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Petra, la farina che uso

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"Salviamo la Terra! È l'unico pianeta col cioccolato." E dei tortini che sarebbero piaciuti tanto a Goldoni

Ora che anche il prof. Veronesi nell'ultimo suo libro "La dieta del digiuno" ha sdoganato la valenza del cioccolato, da un punto di vista scientifico, non ci sono più limiti ai golosi di tutto il mondo anche se noi lo sapevano da un pezzo, più o meno dall'età dell'asilo nido.

Scoperta dai Maya, valorizzata dagli Aztechi, portata nel Vecchio Mondo da Cortéz la cioccolata non riscosse subito molto successo in quanto il sapore un po' "polveroso" ed indubbiamente amaro poco si confaceva ai palati europei, abituati alle dolcezze che la pasticceria araba aveva fino a quel momento sfornato. Ma la caparbietà dei Gesuiti, che sapevano di quanto questa bevanda fosse amata dai colleghi sacerdoti amerindi, fece, è il caso di dirlo, il miracolo e, unitamente a tante storie e leggende, la cioccolata entrò nelle corti europee e già, attorno alla metà del '500, aveva fatto la sua comparsa in Piemonte, grazie all'entusiasmo del duca Emanuele Filiberto di Savoia, detto "Testa di Ferro". Ma purtroppo fu un entusiasmo poco virale.
Fu grazie ad Anna d'Austria, infanta di Spagna, che nel 1615 andò in sposa a Luigi XIII che la cioccolata entrò nella corte parigina prima e in tutta la Francia poi raggiungendo, in breve tempo, Olanda, Germania e Inghilterra. Si iniziò a dolcificarla, servendola in tazza sciolta nel latte con scorze di frutta ed aromi: non più l'atzeco peperoncino ma le più veneziane cannella e vaniglia.


A Londra la cioccolata fece furore, diventò una vera moda e quindi Venezia, assieme a Torino (che nel frattempo si era ricordata dell'entusiasmo del Duca) e Firenze non potevano essere da meno. Bere la cioccolata divenne un fenomeno di costume, come era accaduto per il caffè. Ovviamente c'era chi la demonizzava, accusandola di condurre il goloso a compiere le più turpi nefandezze e chi, invece, la considerava una vera e propria panacea, capace di guarire ogni dolore e ogni malinconia. E dai salotti ai teatri il passo fu breve: Sante Bagozzi ne scrisse per primo, un po' goffamente,  esaltando le virtù della bruna bevanda e lamentandosi contemporaneamente del fatto di essersi bruciato la gola nel berla. A Venezia infatti, nel '700, era d'abitudine chiudere i pranzi con una serie di "golosessi": amaretti e spumilie, sorbetti e creme, rosolio e cioccolata in tazza (all'inglese) e l'immancabile caffè.
Fu poi Goldoni che ne tesse le lodi, inserendola nei suoi testi teatrali e anche ne "La Conversazione" dove appunta rivela il suo entusiasmo affermando "viva la cioccolata! e colui che l'ha inventata!"


La menziona la prima volta ne "La vedova scaltra", nel 1749, anche se la scena più "gustosa", è il caso di dirlo, la si trova nella commedia "Servitore di due padroni" dove un incuriosito Truffaldino scambia il "bodin" (il budino all'inglese) per una "polenta, anzi no, l'è mejo della polenta!"
Ma una delle scene più belle viene narrata nel dialogo tra Eugenio e Lisaura ne "La Bottega del Caffè": quest'ultimo si offre di aiutare la servetta di Lisaura, che si ingegna a preparare l'amata cioccolata, con una "frullatina" e per tutta risposta Lisaura lo gela, congedandolo, dicendo: "Non è per lei, signore".


Beato l'abbattitore! Si, in quanto mi ha consentito, a suo tempo, di surgelare dei fichi in pochi minuti e di trasformarli in un goloso ripieno per dei "cuori fondenti" un po' sui generis, preparati per la festa di compleanno de La Creatura. Peccato averne avuti così pochi...

Tortini al cioccolato con ricotta e fichi 
Ingredienti
300 g di Petra 5, 300 g di zucchero di canna muscovado, 300 g di ricotta freschissima, 1/2 stecca di vaniglia, 1/2 cucchiaino di cannella, 60 g di cioccolato in polvere Fairtrade, 2 cucchiaini di lievito in polvere, 3 uova bio, una decina di fichi "freschi".

Procedimento
Accendere il forno statico a 180°. Inserire i pirottini di 5 cm di diametro nello stampo da muffin e posizione 1/4 di fico: se desiderate potere spadellare i fichi tagliati in spicchi con una noce di burro ed un cucchiaio di zucchero di canna per qualche minuto ma vi assicuro che sono buoni anche "nature".
Setacciare un paio di volte la farina con il lievito e il cacao in polvere. Aggiungere la cannella e i semini della vaniglia.
In una ciotola montare la ricotta con lo zucchero unendo, uno alla volta, le uova intere fino ad ottenere un composto liscio.
Unire la farina, mescolando bene, e con un porzionatore da gelato riempire i pirottini (basta una pallina media).
Cucinare nel forno già caldo, statico e nella parte centrale per circa 25' (prova stecchino d'obbligo), sfornare, lasciar raffreddare sopra una gratella e servire, come avrebbe fatto Rosaura con Arlecchino :)

3 ingredienti:

  1. E hai ragione..pensa che non ne posso mangiare tanto e sono in crisi...

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  2. Magnifici e golosissimi!
    E quanto sei brava a raccontare le storie passate, è una gioia leggerti! ;-)

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  3. Ero passata per eseguire la ricetta della torta sabbiosa e tu mi tenti con questi dolcetti :-) Stavo quasi per cambiate idea e fare questi.... Una cosa alla volta peró :-P La sabbiosa è in forno, next time muffins!!!! Bello leggere sul cioccolato :-)

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