovare l’amico Giampiero Rorato, giornalista, scrittore e coltissimo enogastronomo.


Buongiorno Giampiero, nel tuo libro “Storie di grandi piatti” in cui racconti leggende e quotidianità di diciassette preparazioni gastronomiche venete, riservi una parte importante al “Tiramisù”, un dessert che in pochi lustri ha conquistato il mondo. Ce ne vuoi raccontare la genesi?

Il fenomeno Tiramisù, vorrai dire! Desidero davvero riassumertelo, anche perché, alle conoscenze attuali, questa è la verità storica.
Il tiramisù è uno dei figli di un dolce nato in Romagna, forse alla corte degli Estensi, a Ferrara, diversi secoli fa, la zuppa inglese, che, con l'arrivo degli austriaci nel Veneto dopo il Congresso di Vienna (1815) ha mutuato alcuni elementi dai dolci viennesi al caffè. Nel trevigiano, in particolare i savoiardi, al posto dell'alchermes sono stati bagnati col caffè, cospargendovi, sopra, della polvere di cacao. Questa è una delle modifiche. 
In Emilia, ad esempio, si ricopriva il dolce di pinoli (da cui, per somiglianza, il nome "Porcospino" ) e dolce analogo lo faceva negli anni '30 del secolo scorso il celebre ristoratore Leone Agnoletti nel suo ristorante di Giavera del Montello (a quel tempo e fin dopo la guerra il più famoso della provincia di Treviso) e lo chiamava anche lui "Porcospino".
Nulla vieta che in altre parti, anche in Carnia, qualcuno facesse un dolce similare oppure che chiamasse "Tirimi-sù" un dolce allo zabaione (proprio perché ricco di calorie). A Tolmezzo il ristoratore che lavorava all'Albergo Ristorante Roma prima di Gianni Cosetti (Cosetti gestì il Roma dal 1970 al 2000) lasciò tra le sue carte un conto nel quale si legge la parola Tiramisù, ma come fosse fatto non si sa
Ho intervistato alcuni vecchi abitanti di Tolmezzo e mi dicono che lì dagli anni '50 si faceva un dolce con l'impiego del mascarpone, ancora non conosciuto a Treviso, poiché un carnico che era stato in Lombardia l'avrebbe conosciuto e lo avrebbe fatto giungere a Tolmezzo. Può essere vero, ma Gianni Cosetti che nel 1995 ha dato alle stampe un suo ponderoso volume intitolato "Vecchia e Nuova Cucina di Carnia" non fa menzione del Tiramisù, né l'accademico e studioso Pietro Adami nelle sue due edizioni del 1985 e del 2009 (arricchita con documenti d'archivio) de "La cucina carnica" (Muzzio Editore), redatte esplorando le valli e i borghi della Carnia, non fa menzione di questo dolce.
Conclusione. nulla vieta che a Tolmezzo in una particolare occasione nel corso degli anni '50 del secolo scorso il cuoco del Roma abbia preparato un dolce chiamandolo Tiramisù, ma in breve tempo la sua memoria era già scomparsa tanto è vero che in Carnia da allora non lo si è più trovato, come attestano Adami e Cosetti.

Quindi Giampiero quanto dichiarato lo scorso 29 luglio in Gazzetta Ufficiale, ovvero l’attribuzione del Pat al Fvg si sofferma semplicemente su delle ipotesi di “nascita” del dessert e tralascia,  volutamente?, la “crescita”.

Infatti il Tiramisù che il mondo ha conosciuto, anche se nel corso del tempo variamente interpretato, è quello realizzato e quotidianamente proposto ai clienti dal ristorante Beccherie di piazzetta Ancillotto a Treviso, fatto conoscere dagli articoli di Giuseppe Maffioli nel 1982.  Il resto è poesia. Come detto, può essere esistito un dessert di questo nome sia a Tolmezzo che a Pieris nel Goriziano, ma non è mai uscito dall’ambito locale e nessuno ne ha mai scritto prima di Maffioli nel 1982.

