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STORIA DI CUCINA, AMORE E FOLLIA. In cucina con Gaetano Taverna

  
Un pomeriggio d'inverno, il sole che illumina un tavolo per una volta sgombro di ingredienti e attrezzi, un buon caffè e quattro chiacchiere con Gaetano Taverna

Ci racconti un po' di te? 
Sono un siciliano doc, zona etnea, Randazzo, ma da sempre vivo a Roma, una città a cui sono molto legato e a cui devo molto. La mia vita è sempre stata vissuta sotto un duplice aspetto (d’altronde sono nato sotto il segno dei Gemelli...): l’aspetto professionale, sono un manager informatico di un gruppo internazionale assicurativo, e l’aspetto dell’impegno e della creatività.
Impegno, perché per circa 30 anni ho svolto un servizio di volontariato nell’ambito dello scautismo cattolico e della Protezione Civile; creatività, perché in forme diverse ho da sempre portato avanti la mia passione per la scrittura creativa, ma anche per la cucina, soprattutto una cucina da gourmet con diversi e ben riusciti sconfinamenti nella cucina professionale... d’altronde.... chiamandomi Taverna... Nomen omen...

“Storia di cucina, amore e follia”… in effetti il titolo è bizzarro. Ci parli del progetto editoriale e del libro?

Storia di cucina, amore e follia”, edito da Perrone LAB – Giulio Perrone Editore, è il secondo episodio di un progetto che ha avuto origine nel giugno del 2006 con la pubblicazione del romanzo “Una spia tra i fornelli, Avventure e ricette di un cuoco italiano”, edito da TracceDiverse – Michele di Salvo Editore. Un progetto che nasce dall’idea di realizzare due opere in un unico volume, un’opera di narrativa di azione, una spy story, e un’opera di cucina, con tanto di ricette e descrizione delle elaborazioni gastronomiche. Due contributi diversi, ma pur sempre integrabili come solo la cucina e il cibo possono offrire nella vita quotidiana di ciascuno.
Riguardo al nuovo libro, ho voluto presentare, già nel titolo, i tre contenuti che descrivo nel romanzo.
La cucina: non solo perché i due personaggi principali sono due chef, ma anche perché attraverso la cucina offro al lettore la possibilità di addentrarsi meglio nei contesti e nelle terre che descrivo nel romanzo.
L’amore: in particolare l’amore che riesce a unire persone provenienti da culture e tradizioni diverse. Mi spiego meglio: nel primo romanzo ho descritto l’amore tra lo chef italiano Davide Sali e una donna araba, Nadira. Nel nuovo romanzo, presento invece l’amore tra l’altro personaggio dei due libri, l’aiuto chef , Jamal Hawad, un nordafricano immigrato, anzi, per meglio dire un Tuareg, e una donna bosniaca, Lejla. Ma anche amore riferito al legame di amicizia tra i due chef, un italiano e un nordafricano.
Infine la follia: la follia della guerra nella ex Jugoslavia, la follia della violenza contro le donne e la follia del fanatismo politico e razzista.
Questi tre contenuti li ho voluti rappresentare con immagini e musica in un video presentazione del libro, che è possibile visualizzare su youtube: http://www.youtube.com/watch?v=Umxk5Ou6Dro

Da cosa è nata esigenza di scrivere questo libro?

In maniera un po’ banale, potrei risponderti che mi ero talmente affezionato ai miei personaggi del primo libro, Davide e Jamal, che ho voluto farli rivivere nuovamente in una nuova avventura... Ma più verosimilmente credo che l’esigenza sia nata dal desiderio di rappresentare delle immagini e delle sensazioni a cui sono molto legato: su tutte, Venezia, con le sue calli, i suoi monumenti, la sua nebbia autunnale, ma soprattutto con i suoi sapori e le sue tradizioni. Ma anche la guerra nella ex Jugoslavia, con la terribile strage del 1995 di Srebrenica, come volontà di non dimenticare. Vedi, io credo che un po’ tutti noi che assistemmo inermi a quanto accadde, abbiamo la responsabilità morale di essere testimoni nel tempo e di evitare che crimini del genere cadano nel dimenticatoio e nell’indifferenza, anche se non ne siamo stati coinvolti direttamente.

