Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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"Noi farfalle si vive un giorno solo e quando son le sei di sera si han già le palle piene"




Forse non tutto il male viene per nuocere. Non per le farfalle, ovvio. Ma per noi.
Quanto è accaduto nel 1929, evidentemente, non ha avuto il potere di insegnarci nulla, occupati com'eravamo a distruggerci tra la prima e la seconda guerra mondiale.
E sul più bello che ci si poteva fermare un attimo a riflettere, circa l'utilità o meno di continuare sulla falsariga della rivoluzione industriale, arrivò il '68 ovvero l'inserto satirico del '900.


"Peace&Love" ok, notevole e nobile. Ma se ci fosse stata un minimo di programmazione sarebbe stato meglio. Perché andare a predicare amore, uguaglianza e rispetto con le molotov ricorda vagamente un ossimoro. 
Archiviati nastrini tra i capelli e pantaloni a zampa di elefante in un battibaleno si giunge  ai mitici anni '80, quelli della "Milano da bere", del tutto "subito e possibile", delle spalline anche sotto i reggiseni - quelli che non erano stati bruciati 10 anni prima -,  di leggeri orecchini in oro stampato, del vacuo e dell'inutile. E quarant'anni di quotidianità al di sopra delle singole, e globali, possibilità ci ha portato ad avere precari armadi stracolmi e sicure pezze al culo. 

Siamo caduti dalla nuvoletta, meglio, ci siamo accorti che ci eravamo ipotecati pure quella e ora si vaga un po' storditi e silenti, come le coppie di fidanzatini che, la domenica pomeriggio, non hanno niente di meglio da fare che gironzolare, mano nella mano, tra il reparto surgelati di un'anonima superficie commerciale.


E quindi? E quindi sarebbe meglio riprendere le fila degli ultimi 50 anni per capire dove abbiamo sbagliato e soprattutto se è servito che una generazione, quella del prosciutto già tagliato a dadini e delle uova già sbattute dentro un sifone, abbia smesso di spegnere la luce quando usciva da una stanza e di mangiare le fragole quando era il loro tempo.
Il fatto che sempre più giovani desiderano, e faticano in tal senso, tornare alla terra, a coltivarla con amore e con rispetto, a preservare il territorio, a pensare prima ai propri figli ed ai propri nipoti che a sé stessi, mi riempie di cuore di gioia. E mi fa sperare. 

Si, mi fa sperare che, fra qualche anno, durante i festeggiamenti dedicati al Primo  Maggio, i giovani dal futuro rapinato non si scaglieranno, inutilmente, contro le "autorità" ma stenderanno tovaglie quadrettate e festeggeranno con i frutti del loro lavoro, allietati dal volo di farfalle meno ciniche.


Cestini di pasta fillo al burro agrumato con ricotta dolce e frutti di bosco


Ingredienti (per 12 cestini)
Pasta fillo (potete prendere quella in commercio già pronta ma fra qualche giorno posterò la ricetta testata di Michel Roux che vi darà un sacco di soddisfazione!), gr 500 di ricotta freschissima, qualche cucchiaio di zucchero a velo profumato con i semini di 1/2 stecca di vaniglia, 1 limone o un'arancia bio, burro chiarificato, 100 gr di mirtilli, 100 gr di ribes, 1 cucchiaio di cioccolato fondente, 1 cucchiaio di pistacchi.

Procedimento
Stendere un foglio di pasta fillo di circa 20x30 cm, spennellarlo con un po' di burro chiarificato unito alle zeste del limone o dell'arancia, coprirlo con un'altro foglio.
Tagliare dei quadrati di cm 10x10, foderare i singoli spazi di uno stampo per muffin spennellato anch'esso con il burro, adattarli premendo con le mani e cucinarli per qualche minuto (a secondo del grado di doratura desiderata) nel forno statico già caldo a 170°-180°.
Nel frattempo in una ciotola unite la ricotta setacciata, magari un paio di volte, con lo zucchero semolato (secondo il vostro gusto) e lavoratela qualche minuto con una frusta. Trasferire il composto con un sac a poche e riempire i cestini precedentemente spolverati con un po' di zucchero a velo.
Completare i cestini con l'aggiunta dei frutti di bosco, il cioccolato tagliato a scaglie sottili e con il pistacchio tritato a mano.

8 ingredienti:

  1. Parole sante! A volte nella vita si va avanti se si torna indietro.

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  2. come non condividere questa bella analisi del primo maggio, hai fatto una fotografia di più di una generazione molto chiara e sincera ma non mi sono fatto distrarre da queste belle farfalle un idea semplice ma molto interessante

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  3. Volevo provare anche io a fare la fillo di Roux che come ricetta mi sembrava anche facile, ma ho dubitato della mia capacita' di stenderla sottile come un velo. Quindi aspettero' il tuo test. Circa le tue parole non posso che sottoscriverle, ribadendo che dalla storia non si impara mai nulla ma spero che non sia cosi' nei confronti dei nostri sbagli. Siamo qui, adesso, in questa epoca così paradossale e quello che mi auguro e' di imparare a rispettare quel buono che ci resta. Imparare a vivere con poco, che in fondo non ci serve poi molto. Un abbraccione, Pat

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  4. eh, sacrosanto. io ho un'angoscia in questi giorni che non ti dico.
    per fare questi aspetto la ricetta della pasta!

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  5. è dagli anni '90 che affermo, inascoltato (perchè poi la gente dovrebbe ascoltare proprio me ), che questo paese vive al di sopra delle proprie possibilità. se siamo arrivati a questo punto è per la mancanza di cervello, rispetto, dignità che permea la stragrande maggioranza degli italioti. la nostra classe politica non proviene da marte, rappresenta solamente un concentrato visibile della equamente distribuita realtà demografica. del resto, quando, con il plauso ed audience generale, si preferisce investire nella fiction piuttosto che nella cultura, il risultato non può essere diverso. lungo ed articolato sarebbe ancora il mio pensiero, ma non voglio egemonizzare, tediando, questo spazio socio/culinario.
    un abbraccio a tutte voi dal solito, brontolo

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  6. Parole "sante" !!!

    Roberto

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  7. @Grazie ragazzi per la vostra attenzione e per le vostre belle parole anche in questi giorni di "delirio" dentro e fuori il blog pardon sito :)
    Ci diamo appuntamento fra un anno con i cestini che farebbero gola a Yoghi e le formiche a corredo? ;)

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