Sono perplessa Giampiero, alla luce di tali e tanti testimonianze come ha potuto il Veneto farsi “soffiare” il Pat?
Devo tuttavia aggiungere che se la Regione Friuli Venezia Giulia ne ha ottenuto il riconoscimento ministeriale come prodotto tipico proprio, ciò è avvenuto sulla base di poche notizie esistenti, suffragate dal "più grande tiramisù del mondo" realizzato due anni or sono a Gemona del Friuli ed entrato nel Guinness dei primati.
In tutta questa faccenda la Regione del Veneto, titolare per legge dell'indicazione dei prodotti tipici della propria regione, non si è mai veramente interessata di far registrare dal Ministero delle Politiche agricole e forestali questo suo dolce, nonostante il PAT sia stato modificato ben 17 volte. In politica si devono usare le leggi che lo Stato mette a disposizione delle istituzioni locali e dei cittadini, altrimenti è inutile piangere sul latte versato. Sono lacrime di coccodrillo. 


Grazie Giampiero. Non tutti i salmi finiscono in gloria, mi viene da aggiungere. 

Staremo alla finestra del web per assistere l’evolvere degli eventi e nel frattempo un goloso #savethedate: per il prossimo 1^ ottobre 2017 l’Assocuochi di Treviso ha organizzato il “Tiramisuday” che verrà vissuto in tutte le piazze del centro storico della splendida cittadina veneta e il cui programma (qui) si sta arricchendo giorno dopo giorno con la prima gara di Tiramisù fatto in casa dove appassionati non professionisti si sfideranno a colpi di mascarpone e cacao, i laboratori per bimbi (così da abituarli fin da piccoli alla bontà), la sfida delle scuole alberghiere, le degustazioni e i dibattiti, per finire con i cooking show tenuti da cuochi e maestri pasticceri.



Flan “affumicato” di caciotta, scampi e foglie di capperi con scalogni e champignon


Diceva Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova» e la prova è che il concorso “Saranno famosi” di Inalpi, realizzato con Slow Food e Altissimo Ceto, è diventato un appuntamento annuale con la qualità.
Come in un libro della celebre scrittrice i personaggi che rendono possibile lo svolgersi del racconto sono dieci tra i migliori Sous Chef, selezionati dalla Guida Osterie d’Italia 2017, e trenta Blogger. Hanno dato vita a 10 squadre per sfidarsi, a colpi di ricette, proponendo dei menù completi in cui i protagonisti saranno i prodotti Inalpi; Burro e burro chiarificato, Fettine di latte, Formaggini ed altri Formaggi Inalpi, grazie ai quali interpretare la gastronomia del nostro territorio, che non è solo cibo ma anche storia e geografia.


Le dieci squadre dovranno interpretare il menù con la tradizione del proprio territorio di appartenenza e per me è stato un pochino complesso: faccio parte della squadra che rappresenta il Veneto, ma la mia cucina, come la mia idea di tradizione, è da sempre terribilmente contaminata. Ma a questo ci arriveremo poi. Nel frattempo vi presento i componenti della brigata: Alessio Loppoli, il nostro sous-chef del ristorante Al Segnavento, un locale ospitato da un'elegante casa di campagna nella terraferma veneziana. Mentre le blogger in brigata sono come me sono: Cristina Papini, mamma, moglie padovana, autrice di Galline Padovane, dove racconta, con la dolcezza che la contraddistingue, Padova e il territorio veneto nelle sue molteplici espressioni produttive ed Elisa Di Rienzo, di Vicenza, mamma ed archittetto, che così si definisce nel suo blog Il fior di cappero: “mi piace sorridere, sono un’ottimista, determinata, amo il sole e il mare, l’armonia. Mi piace creare, chiacchierare attorno ad una tavola e mettere il cuore in tutto quello che faccio.”