Nella prefazione si fanno riferimenti ad autori di calibro…

Stefano Buso mi ha voluto pregiare con una prefazione davvero molto ricca, impreziosendo il libro con richiami interessanti. Ad esempio, il riferimento alle scenografie di chandleriana memoria, riferite alla nebbia di Venezia, che in effetti ho voluto sfruttare per la descrizione di momenti di azione e di suspense, tipici dei romanzi di Raymond Chandler, scrittore statunitense di romanzi giallo-polizieschi. E poi anche il riferimento a Elio Zorzi e al suo libro Osterie Veneziane, visto che in un capitolo centrale del romanzo presento un’antica osteria veneziana a cui sono molto legato, l’Antica Adelaide (nei pressi della Ca’ D’Oro, Cannaregio 3728, calle Priuli Racchetta). Una curiosità: il titolare dell’osteria, l’amico Alvise Ceccato, ha accettato con entusiasmo di apparire, come cameo nel romanzo, in veste proprio di se stesso, ovvero del titolare dell’Antica Adelaide...

Ci parli del primo libro?

Una spia tra i fornelli” è stata la realizzazione vincente di una scommessa. In Italia è difficilissimo essere pubblicati e soprattutto riuscire a far conoscere il libro dandogli una visibilità discreta.
Con questo romanzo ho voluto provare ad integrare la narrativa di azione e la cucina permettendo così di degustare una spy story con diverse ricette della cucina italiana e araba.
L’avventura spionistica dello chef Davide Sali e del suo aiuto, Jamal Hawad, ma soprattutto il presentare l’Arabia e le sue tradizioni, non come antagoniste del mondo occidentale, ma come una cultura da scoprire (andando anche controcorrente, visto i tempi...), probabilmente ha fatto emergere l’interesse dei lettori, abituati a immagini stereotipate, a cliché piuttosto ripetitivi. Davide Sali, ad esempio, non ha di certo il phisique du role della spia alla 007 per intenderci: è uno chef piuttosto in carne, altezza medio bassa ed è piuttosto maldestro nelle attività spionistiche.
Devo dire che il romanzo ha ricevuto una discreta attenzione, anche per le diverse occasioni in cui ho potuto presentare il libro: Salone del Libro di Torino, Treno di Libri e Galassia Gutenberg di Napoli, Notte Bianca a Roma, Più Libri di Roma, oltre a diversi eventi da me organizzati a Roma. Inoltre, ha avuto un’ottima visibilità su canali televisivi come Gambero Rosso Channel (rubrica “Letture Golose” di Alfredo Antonaros), e radio, come RAI Radio 1 e Radio Capital.

L’inizio come sta andando? Prenotazioni, vendite…

E’ ancora presto, dato che il libro “Storia di cucina, amore e follia” è uscito da un mese circa. In ogni caso, attraverso anche l’ottima opera di Stefano Buso che ha creduto in questo libro fin da quando gli sottoposi il manoscritto, il titolo si sta diffondendo e credo che a breve si potranno vedere i risultati. A Roma ho organizzato a dicembre con la casa editrice una presentazione che è risultata molto partecipata. Conto comunque di organizzare a breve altre presentazioni, sempre a Roma, e, ovviamente, anche, a Venezia nello stesso locale che descrivo nel romanzo, l’Antica Adelaide.
In ogni caso, sono sempre interessato a partecipare a tutti gli eventi letterari dove io e il mio libro possiamo presentarci e farci conoscere.

Che cosa ti aspetti in termini di successo dal libro?