Elisa ed Alessio hanno già presentato le loro creazioni e in attesa del dessert, che preparerà Cristina, eccomi a Voi con la seconda portata del menù: “Flan “affumicato” di caciotta, scampi e foglie di capperi con scalogni e champignon”.
Dopo essermi confrontata con la brigata, per una proposta giustamente armonica, mi sono lasciata inspirare dall’idea di accoglienza che nella mia regione, dalle Dolomiti al Delta, si esprime da sempre ai massimi livelli. Accoglienza che in cucina è fortemente influenzata  dalle "contaminazioni gastronomiche", adottate con entusiasmo, come nel caso del mais, del fagiolo di Lamon e della gallina Padovana tra le molte che sono diventate nel tempo  consuetudine gastronomica. Tradizione, appunto. 
Mi sono immaginata di essere una golosa viaggiatrice che faceva tappa al Lido, in concomitanza con il Festival del Cinema (il prossimo sarà il settantaquattresimo) e, tra una proiezione ed una serata di gala, faceva tappa nell’entroterra veneto, per stupirsi dinnanzi alla varietà ortofrutticola, ai giorni nostri rappresentata da Opo Veneto, che dal 2001, per volontà di due storiche cooperative di Zero Branco (Treviso) e di Sottomarina di Chioggia (Venezia), raccoglie il meglio della produzione grazie alla collaborazione di oltre quattrocento soci agricoltori. Ed infatti nel Veneto si produce, oltre a ben undici Igp, anche la metà dei funghi consumati in Italia, tra cui lo champignon, il fungo “campagnolo” che mi ha riportato nella cucina del sous-chef, situata appunto nell’entroterra veneziano. 
Un piccolo viaggio virtuoso, quindi, e goloso che, tra terra e mare, è terminato apparecchiando una tavola rustica, abbellita con le stoviglie da grand hotel, trovate in chissà quale mercatino.

Buon appetito e buon viaggio tra le storie e le ricette dei componenti delle dieci squadre.


R - Flan “affumicato” di caciotta, scampi e foglie di capperi con scalogni e champignon

Portata: secondo piatto
Dosi per 4 persone
Preparazione: 20’
Cottura. 40’
Difficoltà: media

Ingredienti per i flan
250 g di caciotta Kremina Inalpi
150 g di panna
6 scampi freschi
3 albumi bio (circa 90 g)
3 foglie di cappero
1 cucchiaino di colatura di alici
sale affumicato
pepe bianco di Sarawak affumicato
olio essenziale di noce moscata
polvere di cappero

Ingredienti per la bisque
Le teste ed i carapaci degli scampi, lische e teste di scorfano se a disposizione
due noci di burro chiarificato Inalpi
30 ml di Cardenal Mendoza
1 litro di acqua freddissima
3 grani di pepe nero
farina 000, setacciata

Ingredienti per il contorno
200 g di champignon
200 g di scalogni
timo fresco
burro chiarificato Inalpi
sale affumicato
pepe bianco di Sarawak affumicato

Procedimento
Pulire i crostacei, eliminare il budello esterno, tagliare in piccola dadolata, unire un pizzico di sale, una macinata di pepe, la colatura di alici, una spruzzata di olio essenziale di noce moscata, coprire e mettere da parte in frigo.
Pulire la caciotta della crosta esterna e pesare 250 g di materia pulita.
Tagliare a julienne e poi tritare finemente le foglie di cappero scolate dall’acqua di conserva.
In un mixer frullare brevemente la caciotta con la panna ed a parte unire le foglie tritate, gli scampi, la polvere di cappero, gli albumi e mescolare delicatamente fino ad ottenere un composto omogeneo. Regolare di sale e di pepe.
Versare il composto in quattro stampini monodose leggermente imburrati all’interno, coprire la superficie con un foglio di carta forno leggermente imburrato e del diametro della cocotte e cucinare nel forno statico già caldo a 170° per 20’ o fino quando il composto si sarà rappreso.
Far raffreddare.
Nel frattempo preparare la bisque: sciogliere il burro chiarificato in una casseruola dal fondo pesante, tostare le teste ed i carapaci degli scampi  e dei pesci a disposizione schiacciandoli con un cucchiaio di legno e fino a farli dorare, sfumare con il cognac, spolverare la farina setacciata, versare un litro di acqua freddissima (magari con qualche cubetto di ghiaccio), portare ad ebollizione, schiumare e far sobbollire per 30’. Filtrare e far ridurre della metà. Mettere da parte ed eventualmente addensare con fibra per il servizio
Mondare gli scalogni e tagliarli a spicchi, pulire con un panno umido i funghi e tagliarli a metà.
In una casseruola dal fondo pesante far sciogliere una noce di burro, unire gli scalogni, sfumare con un cucchiaio di bisque e farli brasare per 6-8’, unire i funghi, il timo e continuare la cottura per altri 4-5’. regolare di sale e di pepe.
Impiattare lappando il piatto con la bisque, posizionare al centro il flan, le verdure come contorno e decorare con il fior di cappero.
Si serve tutto a temperatura ambiente.

"ECCELLENZE TREVIGIANE A TAVOLA", il convegno della Delegazione di Treviso Alta Marca dell'Accademia italiana della Cucina


La Delegazione Treviso Alta Marca dell'Accademia Italiana della Cucina ha raggiunto il traguardo dei dieci anni di vita e Nazzareno Acquistucci, il suo delegato, ha ritenuto opportuno, nel solco della migliore tradizione accademica, di festeggiarlo con un convengo che in qualche modo rimarcasse la presenza sul territorio e la vocazione culturale dell'Accademia.




Il convegno, organizzato dal prof. Danilo Gasparini, avrà come tema "Eccelenze trevigiane a tavola" e si terrà ad Asolo, presso la Sala Consiliare in Piazza G. D'Annunzio 1, con il seguente programma

"ECCELLENZE TREVIGIANE A TAVOLA"

09.00 - 09.30 Arrivo partecipanti al Convegno

09.30
Saluto del Delegato Nazzareno Acquistucci 

09.35 
Saluto delle Autorità presenti

09.45 
I numeri primi del Prosecco (Oltre il Prosecco), Dott. Umberto Marchiori, produttore

10.15 
Gli ultimi formaggi di malga, Alessandro De Conto, responsabile dell'Azienda Valsana 

10.45 
Pausa caffè (30 minuti)

11.15 
Patate e ........ compagni (fagioli, piselli, marroni, asparagi, ecc,), Prof. Paolo Sambo

11.45 
Dal campo alla cucina: la parola allo Chef, Nicola Dinato del Ristorante Feva (Castelfranco) 

12.15 
Eccellenze venete in rete, Anna Maria Pellegrino, Presidente dei Food Blogger (AIFB)
12.45
Intervento conclusivo del Segretario del Consiglio di Presidenza Renzo Rizzi dell'Accademia Italiana della Cucina

Vi aspettiamo sabato 27 maggio, alle ore 9.30 presso la Sala Consiliare del Comune di Asolo.


"Il Veneto tra grandi donne e razzie napoleoniche": mercoledì 3 maggio Alessandro Marzo Magno ospite del birrificio Follina


Birra Follina e Libreria La Pieve presentano
Il Veneto tra grandi donne e razzie napoleoniche

Mercoledì 3 maggio 2017, ore 20:30 
presso la sede di birra Follina
Via Pedeguarda 26, Pedeguarda di Follina (TV)


Una serata dedicata alla letteratura, alla storia e alla cultura all'interno del birrificio artigianale Birra Follina: lo scrittore e storico Alessandro Marzo Magno presenterà infatti i suoi ultimi libri, “Serenissime. Le donne illustri di Venezia dal medioevo ad oggi” (Biblioteca dell’Immagine) e “Missione Grande Bellezza. Gli eroi e le eroine che salvarono i capolavori italiani saccheggiati da Napoleone e da Hitler” (Garzanti). 

Il libro “Serenissime. Le donne illustri di Venezia dal medioevo ad oggi” parte dal genere ovvero l'essere femmina di Venezia.
Tra le tante città rappresentate da leoni, destrieri, volatili – maschi e crudeli – la Serenissima si contraddistingueva per essere raffigurata in forma di giustizia: femmina e misericordiosa. Forse è per questo che a Venezia le donne hanno trovato più spazio che altrove. La parità fra i sessi era al di là da venire, ma nella millenaria storia della repubblica si susseguono figure femminili che hanno ricoperto un ruolo fondamentale negli avvenimenti della loro epoca e in quelli successivi

Questo libro ripercorre le vite di dodici donne, dal medioevo ai giorni nostri: da Marietta Barovier, la vetraia che inventa le perle di vetro colorate, a Patty Pravo, la cantante da 110 milioni di dischi. Alcune di loro sono figure di cui tutta Italia dovrebbe andare fiera: Elena Lucrezia Corner Piscopia, la prima laureata del mondo, Elisabetta Caminer, la prima direttrice di giornale in Italia, Giuliana Coen Camerino, la creatrice del made in Italy. Quasi tutte però hanno un tratto comune: sono state più o meno dimenticate. 
Questo libro vuole mantenerne viva la memoria.