Mi aspetto soprattutto il gradimento dei lettori. Un libro non viene mai scritto pensando solo al proprio autocompiacimento. E necessario uscire da se stessi e pensare cosa, di quanto hai dentro di te, possa essere condiviso con chi ti legge. Non è semplice, perché spesso il rischio è quello di snaturarsi, ma è comunque un esercizio necessario e se è fatto bene, i lettori te ne saranno grati.

Dinnanzi ad una critica negativa come reagiresti?

Conoscendomi, di istinto mi roderebbe... poi comunque sarei motivato ad approfondire con l’autore della critica i motivi che lo hanno spinto in tal senso: c’è sempre da imparare anche dalle critiche. L’importante è che la critica abbia dei contenuti e non sia il frutto di una lettura superficiale o peggio di pregiudizi.

Tre motivi più uno per acquistare il tuo romanzo?

1.     L’originalità: di libri di narrativa con attinenze enogastronomiche, è piena la letteratura. Il mio romanzo, invece, presenta una cucina d’autore, descrivendo anche il dietro le quinte della ristorazione professionale.
2.     La multiculturalità: io credo molto nelle potenzialità dell’integrazione multiculturale. Viviamo un’epoca dove l’Italia si sta dimostrando in molti contesti piuttosto chiusa, per non dire razzista, in antitesi con quanto invece è già accaduto e sta accadendo in tutti i paesi europei, la Francia e la Germania su tutti. La figura dell’aiuto chef, Jamal, integrato nel sistema “Italia”, rappresenta sì un’ideale, ma non si tratta di utopia, perché è la realtà di migliaia di lavoratori extracomunitari che si sono integrati nella nostra società. Dei fenomeni razzisti, più o meno politicizzati, se ne parla fin troppo, dando troppa evidenza. Per contro, dei fenomeni di integrazione multiculturale, non se ne parla mai abbastanza, forse perché non fa audience.
3.     Il genere letterario: lo spionaggio, o spy story, è un genere letterario che in Italia viene visto come di seconda fascia, ormai in ombra rispetto ai gialli o ai noir di cui sono pieni gli scaffali delle librerie. In Italia sono pochi gli autori che si cimentano nello spionaggio puro, e secondo me, invece, è un genere che raccoglie ancora molti fans, visto l’interesse verso gli autori, soprattutto anglosassoni, su tutti il grande Frederick Forsyth, che signoreggiano in questo genere letterario.
Come motivo ulteriore, mi piace però riportare le parole del Prof. Leonardo Vecchiotti che mi ha onorato di una sua recensione sul primo libro:
“La letteratura di spionaggio ancora oggi, nonostante le numerose prove a sostegno, valga per tutte quella di Ian Fleming, stenta ad essere riconosciuta come genere letterario nobile. Eppure basterebbe sedersi a tavola, avere come commensale Gaetano Taverna e, tra una portata e l'altra, naturalmente scelte da quell'ottimo cuoco che è il Nostro scrittore, gustarsi dalla sua viva voce la lettura dell'avvincente romanzo "Una spia tra i fornelli" per ascrivere il genere spy story nell'Olimpo letterario”.

Scrittori, una bella definizione? Si nasce o si diventa?

Direi che vale la stessa regola che si applica in cucina: “tutti sanno cucinare, ma solo alcuni diventano cuochi”. Nella scrittura... “tutti sanno raccontare una storia, ma solo alcuni la sanno scrivere”.
Ora, la domanda nasce spontanea: il Taverna, saprà davvero scrivere?
Io un’idea me la sono fatta, ma ovviamente lascio ad altri la risposta...

E se lo stai domandando a me, la risposta l'avrai il prossimo 11 marzo alle 18.30, all'Osteria Antica Adelaide, Calle Raccheta 3728 a Venezia (041/5232629) , durante la presentazione del libro. (consulta la mappa)
Nel frattempo il libro lo troverete disponibile in queste librerie.

4 ingredienti:

  1. Ringrazio Anna Maria e saluto tutti gli amici di QB!
    Gaetano

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  2. @ Grazie a te Gaetano e ci vediamo il prossimo 11 marzo!

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