L'evento, organizzato in collaborazione con la libreria La Pieve di Pieve di Soligo (TV), è ad ingresso libero, e sarà seguito da una degustazione di birre artigianali Follina accompagnata da un piccolo buffet. 

Per informazioni: 
Birra Follina - Via Pedeguarda 26, Pedeguarda di Follina (TV)
T. 0438 82461 – Mob. 335 413692 - info@birrafollina.it 

Cocktail di asparagi con zenzero e uova in camicia


È nato prima l’asparago o la sua leggenda? 

Se ne narrano le mitiche origini da un corno di ariete piantato nel terreno e successivamente germogliato nel III millennio a.C. ma già Apicio, pubblicando la sua opera enciclopedica “De Coquinaria” nel ‘300 a.C., riportava tante e varie ricette, in quanto gli antichi Romani ne erano molto ghiotti e lo consideravano il re degli ortaggi.
Re Sole, Luigi XIV, nella sua reggia manteneva oltre cento cuochi ed i migliori della brigata dovevano dedicare la loro maestria solo alla coltivazione dell’asparagiaia regale in quanto il sovrano ne era golosissimo e pretendeva di averne a disposizione tutto l’anno.

E noi siamo da meno? Certo che no! Anche l'Asparago si fa social ed ospiterà nei prossimi giorni un gruppo selezionato di appassionati del territorio che al motto di #GermogliDiPrimavera comunicheranno prodotti tipici, turismo e comunicazione digitale durante le prossime settimane.
Nel frattempo io torno in cucina, in quanto Luigi mi richiama all'ordine per preparare una ricetta semplice e sofisticata, reinterpretazione di un classico come uova ed asparagi, e degna di un re.

Cocktail di asparagi con zenzero e uova in camicia

Portata: antipasto
Dosi per 1 persone
Difficoltà: semplice
Preparazione: 10'
Cottura: 2' più il tempo del riposo

Ingredienti
2 asparagi di Badoere o bianco di Cimadolmo
1 uovo bio 
aceto di vino bianco
2 g di zenzero fresco
sale iodato finissimo 
pepe nero macinato al momento
Olio extra vergine di oliva delicato

Preparazione
Portare a bollore dell’acqua una pentola capace di almeno 10 cm di altezza con 3 cucchiai di aceto.

Aprire le uova singolarmente in un piattino o ciotolina e farle scendere lentamente nell'acqua che bolle delicatamente, raccogliere l'albume attorno al tuorlo aiutandosi con un paio di posate e cucinare per meno di due minuti.

Raccogliere l'uovo con un mestolo forato e porlo in una bacinella con dell'acqua ghiacciata per 10’. Eliminare l’albume in eccesso rifilando le uova con un coltellino.
Grattugiare finemente lo zenzero.
Preparare la vinaigrette: in una ciotola unire tre cucchiai di olio evo, lo zenzero grattugiato, sale emulsionando il tutto con una frusta piccola.

Pulire con un pelapatate gli asparagi eliminando la parte esterna più coriacea, tagliare un paio di cm dalla base e sempre con il pelapatate ottenere una julienne gli asparagi, come degli spaghetti, e condirli con una vinaigrette.
  
Comporre il piatto utilizzando dei vecchi bicchieri da champagne oppure da martini o delle ciotoline individuali: porzionare gli asparagi crudi ed appoggiare l'uovo in camicia, appena inciso sulla superficie.

Decorare con un pizzico di sale, una macinata di pepe nero ed una fogliolina di finocchietto o aneto o timo, se si desidera.